Metalli preziosi, le prospettive per il secondo semestre

A cura di Daniel Marburger, CEO di StoneX Bullion

A caratterizzare il mercato dei metalli preziosi nella seconda metà del 2026 sarà, con ogni probabilità, la volatilità piuttosto che una prosecuzione lineare del rialzo registrato in precedenza. La correzione vista nel primo semestre ha riportato le aspettative su livelli più equilibrati e ha favorito il ritorno sul mercato fisico degli investitori più sensibili al prezzo. Tuttavia, l’incertezza legata ai tassi di interesse, al dollaro USA e al contesto geopolitico può ancora determinare movimenti significativi in entrambe le direzioni.

Oro e argento potrebbero inoltre seguire dinamiche differenti. L’oro infatti continua a essere guidato principalmente dalla politica monetaria, dalla domanda di beni rifugio e dagli acquisti del settore ufficiale, mentre l’argento unisce la domanda di natura monetaria a quella legata agli impieghi industriali e presenta generalmente una volatilità più elevata. Il recente ritracciamento ha quindi creato nuove opportunità ma gli investitori dovrebbero aspettarsi un mercato ancora irregolare piuttosto che stabile.

Per i prossimi mesi riteniamo che il mercato dell’oro sarà influenzato da tre fattori principali. Il primo riguarda la politica monetaria, i tassi di interesse reali e il dollaro USA. L’oro non genera interessi e, di conseguenza, le variazioni dei rendimenti obbligazionari e delle aspettative sulla politica delle banche centrali incidono direttamente sul costo/opportunità di detenere questo asset. Un rafforzamento del dollaro può esercitare pressioni sul prezzo dell’oro, mentre un calo dei tassi reali o le aspettative di un allentamento della politica monetaria tendono generalmente a sostenerne le quotazioni.

Il secondo fattore è rappresentato dall’incertezza geopolitica e fiscale. I conflitti militari, le tensioni commerciali, l’aumento del debito sovrano e i dubbi sulla credibilità delle principali valute possono accrescere la domanda di oro quale asset il cui valore non è legato alle passività di un singolo governo o di una specifica istituzione.

La terza componente riguarda il comportamento delle banche centrali e degli investitori. Gli acquisti da parte del settore ufficiale sono diventati un’importante fonte strutturale di domanda, mentre i flussi verso gli ETF, il posizionamento sui mercati futures e gli acquisti di lingotti e monete fisiche possono determinare l’andamento del mercato nel breve termine. L’equilibrio tra accumulo strategico e prese di profitto sarà quindi determinante nel corso della seconda metà dell’anno.

Nel complesso, questi elementi suggeriscono che l’oro continuerà a rivestire un ruolo di primo piano. Tuttavia, la sua rilevanza non implica un andamento dei prezzi costantemente rialzista. Gli investitori dovrebbero essere preparati ad affrontare correzioni significative e fasi di consolidamento, anche all’interno di un mercato caratterizzato da un solido trend di lungo periodo.

Per concludere, una riflessione di carattere generale. L’oro andrebbe sempre considerato dagli investitori come un elemento di stabilizzazione all’interno di un portafoglio diversificato e come riserva di potere d’acquisto nel lungo periodo.