Mentre i riflettori dei mercati finanziari restano puntati sulle tensioni in Medio Oriente, sui radar degli investitori internazionali si stanno accendendo segnali importanti provenienti dall’azionario. A tracciare il nuovo scenario è Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, che invita a non trascurare alcune dinamiche emergenti, in particolare il confronto tra Stati Uniti ed Europa.
Il sorpasso temporaneo dell’Europa
Secondo Flax, il rapporto di forza tra i due blocchi cambia radicalmente a seconda dell’orizzonte temporale considerato. «Dalla fine del 2024 – e negli ultimi sei mesi – le azioni europee hanno sovraperformato quelle statunitensi», spiega il CIO. «Un andamento che in parte riflette l’entusiasmo iniziale seguito alla vittoria elettorale dei Repubblicani, poi ridimensionatosi post-Liberation Day».
Un ribaltamento congiunturale, dunque, che ha restituito slancio a Parigi, Francoforte e Milano, dopo anni di dominio americano.
La grande inversione delle valutazioni
Il dato più strutturale, tuttavia, è un altro. «Tra il 2016 e il 2024 si è assistito a una progressiva rivalutazione dell’azionario Usa, sostenuta da una crescita economica robusta e da un forte miglioramento della redditività, soprattutto nel settore tecnologico», ricorda Flax. «Dalla metà del 2024, tuttavia, si è registrata un’inversione piuttosto marcata, con una riduzione delle valutazioni relative degli Stati Uniti rispetto all’Europa».
Una correzione che arriva dopo anni di distacco crescente. A determinarla, due fattori: la miglior performance dei listini europei e il fatto che, nonostante tutto, «le aziende statunitensi abbiano continuato a mostrare una crescita degli utili più solida rispetto a quelle europee».
Vecchio Continente: utili modesti, ma listini in ascesa tendenziale
L’anomalia europea è evidente. «Nel Vecchio Continente – osserva l’esperto – la crescita degli utili nel 2025 è stata piuttosto modesta, senza però impedire il movimento al rialzo dei listini». Un segnale che suggerisce come i mercati abbiano scontato aspettative di miglioramento o, forse, una semplice riallocazione dei capitali in cerca di maggiore convenienza relativa.
Il premio Usa resta, ma ora è più interessante
Nonostante la stretta valutativa, gli Stati Uniti mantengono un vantaggio strutturale. «In sintesi – chiarisce Flax – le azioni statunitensi hanno visto una riduzione significativa delle loro valutazioni relative rispetto all’Europa, ma continuano comunque a mantenere un premio di valutazione piuttosto consistente, giustificato da una storia di crescita più forte, maggiore redditività e aspettative ancora favorevoli, anche alla luce della forte attenzione verso l’Intelligenza Artificiale».
Insomma, Wall Street costa ancora più di Piazza Affari o del Dax, ma il divario si è ridotto.
Lo scenario da monitorare: utili e rischio recessione
Guardando avanti, le previsioni degli analisti sono ottimistiche su entrambe le sponde dell’Atlantico. «Gli analisti prevedono una crescita degli utili robusta sia negli Stati Uniti sia in Europa nel corso dell’anno», rileva Flax. «Ma queste stime potrebbero risultare ottimistiche in caso di rallentamento dell’economia globale».
Ed è qui che si gioca la partita decisiva. «In tale scenario, gli utili statunitensi potrebbero dimostrarsi più resilienti – come già osservato nel 2025 – e, insieme a valutazioni relative oggi più contenute, rendere l’azionario Usa progressivamente più interessante nei prossimi mesi».
Il verdetto di Moneyfarm
La conclusione del CIO è chiara: l’Europa ha avuto il suo momento, ma le fondamenta americane restano più solide. Il recente riallineamento dei prezzi, anziché ridurre l’attrattività degli Stati Uniti, potrebbe averli resi più accessibili. Purché l’economia globale non inciampi in una frenata brusca. Per ora, il Vecchio Continente vince la battaglia. Ma la guerra, suggerisce Flax, potrebbe cambiare fronte.

