Il calcio e l’economia, apparentemente mondi distanti, si sono più volte incrociati lungo il percorso della storia recente. Daniel Zanin, senior analyst, Investment Research di Invesco, in un’analisi dal titolo “Shock energetici e sfide dei prezzi: la storia economica come una finale di Coppa del Mondo”, traccia un affascinante parallelismo tra le vittorie mondiali e le battaglie contro l’inflazione che hanno segnato gli ultimi cinquant’anni.
1982: il trionfo azzurro nell’Italia dell’inflazione a due cifre
“Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”. L’urlo di Nando Martellini attraversa ancora oggi più di quarant’anni di storia. L’11 luglio 1982, al Santiago Bernabéu di Madrid, l’Italia sconfigge la Germania Ovest per 3-1. Paolo Rossi corre verso il centrocampo, Marco Tardelli urla tutta la sua gioia, Sandro Pertini esulta in tribuna. L’Italia è campione del mondo.
Il giorno dopo, però, il risveglio è amaro. Come sottolinea Zanin, “gli italiani si risvegliano in un Paese molto diverso da quello raccontato dalle immagini della finale. L’inflazione viaggia ancora oltre il 16%. Solo due anni prima aveva superato il 21%. I tassi di interesse sono in doppia cifra, i mutui sembrano proibitivi e la lira continua a perdere potere d’acquisto”. La partita contro l’inflazione è tutt’altro che vinta.
1974: la risposta tedesca allo shock petrolifero
Otto anni prima, la Germania di Beckenbauer aveva vinto il Mondiale in casa contro l’Olanda di Cruijff. Fuori dagli stadi, però, il mondo affrontava una sfida molto più complicata. Pochi mesi prima, il primo shock petrolifero aveva sconvolto l’economia mondiale. Tra il 1973 e il 1974 il prezzo del petrolio era quasi quadruplicato. Le automobili facevano la fila ai distributori, le domeniche senza auto diventavano realtà in molti Paesi europei, le bollette aumentavano e i prezzi correvano.
In quel contesto, come spiega l’analista di Invesco, “la Germania scelse la sua strategia: disciplina, rigore, pazienza. In quegli anni la Bundesbank accetta di sacrificare parte della crescita economica pur di riportare sotto controllo i prezzi. Una scelta impopolare nel breve termine ma decisiva negli anni successivi”. Alla fine del decennio, l’inflazione tedesca tornò sotto il 5%, mentre gran parte del mondo occidentale continuava a rincorrere l’avversario. “La Bundesbank in quegli anni decise di giocare proprio come Beckenbauer. Controllo del campo, poche concessioni e visione di lungo periodo”.
Argentina 1978: talento e fragilità strutturale
Mario Kempes segna due volte nella finale contro l’Olanda. L’Argentina è campione del mondo per la prima volta. Ma come evidenzia Zanin, “mentre l’Albiceleste alza la Coppa, però, il tabellone economico del Paese continua a peggiorare. A quel tempo l’inflazione argentina viaggia già intorno al 150% annuo”. La lezione è chiara: “Vincere un Mondiale richiede talento. Sconfiggere l’inflazione richiede credibilità”.
Paul Volcker: l’allenatore che vinse la partita più difficile
Nel 1979, Paul Volcker assume la guida della Federal Reserve. Alto quasi due metri, sigaro sempre acceso e carattere poco incline ai compromessi, Volcker scelse una strategia che molti consideravano impossibile: alzare drasticamente i tassi d’interesse. “Nel giro di pochi mesi il costo del denaro negli Stati Uniti superò il 20%. La cura fu dolorosa. L’economia rallentò. La disoccupazione aumentò e le proteste non mancarono”. Ma la cura funzionò. Quando Volcker entrò in carica, l’inflazione americana sfiorava il 14%. Nel 1983 era scesa sotto il 4%. “In un certo senso, fu come un allenatore disposto a rinunciare allo spettacolo pur di vincere la partita”, commenta Zanin.
2022: il ritorno dell’inflazione globale
Per quasi quarant’anni, l’inflazione esce dai radar delle principali economie avanzate. Sembra una vecchia registrazione in bianco e nero. Poi, la pandemia, i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento, la guerra in Ucraina, la crisi energetica. Per la prima volta dagli anni Ottanta, l’inflazione torna a occupare le prime pagine dei giornali. Negli Stati Uniti raggiunge il 9,1%, nell’Eurozona supera il 10%, nel Regno Unito tocca l’11%, in Italia sfiora il 12%.
Curiosamente, come nel 1978, a vincere il Mondiale fu ancora una volta l’Argentina, guidata da Lionel Messi. “Mentre Messi alza la Coppa del Mondo a Lusail, le principali banche centrali del pianeta stanno completando il ciclo di rialzi dei tassi più aggressivo dai tempi di Volcker”. La Federal Reserve porta i tassi da quasi zero a oltre il 4% in meno di un anno. La BCE abbandona l’era dei tassi negativi.
La differenza rispetto agli anni Settanta, però, è evidente. Come osserva Zanin, “questa volta gli arbitri della politica monetaria vedono il fallo quasi subito. Fed, BCE e Bank of England reagiscono rapidamente, nel tentativo di evitare che l’inflazione si radichi nelle aspettative di famiglie e imprese”.
2026: tra normalizzazione e rischio geopolitico
Per la quarta volta in poco più di mezzo secolo, il mondo si ritrova a vivere un Mondiale con l’inflazione ancora tra le principali preoccupazioni economiche. Ma il quadro è diverso. Negli Stati Uniti l’inflazione è tornata vicino al 2-3%. Nell’Eurozona oscilla poco sopra il target del 2% fissato dalla BCE. In Italia è lontanissima dai livelli che accompagnarono il trionfo di Paolo Rossi.
“Sulla carta sembrerebbe una vittoria”, afferma Zanin. “Eppure, i mercati continuano a interrogarsi sul futuro. Negli anni Settanta il nemico era il petrolio. Nel 2022 erano l’energia e la guerra. Nel 2026 i rischi continuano a intrecciarsi con le tensioni geopolitiche”.
Per gli investitori, il dubbio resta piuttosto semplice: come proteggersi nel breve periodo senza rinunciare ai target di crescita. I tassi d’interesse rappresentano oggi una prima linea di difesa contro le preoccupazioni inflazionistiche. A differenza del 2022, però, il contesto è cambiato: i rendimenti esistono, non si parte più da zero. “Questo cambia radicalmente il punto di partenza”, sottolinea l’analista. “Senza necessariamente rivedere le aspettative di crescita, almeno nell’orizzonte di breve periodo, gli investitori chiedono di essere remunerati per il rischio politico e geopolitico”.
Lezioni dal passato per il futuro
Zanin traccia un bilancio di questa lunga storia: “Nel 1974 Beckenbauer vinse la finale e la Germania contribuì a scrivere il manuale della disciplina monetaria. Nel 1978 Kempes vinse la Coppa del Mondo ma l’Argentina continuò a perdere la sua battaglia contro i prezzi. Nel 1982 Paolo Rossi e l’Italia salirono sul tetto del mondo mentre l’inflazione italiana correva. Nel 2022 Messi ha riportato il trofeo a Buenos Aires mentre le banche centrali lanciavano la più dura stretta monetaria degli ultimi quarant’anni”.
“Una cosa sembra certa”, conclude l’analista di Invesco. “Mondiali ed economie, a volte, intrecciano le loro strade. Non ci resta che vedere chi alzerà la coppa il prossimo 19 luglio e chi saranno i vincitori dentro e fuori dal campo”.
