Mentre l’intelligenza artificiale ridisegna i confini dell’economia globale Ubs Global Wealth Management, lancia un messaggio chiaro agli investitori: è tempo di diversificare negli investimenti, come mai prima d’ora.
“A differenza dei precedenti episodi di turbolenza nel settore tecnologico e delle comunicazioni – si legge in un recente report Ubs GWM – il recente ripricing si è esteso a una rete più ampia di settori dove si teme che l’applicazione dell’IA possa avere conseguenze ancora più dirompenti, con software, servizi legali, logistica, assicurazioni e settore immobiliare commerciale come nuovi territori conquistati dall’innovazione tecnologica”.
La strategia: diversificazione oltre i confini tradizionali
Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs GWM, sottolinea con forza la necessità di un approccio nuovo: “Con l’aumento della volatilità generalizzata, emerge la rinnovata necessità di diversificare i portafogli, un principio la cui efficacia è supportata da decenni di ricerche empiriche”. Non si tratta quindi – a detta degli esperti della banca elvetica – solo di distribuire gli investimenti tra diverse asset class, ma di ripensare completamente l’architettura del portafoglio.
La diversificazione, spiega il report, aiuta a navigare la dispersione delle performance tra e all’interno delle diverse classi di investimento. I dati parlano chiaro: “Tra il 1926 e il 2025, un investimento di 1 dollaro in azioni USA (S&P 500) sarebbe cresciuto fino a circa 21.000 dollari, mentre lo stesso importo in titoli di stato USA a media scadenza avrebbe reso 110 dollari”. Ma la lezione più importante arriva dai momenti di crisi: “Dopo lo shock petrolifero del 1973, l’S&P 500 ha impiegato 6,6 anni per recuperare il picco precedente. Questa volatilità evidenzia l’importanza di detenere più classi di attività per attenuare i rendimenti e ridurre le perdite”.
Il ruolo dell’IA e la “distruzione creatrice”
L’approccio di Ubs GWM all’intelligenza artificiale è pragmatico ma lungimirante. “Gli investitori dovranno essere agili, reattivi ai rapidi cambiamenti e alla crescente sovrapposizione tra i livelli abilitanti, intelligenti e applicativi della catena del valore dell’IA”, scrivono gli analisti, richiamando il concetto di distruzione creatrice dell’economista Joseph Schumpeter.
La vera novità è che la diversificazione oggi può estendersi anche a filosofie di investimento alternative. “Non si dovrebbe trascurare il potenziale potere di diversificare oltre gli approcci che si affidano al giudizio qualitativo umano”, spiega il report. I recenti progressi nella finanza quantitativa hanno introdotto strategie sistematiche in grado di adattare dinamicamente l’allocazione degli asset basandosi su segnali macroeconomici e di mercato. “Questi approcci, che si basano su modelli statistici piuttosto che su giudizi soggettivi, hanno dimostrato la capacità di ridurre i bias comportamentali e migliorare i rendimenti corretti per il rischio”.
Oro e petrolio: il rebus geopolitico
Sul fronte delle materie prime, il quadro è in rapida evoluzione.Nelle ultime 24 ore, l’oro spot è sceso del 2,2% a quota 4.882 dollari l’oncia, mentre il Brent ha perso l’1,8% attestandosi a 67,4 dollari al barile. Il calo ha fatto seguito alle notizie di una possibile intesa Usa-Iran emersa dai colloqui di Ginevra, anche se il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha prudentemente precisato che “questo non significa che un accordo sia imminente”.
Nonostante la flessione, la view di Ubs GWM rimane rialzista sull’oro: “Prevediamo che l’oro continuerà a salire, fino a 6.200 dollari l’oncia entro metà anno, sostenuto dalla domanda delle banche centrali e degli investitori, dagli ampi disavanzi fiscali, dai tassi d’interesse reali USA più bassi e dai persistenti rischi geopolitici”. Per il petrolio Brent, le stime indicano 65 dollari al barile a giugno e 67 a dicembre.
Il Regno Unito e la svolta dei tassi
Dalla Gran Bretagna arrivano segnali preoccupanti sul fronte occupazionale.Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito a dicembre ha raggiunto il 5,2%, il livello più alto dal gennaio 2021, superando le stesse stime della Bank of England (5,1%). Parallelamente, la crescita dei salari medi settimanali ha rallentato più del previsto, passando dal 4,7% di novembre al 4,2% contro un consensus del 4,6%.
“I dati sul mercato del lavoro, più deboli del previsto, supportano la nostra opinione che la BoE taglierà i tassi a marzo”, affermano gli economisti di Ubs GWM. “Continuiamo ad aspettarci che la Bank of England implementi un ulteriore taglio dei tassi a giugno, che porterebbe alla fine del ciclo di allentamento monetario, in assenza di un netto deterioramento delle condizioni macroeconomiche”. In questo contesto, l’indicazione per gli investitori è chiaro: “mantenere un focus su obbligazioni di qualità con scadenze comprese tra i quattro e i sette anni”.
Tra hedging e diversificazione una linea sottile
Un passaggio cruciale dell’analisi di Ubs GWM distingue nettamente tra diversificazione e hedging. “Mentre crediamo che la diversificazione sia il fondamento del successo degli investimenti a lungo termine, riteniamo anche importante non confonderla con la copertura dei rischi di mercato”, scrive Haefele. La diversificazione mira a ridurre i rischi specifici legati alla detenzione di una determinata società, classe di attività o esposizione regionale. Tuttavia, “il vero hedging richiede attività o strumenti (come le opzioni) le cui strutture di payoff mirano esplicitamente ad apprezzarsi quando le attività di riferimento diminuiscono”.
“Tra le principali classi di attività, le correlazioni negative persistenti sono rare, rendendo insufficiente l’hedging attraverso la sola diversificazione”, ammoniscono gli esperti. Le strategie strutturate, compresi gli approcci di preservazione del capitale che combinano obbligazioni e derivati, possono offrire una mitigazione aggiuntiva del rischio, ma comportano compromessi come la ridotta partecipazione ai mercati in trend rialzista e una maggiore complessità.
La conclusione: un nuovo paradigma per gli investitori
Il messaggio finale di Ubs GWM è un invito alla consapevolezza. “La diversificazione non è uno strumento per massimizzare esclusivamente i rendimenti – può significare detenere attività con perdite cartacee in determinate fasi del ciclo economico – ma crediamo sia un approccio per gestire il rischio, attenuare la performance e proteggersi da shock imprevedibili”.
Il report suggerisce di personalizzare le strategie di diversificazione in base alle esposizioni e agli obiettivi specifici di ogni investitore, incorporando approcci quantitativi e sistematici ove appropriato. “Sebbene la diversificazione non possa eliminare tutti i rischi, rimane la difesa più solida contro le incertezze inerenti al complesso ambiente di mercato odierno”, concludono Haefele e il suo team. In un’epoca di trasformazioni epocali guidate dall’intelligenza artificiale e dalle tensioni geopolitiche, il consiglio è chiaro: non mettere tutte le uova nello stesso paniere non è mai stato così importante.
