Obbligazioni, Aberdeen Investments: “E’ la duration il fattore che fa la differenza”

Negli ultimi anni il mercato obbligazionario ha dimostrato che non tutte le obbligazioni reagiscono allo stesso modo quando aumenta l’incertezza. La differenza principale è rappresentata dalla duration, ovvero dalla sensibilità del prezzo di un’obbligazione alle variazioni dei tassi di interesse. Più lunga è la scadenza del titolo, maggiore sarà l’impatto di un rialzo dei rendimenti sul suo prezzo. Le obbligazioni con scadenza compresa tra uno e tre anni, invece, risentono in misura inferiore dei movimenti delle curve dei rendimenti e tendono quindi a registrare oscillazioni più contenute e ribassi meno pronunciati nelle fasi di mercato più turbolente.

Minore volatilità nel lungo periodo

I dati storici confermano questa maggiore resilienza. Secondo Bank of America, negli ultimi vent’anni le obbligazioni societarie con scadenza tra uno e tre anni hanno registrato un solo anno negativo. Nello stesso periodo hanno generato un rendimento annualizzato di circa il 3,3%, accompagnato da una volatilità pari all’1,8%. L’indice globale corporate su tutte le scadenze ha invece registrato un rendimento annualizzato più elevato, pari al 4,1%, ma a fronte di una volatilità decisamente superiore, intorno al 5,1%, e di diversi periodi di performance negativa. Per gli investitori orientati alla conservazione del capitale, il migliore rapporto tra rendimento e rischio delle obbligazioni a breve scadenza rappresenta quindi un elemento particolarmente rilevante.

La prova dei recenti shock di mercato

Anche gli episodi di volatilità più recenti hanno evidenziato la capacità di tenuta delle obbligazioni a breve termine. Nell’aprile 2025, gli annunci sui dazi statunitensi hanno alimentato i timori di un ritorno delle pressioni inflazionistiche, provocando una rapida rivalutazione dei tassi. In quel contesto, l’indice globale corporate All-Maturity ha registrato un calo di quasi l’1,9% tra picco e minimo, mentre il comparto a breve scadenza ha perso meno dello 0,4%, recuperando inoltre i livelli precedenti nel giro di poche settimane. Uno scenario analogo si è verificato durante l’escalation del conflitto con l’Iran nel 2026. Tra il 2 marzo e il 14 aprile, l’indice All-Maturity ha subito una flessione massima di circa il 2,3%, mentre quello composto da obbligazioni con scadenza tra uno e tre anni ha limitato le perdite a circa lo 0,8%. Pur non essendo immuni alle correzioni di mercato, le obbligazioni a breve scadenza hanno quindi mostrato una volatilità meno persistente e una maggiore capacità di recupero.

Il ruolo del reddito

A sostenere questa resilienza contribuisce anche la composizione dei rendimenti. Nelle obbligazioni a breve scadenza una quota più elevata della performance deriva infatti dal reddito cedolare piuttosto che dalle variazioni di prezzo. Questo crea una sorta di cuscinetto nei momenti di rialzo dei tassi: i rendimenti devono aumentare in misura più significativa prima che le perdite in conto capitale annullino il reddito generato dal portafoglio. Di conseguenza, la performance tende a essere più stabile anche quando i mercati attraversano fasi di elevata volatilità. Come sottolinea Jonathan Mondillo, Global Head of Fixed Income di Aberdeen Investments, “la componente reddituale assume un ruolo fondamentale nel proteggere il valore del portafoglio, offrendo una base solida anche quando le condizioni di mercato si fanno più difficili”.

Un rischio di credito più contenuto

Le scadenze più ravvicinate riducono inoltre l’esposizione ai rischi di credito di lungo periodo, come il deterioramento dei bilanci degli emittenti, le esigenze di rifinanziamento o i cambiamenti strutturali del contesto economico. Nelle strategie a gestione attiva può inoltre risultare particolarmente efficace il cosiddetto pull to par: con l’avvicinarsi della scadenza, il prezzo delle obbligazioni tende naturalmente a convergere verso il valore nominale, contribuendo a ridurre la volatilità e generando flussi di cassa che possono essere reinvestiti in nuove opportunità. Mondillo aggiunge: “La ridotta esposizione al rischio di credito di lungo termine rappresenta un vantaggio strutturale per le obbligazioni a breve scadenza, specialmente in un contesto economico caratterizzato da frequenti cambiamenti delle politiche monetarie e fiscali”.

Costruire portafogli più resilienti

L’incertezza sembra destinata a rimanere una caratteristica strutturale dei mercati. In questo contesto, costruire portafogli resilienti significa non tanto cercare di prevedere ogni scenario, quanto dotarsi di strumenti in grado di affrontare condizioni di mercato molto diverse tra loro. Grazie alla minore duration, alla stabilità dei rendimenti, alla ridotta esposizione al rischio di credito e alla capacità di contenere la volatilità nelle fasi più difficili, le obbligazioni a breve scadenza possono rappresentare un’importante componente difensiva dell’allocazione obbligazionaria, offrendo agli investitori un equilibrio tra preservazione del capitale e generazione di reddito. In un’epoca di tassi di interesse variabili e tensioni geopolitiche, la scelta di privilegiare scadenze brevi potrebbe rivelarsi una strategia vincente per chi cerca stabilità senza rinunciare completamente a un rendimento positivo.