Mercati la strategia di Lemanik per navigare la tempesta geopolitica

Mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a tenere il mondo con il fiato sospeso, con lo Stretto di Hormuz chiuso e i prezzi del petrolio che tornano a sfiorare i 100 dollari al barile, c’è chi nei mercati non vede solo rischi, ma anche occasioni di acquisto. La parola d’ordine, in questa fase, è selettività.

A delineare la strategia per affrontare l’escalation militare in Medio Oriente è Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth, di Lemanik che in un’analisi inviata alla redazione invita a non farsi prendere dal panico.

“L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata sabato 28 febbraio, ha innescato una reazione di avversione al rischio nei mercati globali, che finora è rimasta relativamente ordinata”, esordisce Scauri. Secondo il gestore, l’impatto sui listini è netto e polarizzato: “La situazione favorisce chiaramente i settori della difesa e dell’energia, mentre quelli industriale e dei consumi sono più vulnerabili, sia a causa dell’aumento dei costi energetici/logistici e dell’impatto sul reddito disponibile, sia per le potenziali ripercussioni macroeconomiche”.

Tuttavia, l’evoluzione del quadro è ancora tutta da scrivere. “Molto dipenderà dalla durata, dall’entità e dall’intensità del conflitto, dall’aumento del rischio di interruzioni dell’approvvigionamento energetico attraverso lo Stretto di Hormuz, dalle più ampie ripercussioni economiche del conflitto e dalle incertezze che circondano la successione della leadership iraniana”, spiega Scauri, notando come le prime reazioni dei mercati suggeriscano “una rivalutazione selettiva del rischio piuttosto che una fuga indiscriminata dagli asset rischiosi”.

I vincitori? Le rinnovabili dopo anni di oblio

In questo contesto di forte turbolenza, la casa di gestione intravede precisi spazi di manovra. “Vediamo molte opportunità in questo contesto. Come sempre, quando le cose cambiano rapidamente, ci sono vincitori e vinti”, afferma il gestore, puntando sulla capacità di leggere i trend sottostanti.

Il grande ritorno, secondo la visione di Lemanik, sarà quello delle energie pulite. “Riteniamo che una forte rotazione verso i titoli delle energie rinnovabili sia la chiave di volta in Europa e abbiamo agito di conseguenza. Crediamo che, dopo anni di declassamento, il settore tornerà sotto i riflettori, data la chiara necessità dell’Unione Europea di essere meno dipendente dal petrolio e dal gas importati sia dagli Stati Uniti (tramite GNL) che dalla Russia/Medio Oriente. Prevediamo che i nuovi investimenti saranno incentivati grazie a rendimenti consentiti più elevati e normative favorevoli”.

Buy the dip, ma con prudenza: l’equazione di Trump

L’outlook rimane cauto ma non arreso. “Buy the dip, ma con selettività”, sintetizza Scauri. La situazione in Medio Oriente resta incandescente e la chiusura dello Stretto di Hormuz sta già producendo danni collaterali a livello globale, dal prezzo del petrolio alla produzione di chip di Taiwan Semi, privata dell’elio dal Qatar.

Eppure, è proprio dall’eccessiva tensione che potrebbe nascere la svolta. Secondo il gestore, il principale attore in grado di sbloccare l’impasse sarà proprio il Presidente degli Stati Uniti, spinto da motivazioni di politica interna. “Riteniamo che gli Stati Uniti, e in particolare Trump, dovranno trovare molto presto una via d’uscita. Il danno economico globale autoinflitto che si sta causando sta compromettendo più di ogni altra cosa le possibilità di vittoria alle elezioni di medio termine”, analizza Scauri.

Il nodo è tutto politico: “Per quanto sia l’ultima delle preoccupazioni di tutti in questo momento, è la questione più importante per Trump. Le probabilità che i Democratici conquistino la Camera dei Rappresentanti sono già all’85%. Ma dall’inizio della guerra, le probabilità di conquistare il Senato sono aumentate da poco più del 30% a quasi il 50% attuale. Se i Democratici conquisteranno entrambe le camere a novembre, Trump dovrà molto probabilmente affrontare nuovamente l’impeachment. Questo fatto avrà un’influenza determinante sulle decisioni future dell’amministrazione statunitense”.

La tesi di Scauri è che il mercato costringerà il governo ad agire. “Il nostro punto è: il mercato costringerà il governo statunitense ad agire. Riteniamo che la soglia del dolore sia vicina agli estremi che abbiamo visto lunedì 9. Pertanto, se dovessimo testare nuovamente quei livelli, vorremmo sfruttarli come opportunità di acquisto per gli asset rischiosi”.

A supportare questa visione ci sarebbero anche i dati sul sentiment: “Continuiamo a osservare un elevato livello di avversione al rischio, se misurato dalla domanda continua di protezione o da vari indicatori di posizionamento di altri broker. Secondo GS, l’esposizione corta nei prodotti macroeconomici statunitensi è ai livelli registrati l’ultima volta nel 2022. Pertanto, se abbiamo ragione e un’altra mossa di avversione al rischio crea abbastanza dolore da aspettarsi una risoluzione, allora questo può portare a un significativo allentamento e a una copertura delle posizioni corte”.

La “lista della spesa” di Lemanik

In attesa della risoluzione del conflitto, il team di Lemanik High Growth ha già le idee chiare su dove puntare. Oltre alle rinnovabili, i temi preferiti includono nomi specifici dell’industria e della finanza italiana.

“I nostri temi preferiti includono: energie rinnovabili, come sottolineato in precedenza; STM e Saipem; Stellantis sulla scia delle recenti notizie molto negative relative alle svalutazioni che hanno portato il prezzo delle azioni a livelli che consideriamo un punto di ingresso molto interessante; Telecom Italia rimane una posizione chiave sulla scia del solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l’ingresso di Poste Italiane; molto selettivi sui finanziari, con una preferenza per BPER e BMPS; infrastrutture, trainate dagli investimenti pianificati dal fondo tedesco per il rinnovamento energetico, digitale e infrastrutturale (Danieli risp); difesa: manteniamo la nostra esposizione dopo la debolezza del 4° trimestre 2025. Le posizioni sono ponderate su nomi come Leonardo. Abbiamo recentemente ricostruito una posizione su Fincantieri dopo il collocamento”.

In conclusione, la ricetta di Scauri per i prossimi mesi è chiara: tenere i nervi saldi, approfittare di un’eventuale nuova ondata di vendite e puntare su quei settori che, dalla crisi, potrebbero uscire rafforzati. “La guerra deve finire presto”, auspica il gestore, suggerendo che quando il dolore diventa troppo forte per i mercati, la razionalità politica finisce per prevalere.