Le curve obbligazionarie europee sono attualmente influenzate da due spinte contrastanti. Da un lato, le aspettative di inflazione sono in rialzo, dall’altro, il premio per il rischio obbligazionario, pur essendosi allargato, resta storicamente contenuto.
Secondo Filippo Moroni, portfolio managerdi Quaestio SGR, questa situazione ha generato una pressione rinnovata sui tratti a breve delle curve di rendimento, in un movimento di “flattening” tipico delle fasi di inasprimento monetario. Sul fronte del posizionamento, gli investitori più difensivi guardano al brevissimo termine, mentre chi ha una visione più costruttiva si concentra sulla parte 2-3 anni, dove il rapporto rischio/rendimento appare più interessante.
Energia e software: due settori opposti
Il contesto geopolitico ha rafforzato il tema dell’autosufficienza energetica, sostenendo il settore dell’energia. Moroni segnala come non manchino, di recente, nuove emissioni con profili interessanti nel segmento high yield. Al contrario, il comparto software viene individuato da più parti come la prima potenziale vittima del boom legato all’intelligenza artificiale. Dopo una fase negativa, gli investitori iniziano a distinguere tra potenziali vincitori e perdenti, con valutazioni che oggi appaiono certo più interessanti rispetto allo scorso anno.
Chimici in ripresa, aerei sotto pressione
Diverso il discorso per i chimici, un settore dalle dinamiche articolate. Già sotto pressione l’anno scorso, beneficia solo in parte dello scenario attuale e presenta prospettive incerte. Eppure, Moroni osserva che il settore dei chimici è tra i migliori per rendimento da inizio anno, sulla scia della debolezza del 2025 e dell’aumento dei prezzi dei prodotti petrolchimici.
Per le compagnie aeree, invece, si registra una relativa tenuta nel breve termine grazie alle coperture sul carburante. Tuttavia, un prolungato aumento dei prezzi energetici potrebbe rappresentare un rischio significativo. Il mercato ha già iniziato a riflettere questa dinamica con un allargamento degli spread, mentre in alcuni casi emergono criticità di liquidità che potrebbero richiedere interventi governativi o favorire fusioni e acquisizioni.
Mercati emergenti: polarizzazione e selettività
Il quadro dei mercati emergenti appare oggi fortemente polarizzato, con dinamiche molto diverse a seconda dell’esposizione energetica di ciascun Paese. Gli esportatori di energia, in particolare in America Latina, beneficiano del rialzo delle materie prime, mentre i produttori del Golfo mostrano fondamentali solidi, offrendo opportunità interessanti.
Al contrario, i mercati emergenti che sono importatori netti di energia, come il Sudafrica, risultano più vulnerabili a causa dell’aumento dei costi energetici e dell’impatto sulle bilance commerciali. Di conseguenza, secondo Moroni, l’esposizione ai mercati emergenti richiede un approccio altamente selettivo, con una preferenza attuale per Paesi come Messico e Brasile.
