A dieci giorni dall’escalation del conflitto tra USA, Israele e Iran, i mercati globali continuano a vivere una fase di alta tensione. L’impennata del prezzo del petrolio e del gas naturale, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e il sell-off sui listini azionari, specialmente nei Paesi importatori di energia, disegnano lo scenario tipico di una crisi mediorientale.
Ma quanto durerà questa fase? Secondo gli analisti, la risposta potrebbe essere più rassicurante di quanto si pensi. Filippo Di Naro, Direttore Investimenti di Anima Sgr, traccia di seguito un quadro che, al netto delle tensioni geopolitiche, vede fondamentali economici ancora solidi e sorprese positive, specialmente in Europa e Italia. In un’analisi approfondita, Di Naro guida gli investitori attraverso le diverse asset class, suggerendo dove puntare e cosa evitare.
Petrolio e Tensioni: l’impatto sul breve termine
L’immediata reazione dei mercati allo scoppio delle ostilità è stata chiara e violenta, con il petrolio in forte rialzo e le borse in difficoltà. Tuttavia, Di Naro invita a guardare oltre l’emotività del momento. Nel suo commento, il direttore di Anima Sgr spiega come, nonostante la gravità della situazione, gli scenari di una guerra prolungata appaiono al momento improbabili.
“Nonostante l’intensità del conflitto e le tensioni nello Stretto di Hormuz, a circa dieci giorni dall’avvio delle operazioni militari riteniamo improbabile che la guerra si prolunghi indefinitamente, poiché non è interesse di nessuno degli attori coinvolti”.
Questa premessa è la chiave di volta per comprendere l’approccio “cautamente costruttivo” che Anima Sgr mantiene sui mercati.
Obbligazioni: la prudenza premia l’Europa
Sul fronte obbligazionario, la casa di investimento conferma le proprie preferenze, con uno sguardo di particolare attenzione all’Italia. Lo spread BTP-Bund si mantiene stabile vicino ai minimi, un segnale di fiducia che viene interpretato positivamente.
“Confermiamo la preferenza per i governativi dell’Area Euro rispetto ai Treasury,” afferma Di Naro, sottolineando come il mix di fattori macroeconomici e geopolitici renda il Vecchio Continente un rifugio più sicuro.
“Sui Treasury l’indicazione resta neutrale, in attesa di un’eventuale estensione del rally per ridurre l’esposizione. Sui governativi core dell’Area Euro manteniamo invece un orientamento più costruttivo: i BTP hanno mantenuto un’elevata correlazione con i Bund tedeschi e lo spread decennale è in fase di consolidamento a ridosso dei minimi di periodo”.
Sul credito, invece, la parola d’ordine è selettività, data la compressione degli spread e l’aumento del rischio specifico delle singole società.
## Azionario: Europa in pole, Italia pronta a correre
Se le obbligazioni governative europee piacciono, il discorso si fa ancora più interessante per le borse del continente. L’Europa, secondo Di Naro, gode di vantaggi strutturali che la rendono appetibile in questa fase.
“Le azioni europee sembrano avvantaggiate da recenti tendenze reflazionistiche grazie a valutazioni contenute, minore concentrazione di investitori e comparazioni economiche più facili, senza dipendere eccessivamente dall’andamento del settore dell’AI”.
E l’Italia? Dopo anni di rally, le valutazioni si sono normalizzate, ma il potenziale non manca. I fattori scatenanti per una nuova spinta arrivano da due fronti: l’attuazione del PNRR e le riforme del principale partner europeo.
“Nei mesi a venire l’Italia trarrà vantaggio dell’attuazione del piano di investimenti e riforme in Germania e dell’accelerazione nell’utilizzo dei fondi PNRR. […] In questo contesto, manteniamo un posizionamento neutrale, con preferenza per settori di qualità come wealth management, lusso e food & beverage. Preferiamo anche i titoli domestici ed europei, limitando l’esposizione verso settori e società più sensibili ai dazi”.
Stati Uniti: il tramonto delle Magnifiche 7?
Oltreoceano, la strategia cambia. La crescita americana sorprende ancora, ma Anima Sgr decide di ridurre leggermente l’esposizione, operando una rotazione settoriale che suona come un campanello d’allarme per i titoli tecnologici superstar.
“Nel corso del mese l’esposizione complessiva è stata lievemente ridotta, in via prevalente sulla componente a carattere growth allo scopo di accentuare progressivamente la componente quality value e incrementando il peso delle società appartenenti a un universo che esclude le cosiddette Magnifiche 7”.
L’attenzione si sposta quindi su un approccio “bottom up”, alla ricerca di società di qualità a valutazioni interessanti, lontano dai riflettori dei giganti del tech.
Economia e Inflazione: luci e ombre nel 2026
Oltre la cronaca di guerra, il quadro economico generale mostra segnali contrastanti ma non drammatici. Gli Stati Uniti continuano a mostrare una resilienza notevole, trainati dai consumi. Le stime di crescita di Anima Sgr per il 2026 sono addirittura superiori al consenso.
In Europa, la crescita c’è ma è fragile, con il PIL del quarto trimestre che ha sorpreso positivamente grazie alla domanda interna, mentre la fiducia delle imprese rimane altalenante. Il vero ago della bilancia resta la Germania. Come sottolinea Di Naro, “il piano di stimoli fiscali tedeschi continua a rappresentare un elemento chiave per la ripresa: i rischi di implementazione si sono lievemente attenuati, ma persistono incertezze sull’efficacia complessiva delle misure”.
Sul fronte inflazione, le notizie sono buone. Sia negli USA che in Area Euro, ci si aspetta una convergenza verso i target delle banche centrali. Per quanto riguarda l’Europa, la view di Anima Sgr è persino più ottimista del mercato.
“In Area Euro manteniamo l’aspettativa che l’inflazione core scenda sotto il target della Banca Centrale Europea nel 2026, più rapidamente rispetto alle stime di consenso”.
L’unica vera nota dolente arriva dalla Cina, che inizia il 2026 su basi deboli, con un rallentamento diffuso che interessa sia l’offerta che la domanda. L’export rimane l’unico vero motore di una crescita che appare fragile.
Banche Centrali: tagli in vista
In questo scenario di inflazione in calo e crescita moderata, le banche centrali possono continuare sulla via dell’allentamento monetario. Per gli Stati Uniti, Di Naro prevede tre tagli dei tassi nel 2026, con il primo già nel primo semestre. In Area Euro, ci si aspetta un ultimo taglio da parte della BCE, seppur con tempistiche ancora incerte. La Cina, infine, ha già annunciato margini per ulteriori interventi espansivi, in linea con le previsioni di una riduzione del costo del denaro.
