Mercati emergenti: opportunità in un contesto turbolento

Il contesto geopolitico internazionale sta attraversando un periodo molto turbolento, fonte di preoccupazioni e incertezza. Jean-Marie Mercadal, ad di Syncicap AM (partecipata Ofi Invest), sottolinea che «tutto ciò potrebbe far sì che la volatilità si mantenga alta nel breve termine, ma al tempo stesso non bisogna permettere allo scenario attuale di nascondere i trend economici e finanziari che sono oggi in corso, in particolare nei mercati emergenti».

Un ordine mondiale in trasformazione

Secondo Mercadal, «l’ordine mondiale che si era creato nel secondo dopoguerra si sta sgretolando di fronte ai nostri occhi, creando non poche preoccupazioni». Organizzazioni internazionali come l’Onu o la Nato sono messe in discussione, mentre lo scenario di una globalizzazione “felice” lascia il posto a una versione più polarizzata e conflittuale. Tuttavia, come ricorda Mercadal, «nella storia le forze economiche hanno sempre prevalso a seguito di turbolenze geopolitiche, anche se queste possono creare picchi di volatilità di breve termine».

Mercati emergenti: prospettive 2026

Il contesto attuale appare favorevole per i mercati emergenti. Le proiezioni di crescita globale, pari al 3%, e il progresso in settori come l’intelligenza artificiale, la robotica e le biotecnologie, suggeriscono un potenziale di sviluppo significativo. Mercadal osserva nel detaglio che «gli utili aziendali sembrano in rialzo, le politiche monetarie delle principali banche mondiali si sono fatte più accomodanti e il dollaro sta cedendo parte del suo valore».

Questi fattori potrebbero replicare nel 2026 la performance positiva dei mercati emergenti registrata nel 2025, quando hanno sovraperformato i mercati sviluppati per la prima volta dai tempi della Grande Crisi Finanziaria: «Oggi la situazione è esattamente l’opposto di quella che ha permesso a Washington di risplendere, ed è questo che sta dando slancio ai mercati emergenti, i quali però appaiono ancora sottostimati» spiega Mercadal.

Cina, il motore dell’Asia emergente

Una parte consistente della performance dei mercati emergenti dipende dalla Cina. Per il 2026, Pechino si è posta l’obiettivo di una crescita tra il 4,5% e il 5%. «Gli ultimi trimestri hanno mostrato segnali di rallentamento, e ciò significa che una ripartenza potrebbe richiedere l’introduzione di misure politiche a supporto dell’economia».

Il mercato cinese presenta oggi due realtà contrapposte, sottoliena poi Mercadal: «il settore industriale orientato all’export, la tecnologia e i settori all’avanguardia come semiconduttori e robotica stanno registrando buoni risultati, mentre il settore immobiliare stenta a riprendersi, gravando sulla fiducia delle famiglie».

Il nuovo modello di crescita cinese punta su consumi interni, tecnologia e implementazione dell’intelligenza artificiale, insieme a un miglioramento dei servizi. Nel breve termine, spiega Mercadal, «le azioni cinesi potrebbero entrare in una fase di plateau, poiché il governo non vuole che il mercato si lasci trasportare dall’entusiasmo o sia eccessivamente volatile».

L’espansione in Asia

Lo slancio cinese si riflette anche in altri paesi asiatici, come Corea del Sud, Taiwan e Malesia, particolarmente integrati nella catena del valore globale dell’IA. L’indice MSCI EM Asia ex China ha guadagnato il 7% a gennaio in euro, mentre titoli legati all’IA mostrano un andamento sostenuto. «In questo universo di investimento – sottoliea Mercadal – ci sono paesi importanti come l’India che potrebbero prendere il sopravvento nel medio termine».

Mercati obbligazionari: opportunità e volatilità

Per quanto riguarda i mercati obbligazionari, Mercadal avverte infine che «il 2026 potrebbe essere più volatile, ma intravediamo ancora un certo potenziale di rialzo, in particolare in alcuni paesi latinoamericani che offrono rendimenti assoluti e reali particolarmente elevati».