A cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte
Medio Oriente: nuovi attacchi, ma si apre alla trattativa
Sul fronte geopolitico, gli ultimi giorni sono stati caratterizzati da una serie di attacchi reciproci tra USA e Iran, sebbene all’inizio di questa settimana il presidente Trump abbia annunciato di aver annullato nuove incursioni statunitensi su richiesta di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Iran, e che nuovi negoziati con Teheran siano in procinto di iniziare.
Il presidente statunitense sostiene che il primo punto da risolvere nella contesa sarà l’apertura dello Stretto di Hormuz, tema su cui anche Oman e Iran stanno discutendo in questi giorni per definire un passaggio marittimo condiviso, mentre il secondo nodo riguarderà il programma nucleare. Al momento, l’Iran non ha confermato l’avvio di nuovi negoziati.
In seguito alla notizia, il prezzo del greggio ha subito un netto ribasso, sebbene sia il Brent che il WTI rimangano al di sopra degli 80 dollari al barile.
Banche centrali: board divisi in tutto il mondo
Sul fronte economico, l’evento più rilevante è stata la riunione del Federal Open Market Committee (FOMC): la Fed ha mantenuto i tassi invariati al 3,5%-3,75%, ma con una decisione non unanime, poiché 3 membri su 12 avrebbero preferito un rialzo. Il presidente Kevin Warsh ha ribadito che l’obiettivo di inflazione resta il 2%, evitando però di fornire indicazioni sia su eventuali strette monetarie imminenti sia sugli strumenti concreti per raggiungere tale obiettivo, deludendo gli investitori. Il mercato obbligazionario ha reagito negativamente, con il Treasury trentennale salito oltre il 5,2%, mentre la probabilità di un rialzo a settembre è scesa da livelli prossimi al 100% a circa il 65%.
La Fed non è stata l’unico board diviso: anche la Banca d’Inghilterra ha mantenuto i tassi invariati al 3,75%, con 3 membri su 9 favorevoli a un rialzo, così come la Banca del Giappone, che ha confermato i tassi di riferimento all’1% con un solo voto contrario. Quest’ultima ha effettuato, insieme agli Stati Uniti, un intervento per stabilizzare lo yen, che tuttavia gravita ancora vicino ai minimi storici. Toni “hawkish” si sono registrati anche in diverse banche centrali dei Paesi Emergenti e, in un contesto geopolitico che continua a complicare le decisioni di politica monetaria: da inizio anno le banche centrali globali hanno effettuato 15 rialzi contro 9 tagli.
Stati Uniti: PIL sotto le attese, inflazione in linea
In ambito macroeconomico, è stata pubblicata la variazione del PIL statunitense: nel secondo trimestre la crescita è risultata inferiore alle attese, all’1,5% contro stime del 2,1%. Il consumer spending è stata la voce più forte, bilanciata da una decelerazione della componente investimenti ed esportazioni e da una contrazione della spesa pubblica.
È stato pubblicato anche l’indice PCE dei prezzi di giugno, sceso dello 0,1% su base mensile, in linea con le attese (-0,1%), mentre su base annua è salito del 3,7%, anch’esso in linea con le previsioni. L’indice core PCE è aumentato dello 0,1% rispetto a maggio (meno del +0,2% atteso), mentre su base annua è cresciuto del 3,3%, centrando le stime.
Trimestrali: le Magnifiche 7 alla prova dei conti
Nel contesto azionario, è entrata nel vivo la stagione delle trimestrali, con 4 delle Magnifiche 7 che hanno presentato i risultati. Meta e Apple hanno registrato una reazione del mercato negativa. Meta ha riportato un utile per azione sotto le attese, nonostante ricavi in crescita del 28%, e una guidance sul terzo trimestre inferiore alle stime. Apple ha invece risentito dei timori legati a colli di bottiglia nell’approvvigionamento di componenti, in particolare i chip di memoria, che si sono tradotti in una guidance sui ricavi più debole del previsto.
Microsoft e Amazon hanno invece riportato dati positivi: Microsoft ha battuto le attese sulle principali metriche, confermando le previsioni di spesa in conto capitale per il 2026, mentre Amazon ha mostrato una crescita molto importante nella componente cloud. In generale, la scorsa settimana è stata caratterizzata da giorni molto volatili, con pressione sul tech nella prima parte della settimana, e un eccezionale rimbalzo nella seconda.
Europa e Italia: crescita oltre le attese
Per quanto riguarda l’Europa, sorride l’Area Euro: secondo la stima preliminare di Eurostat, il PIL del secondo trimestre è salito dello 0,4% su base trimestrale e dell’1% su base annuale, nettamente sopra le attese dello 0,2% e dello 0,5%. Meno positivo il dato sul CPI di luglio, con la variazione annuale salita al 2,9%, e il dato core leggermente superiore alle attese (2,5% contro 2,4%).
In Italia, la stima per la variazione del PIL del secondo trimestre ha mostrato un lieve rallentamento congiunturale rispetto al trimestre precedente (da 0,3% a 0,2%), mentre in termini tendenziali, quindi in confronto allo stesso periodo dello scorso anno, vi è stata un’accelerazione (da 0,8% a 1%). Entrambi i dati sulla variazione del PIL sono stati al di sopra del consensus e la crescita è stata trainata dal settore terziario, con flessioni invece nei comparti agricolo e industriale. Dal lato della domanda, si rileva un contributo negativo della componente estera netta, a cui si associa un più marcato contributo positivo della domanda interna al lordo delle scorte.
Sono stati pubblicati anche i dati sul mercato del lavoro italiano, con il tasso di occupazione rimasto stabile al 62,9%, quello di disoccupazione salito al 5,7% e quello di inattività sceso al 33,2%.
La settimana in arrivo
Gli eventi più rilevanti della settimana sono i dati sul mercato del lavoro e sugli indici ISM, oltre al proseguimento della stagione delle trimestrali in Europa e negli USA.
