Secondo Vincent Chaigneau, head of research di Generali Investments, i mercati finanziari si trovano oggi al crocevia di due correnti opposte: i venti contrari provenienti dall’Iran e i venti favorevoli del boom dell’intelligenza artificiale. Una combinazione, spiega, “poco favorevole per il mercato obbligazionario”. Mentre l’AI rappresenta una promessa di contenimento dell’inflazione nel lungo periodo, nel breve agisce come uno shock positivo della domanda, alimentando proprio quel rischio che si spera di domare.
Il paradosso dell’intelligenza artificiale
Chaigneau osserva che il boom dell’AI “nel tempo potrebbe contribuire a contenere l’inflazione”, grazie a guadagni di produttività dal lato dell’offerta. Tuttavia, “nel breve periodo si configura come uno shock di domanda che la sta alimentando, non da ultimo attraverso l’aumento dei prezzi dei chip di memoria”. Un paradosso che si somma alle conseguenze del conflitto in Iran, definito “uno shock negativo dell’offerta che spinge al rialzo inflazione energetica, alimentare e industriale”.
Treasury USA oltre la soglia critica
I rendimenti dei Treasury USA a 30 anni hanno superato la soglia del 5,0%, avvicinandosi ai massimi già toccati nel 2023 e nel 2025. Secondo l’analista, nel brevissimo periodo i tassi potrebbero oscillare in funzione dell’andamento del petrolio. “Eventuali segnali di riapertura delle rotte nello Stretto di Hormuz”, afferma Chaigneau, “contribuirebbero a stabilizzare il mercato e interrompere la dinamica negativa”. Ma l’ultima fase del sell-off, avverte, non è attribuibile esclusivamente al petrolio: “Le pressioni inflazionistiche sono infatti multi-fattoriali”.
Rendimenti reali e aspettative di inflazione
Sui Treasury a 10 anni, i rendimenti reali si attestano poco sopra il 2%. Un livello che, secondo Chaigneau, “inizia a risultare interessante”, ma che si colloca ancora “nella fascia centrale del range degli ultimi tre anni (1,50%-2,50%)”. Le aspettative di inflazione di lungo termine sono aumentate, ma l’esperto avverte che esse “potrebbero non riflettere pienamente i rischi inflazionistici, inclusi i crescenti timori sull’indipendenza delle banche centrali”. In proposito, cita come esempio “il recente intervento di Isabel Schnabel della BCE”, che “merita attenzione”.
La strategia: meno duration, più credito
Alla luce di questo scenario, Vincent Chaigneau annuncia un aggiustamento tattico delle posizioni. “A questi livelli, siamo orientati a neutralizzare la nostra posizione difensiva sulla duration, in particolare sull’euro”, pur mantenendo “una view orientata a ulteriori rialzi dei rendimenti statunitensi nel breve periodo”. Sul fronte azionario, la scelta è di ridurre l’allocazione a Neutral. Diverso il giudizio sul credito, dove la casa resta in sovrappeso: la resilienza è sostenuta “dall’accelerazione degli investimenti in capitale (capex) che mantiene solida l’attività economica globale” e da “livelli elevati di Yield to Worst che supportano la domanda”.
