Una settimana ricca di appuntamenti macroeconomici si apre sui mercati internazionali, con gli investitori chiamati a valutare la solidità dell’economia statunitense e la fragilità di quella europea. A fare di seguito il punto sulle variabili in gioco è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, che in un’analisi dettagliata spiega quali saranno i principali catalizzatori per l’azionario, i rendimenti obbligazionari e le valute.
Stati Uniti: minute FOMC e dati immobiliari
Secondo Tognoli, “si apre una settimana ricca di dati macro che forniranno indicazioni sulla salute dell’economia statunitense ed europea”. Negli Stati Uniti, gli highlight includono le minute della riunione FOMC di aprile (in agenda mercoledì 20), le vendite di case in sospeso (martedì), i dati sul mercato immobiliare (permessi e avvii di costruzione giovedì) e i PMI flash di maggio.
L’attenzione principale sarà rivolta alle minute della Fed. Come sottolinea l’esperto, “saranno particolarmente scrutinate per capire i segnali sulla direzione dei tassi in un contesto di inflazione ancora persistente e crescita resiliente”. Tognoli avverte che “dati USA più forti delle attese (soprattutto housing e PMI), confermerebbero un ‘soft landing’ e sosterrebbero gli indici azionari, favorendo settori ciclici e tech”. Inoltre, “minute ‘hawkish’ o dati robusti USA spingerebbero i rendimenti dei Treasury al rialzo, con effetto contagio sui Bund europei”.
Europa tra crescita modesta e pressioni inflazionistiche
Sul fronte europeo, il calendario è altrettanto denso. Tognoli segnala il focus su “dati di bilancia commerciale, inflazione armonizzata (finali), produzione industriale e soprattutto i PMI flash preliminari di maggio (manifatturiero e servizi) per Eurozona, Germania e altri paesi principali”. L’economia europea, ricorda, “mostra una crescita modesta (+0.1% QoQ nel Q1) con pressioni inflattive legate all’energia”.
Le implicazioni per i mercati sono chiare: “PMI sopra 50, rafforzerebbero il sentiment sulla, seppur lenta, ripresa economica, mentre dati deboli peserebbero su banche e industriali”. Quanto alla Banca Centrale Europea, Tognoli osserva che “inflazione o PMI europei più alti del previsto ridurrebbero le aspettative di tagli BCE, sostenendo rendimenti periferici e core. Un quadro di ‘higher for longer’ penalizzerebbe le duration lunghe”.
La sfida tra resilienza USA e fragilità europea
Secondo il responsabile macro di Cfo Sim, “crediamo che gli investitori testeranno la narrativa di resilienza USA e di fragilità europea”. Le reazioni dei mercati dipenderanno dalle sorprese: “Sorprese positive supporteranno risk-on su equity e flattening delle curve, mentre segnali di surriscaldamento rafforzeranno dollaro e rendimenti”.
Tuttavia, la settimana non sarà guidata solo dai numeri. Tognoli avverte che “continuerà anche ad essere dominata dai titoli dei giornali, con un sentiment che probabilmente oscillerà tra estremo ottimismo e pessimismo riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il che potrebbe generare una certa volatilità”. In questo contesto, “gli analisti sono propensi a puntare sui titoli a crescita strutturale – in particolare quelli che beneficiano degli investimenti in IA – cercando comunque di diversificare l’esposizione in vari settori e industrie come energia, materiali e prodotti chimici”.
Lezioni dal passato: il 1998 e l’attuale divergenza
Tognoli mette in guardia dai facili paralleli storici: “I riferimenti storici al mercato sono quasi tutti iperbolici e di solito inaccurati, soprattutto quelli che citano la bolla tecnologica, motivo per cui generalmente irritano gli investitori”. Ciononostante, “il 1998 è utile per i confronti”. Quell’anno, il default russo e il crollo di Long-Term Capital Management furono shock macroeconomici che si rivelarono “distrazioni a breve termine da un’avanzata ben più ampia guidata dai titoli tecnologici”.
Oggi, spiega, “il calo di interesse dovuto all’Iran ha creato una situazione simile”. E aggiunge: “Il vertice tra Stati Uniti e Cina – che sembra essere andato molto bene – rappresenta un altro importante catalizzatore macroeconomico per l’Iran, il commercio e la tecnologia”. Nonostante la mancanza di progressi nel Golfo Persico, i mercati hanno continuato a salire, ma “nelle ultime settimane è emersa con chiarezza la divergenza tra i beneficiari degli investimenti in capitale fisso (capex) nel settore dell’intelligenza artificiale (IA) e quasi tutti gli altri segmenti di mercato”.
IA e flussi di capitale: il nuovo motore
Secondo Tognoli, “continuiamo a ritenere che gli investitori dovrebbero valutare la possibilità di sfruttare il forte slancio dei titoli legati all’intelligenza artificiale, supportato da solidi risultati trimestrali e previsioni positive”. È probabile, aggiunge, “che anche i flussi di capitale continueranno a sostenere questa divergenza, con il ritorno degli investitori retail sul mercato”.
Ma non solo utili e posizionamento. “I dati economici, in particolare il solido ultimo rapporto sull’occupazione di aprile, hanno sorpreso positivamente”. Pertanto, “considerato il contesto economico resiliente, i risultati aziendali eccezionali e la ripresa dei flussi di acquisto al dettaglio, gli investitori potrebbero valutare la possibilità di orientarsi verso asset più rischiosi e approfittare dei ribassi”.
L’analista nota un cambiamento profondo nella reazione del mercato: “Dal 1998, la funzione di reazione del mercato azionario è cambiata. Gli asset rischiosi vengono scambiati sempre più spesso in seguito a notizie positive piuttosto che negative”. Il rischio di una nuova escalation, seppure reale, “può essere coperto in modo più diretto attraverso posizioni lunghe in titoli energetici o altre materie prime legate all’intelligenza artificiale, piuttosto che tramite una riduzione automatica del rischio azionario”.
Il rally dei semiconduttori: un confronto con il 1998
Un passaggio centrale dell’analisi riguarda il comparto dei semiconduttori. Tognoli afferma: “Il messaggio più importante è che lo slancio positivo rimane supportato dai fondamentali e dai flussi di investimento. Il rally dei semiconduttori, con un aumento di circa il 65% rispetto ai minimi di marzo, ricorda il rialzo di circa il 70% registrato tra i minimi di ottobre 1998 e la fine di novembre dello stesso anno”.
La differenza cruciale è che “l’attuale avanzamento è stato trainato da revisioni al rialzo degli utili per azione (EPS) piuttosto che da una significativa rivalutazione del rapporto prezzo/utili”. Questo, spiega, “è importante perché i rally possono durare più a lungo e in misura maggiore di quanto gli investitori si aspettino, quando lo slancio dei prezzi, le revisioni positive degli utili e il posizionamento si muovono tutti nella stessa direzione”.
Anche il contesto dei flussi è mutato. Mentre il rimbalzo post-Giorno della Liberazione (aprile 2025) fu trainato dai retail, “l’attuale rally sembra invece essere stato guidato da un rinnovato coinvolgimento degli investitori istituzionali”. La velocità del rimbalzo, unita a trimestrali solide, effetti patrimoniali, stagionalità favorevoli e rimborsi fiscali, “ha creato un terreno fertile per gli afflussi di capitali al dettaglio, che potrebbero così estendere il trend positivo”.
Cautela e opportunità: la strategia di Cfo Sim
Nonostante il quadro costruttivo, Tognoli invita alla prudenza metodologica. “Continuiamo comunque a mettere in guardia gli investitori dal seguire indiscriminatamente il mercato o il settore dei semiconduttori” ma, allo stesso tempo, “siamo altrettanto cauti nel puntare contro ulteriori rialzi nelle aziende di intelligenza artificiale e semiconduttori, dove i risultati trimestrali sono ancora in miglioramento e i flussi di investimento al dettaglio sono in aumento”.
La strategia suggerita è chiara: “Ci aspettiamo opportunità per sfruttare i ribassi in modo opportunistico e questo rimane il nostro approccio preferito per continuare a incrementare l’esposizione agli asset rischiosi sul mercato”.
Il quadro USA: lavoro solido, tassi fermi e utili stellari
Infine, Tognoli si sofferma sul contesto statunitense. “Negli Stati Uniti, il contesto macroeconomico dovrebbe continuare a fornire slancio al rally”, grazie anche al balzo in avanti del Citigroup Economic Surprise Index e ai dati sull’occupazione. Un elemento chiave è la crescente resilienza del mercato del lavoro: “La stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro netti creati negli ultimi due anni si è concentrata nel settore sanitario o in quello pubblico. La crescente resilienza del mercato del lavoro di quest’anno è quindi un segnale positivo”.
Sul fronte della politica monetaria, “è improbabile che si assista a un taglio dei tassi di interesse all’inizio del mandato di Warsh, ma la soglia per un rialzo dei tassi sembra già alta”. La solidità del mercato del lavoro rafforza l’idea che “l’economia statunitense possa assorbire condizioni finanziarie più restrittive e picchi episodici dei prezzi dell’energia senza un rallentamento significativo”.
A sorreggere le borse sono infine gli utili aziendali. Tognoli conclude: “L’incredibile forza degli utili aziendali – i dati sull’utile per azione (EPS) del primo trimestre per le società dell’indice S&P 500 si attestano al 27,7% – suggerisce che le aziende che beneficiano maggiormente della crescita strutturale potrebbero continuare a essere leader”.
