Non solo azioni: anche i bond giapponesi diventano interessanti

Il mercato obbligazionario giapponese, a lungo considerato poco redditizio, sta vivendo una svolta strutturale. Con tassi in rialzo e una curva dei rendimenti più ripida, i JGB offrono oggi opportunità inaspettate.

Per anni, scommettere contro i titoli di Stato giapponesi è stato un trade rischioso, tanto da guadagnarsi il soprannome di “widow maker”. Oggi, però, lo scenario sta cambiando. I rendimenti dei JGB a dieci anni hanno superato il 2,3%, superando quelli dei titoli cinesi e avvicinandosi a quelli dei Bund tedeschi a lunga scadenza.

Una trasformazione che invita a riconsiderare il ruolo del Giappone nei portafogli obbligazionari globali, soprattutto in un contesto di riequilibrio tettonico, in cui l’eccezionalità schiacciante degli Stati Uniti e dei loro asset finanziari sta diventando meno straordinaria” afferma Fabrizio Quirighetti, Cio and Head of Multi Asset di Decalia.

Il cambiamento è guidato da diversi fattori: un’inflazione ormai stabile attorno al 3%, una crescita nominale in ripresa e un cambio di orientamento della Bank of Japan, che ha gradualmente abbandonato la politica dei tassi zero. La curva dei rendimenti si è irripida, e il carry trade coperto dal rischio valutario inizia a diventare interessante, specialmente per investitori come quelli svizzeri, alla ricerca di rendimenti su debito sovrano, secondo Quirighetti.

Ma ciò che rende i JGB particolarmente appetibili, sottolinea Quirighetti, è la struttura finanziaria del Giappone: “Il Giappone ha un debito estero molto basso, beneficia di elevati risparmi interni ed è il principale creditore estero netto al mondo. Questo agisce da stabilizzatore strutturale”. Il rapporto debito/PIL, seppur elevato, è in calo – dal 214% nel 2021 a meno del 200% alla fine dello scorso anno – grazie anche alle cedole medie bassissime (circa 1,1%) che stanno via via being rinnovate a tassi più alti.

Un altro punto di forza è il posizionamento degli investitori: solo il 10% dei JGB è detenuto da non residenti, contro oltre il 50% nel caso dei titoli francesi. “I non residenti non possono realmente ridurre la loro esposizione a meno che non decidano di andare direttamente allo scoperto”, nota Quirighetti, “il che sarebbe una scommessa più rischiosa oggi rispetto a qualche mese fa”.

Pur in presenza di un debito pubblico elevato, il Giappone gode di un surplus delle partite correnti e non presenta rischi di crisi della bilancia dei pagamenti, a differenza di altri grandi emittenti. “La situazione politica in Giappone sembra oggi stabile quanto quella in Italia da quando Giorgia Meloni ha vinto le elezioni”, aggiunge il Cio di Decalia. “Che dire invece del Regno Unito, della Francia o degli Stati Uniti? Maggiore incertezza politica richiederebbe un premio di rischio più elevato sul loro debito sovrano”.

In conclusione, secondo Quirighetti, “l’aumento dei tassi a lungo termine giapponesi e l’irripidimento della curva stanno finalmente volgendo al termine. I livelli attuali si avvicinano a una stima ragionevole del tasso di equilibrio nominale, intorno al 2%-2,5%. Potremmo quindi trovarci a un punto di svolta”.

Il mercato dei JGB sembra quindi pronto a smettere di essere il “widow maker” per trasformarsi in un’opportunità sorprendente, a detta di Quirighetti.