L’escalation delle tensioni in Medio Oriente ha gettato nuova incertezza sui mercati globali, con gli investitori che si sono rapidamente spostati verso asset rifugio. In questo contesto, i mercati emergenti hanno subito vendite indiscriminate. Eppure, secondo Raheel Altaf, gestore dell’Artemis SmartGARP Global Emerging Markets Equity Fund di Artemis IM, proprio in questa fase di volatilità potrebbero nascondersi le migliori occasioni di acquisto.
L’impatto delle crisi geopolitiche sul sentiment
Quando si verificano crisi geopolitiche, spiega Altaf, la reazione istintiva degli investitori è cercare sicurezza e vendere gli asset ad alto rischio. “È proprio ciò a cui abbiamo assistito nell’ultimo mese”, afferma il gestore. I mercati emergenti, tradizionalmente penalizzati in periodi di avversione al rischio, hanno subito un ulteriore fattore di pressione: la presa di profitto dopo un periodo di forte performance.
La domanda cruciale ora, prosegue Altaf, è se il conflitto sarà di breve durata o destinato a prolungarsi, con conseguenze più gravi per l’economia globale. Finora l’attenzione si è concentrata sull’energia, dato che il Medio Oriente resta centrale per l’approvvigionamento di petrolio. Aree di preoccupazione includono Cuba, dove il gas naturale rincara rapidamente, e alcune zone dell’Asia fortemente importatrici di materie prime.
Un caso a sé è la Cina, che “si è comportata più come un bene rifugio”. Pur essendo un importatore netto di energia, spiega il gestore, Pechino ha accumulato riserve con prudenza, rendendo l’economia più resiliente a questo tipo di shock.
Energia e dollaro: due variabili cruciali
Negli ultimi sei mesi, il fondo Artemis SmartGARP ha aumentato l’esposizione al settore energetico. “Non perché avessimo previsto un evento geopolitico, ma perché i prezzi dell’energia avevano registrato un andamento al rialzo”, chiarisce Altaf. Questo trend rappresenta “un catalizzatore positivo per una serie di titoli energetici che in precedenza erano stati trascurati”. Inoltre, il gestore ritiene che “l’energia e le materie prime possano contribuire a proteggere i portafogli dai rischi geopolitici e inflazionistici”.
Quanto al dollaro, tradizionale bene rifugio, il suo recente indebolimento aveva rappresentato un vento favorevole per i mercati emergenti. Ora quella fase potrebbe subire una battuta d’arresto. Tuttavia, Altaf non si aspetta un rafforzamento eccezionale del biglietto verde: “Potrebbe rafforzarsi da qui in avanti, ma riteniamo improbabile che ripeta la sua eccezionale corsa post-crisi finanziaria”. Anzi, “le valute dei mercati emergenti appaiono eccezionalmente convenienti”.
Perché le ragioni per investire nei mercati emergenti sono più valide che mai
Nonostante le turbolenze, Altaf è convinto che “gli eventi recenti non hanno modificato le prospettive a medio-lungo termine per i mercati emergenti”. Anzi, la recente debolezza dei prezzi “potrebbe addirittura segnalare un’opportunità di acquisto”.
A sostegno di questa tesi, il gestore cita tre fattori strutturali. Primo: gli investimenti in infrastrutture restano un motore di crescita, e “i livelli di indebitamento in molte economie dei mercati emergenti sono sostanzialmente inferiori rispetto a quelli dei mercati sviluppati”, lasciando margine per stimoli fiscali. Secondo: in paesi come Brasile e Sudafrica, “gli alti tassi di interesse reali hanno contribuito a stabilizzare le valute e l’inflazione”. Terzo: i prezzi di materie prime come rame, cobalto, litio e nichel sono in rialzo per domanda e offerta limitata, e sono “fondamentali per il settore tecnologico, la transizione energetica e l’elettrificazione”.
A ciò si aggiunge il tema dell’autosufficienza: “la classe media sta diventando più benestante e i consumi interni stanno trainando la crescita”.
I fondamentali societari stanno migliorando
Il quadro è reso più solido dai miglioramenti a livello aziendale. “Le previsioni sugli utili e sui profitti stanno registrando un’accelerazione, il che segna un netto cambiamento rispetto agli anni precedenti”, osserva Altaf. Negli ultimi mesi, le società dell’indice MSCI Emerging Markets hanno visto le stime sugli utili riviste al rialzo in media del 7%: “un notevole aumento in un breve lasso di tempo”.
Inoltre, “numerose società dei mercati emergenti presentano una posizione di cassa netta nei propri bilanci e molte di esse vantano un elevato rendimento del capitale proprio”. Decisioni oculate in materia di allocazione del capitale si osservano in Cina, Corea ed Europa orientale, nonché nei settori finanziario, dei materiali e dell’energia. In particolare, in Cina “stiamo iniziando a osservare società che effettuano riacquisti di azioni in modo aggressivo a causa delle valutazioni depresse”.
Valutazioni ancora scontate e opportunità di acquisto
Nonostante la solida performance dello scorso anno, i mercati emergenti “continuano a essere scambiati con uno sconto significativo rispetto ai mercati sviluppati e ai propri livelli storici”. In Brasile, aggiunge Altaf, “non mancano le società la cui valutazione è inferiore al rendimento da dividendi”. In Cina, attraverso una selezione mirata, “è possibile ottenere un ampio margine di sicurezza”. Le posizioni del suo fondo in Cina sono “in media, più convenienti del 40% rispetto al mercato nel suo complesso”.
In sintesi, conclude il gestore, “nelle economie dei mercati emergenti odierni molte aziende sono sottovalutate, presentano una buona redditività, una forte generazione di flussi di cassa e una propensione a distribuire utili agli azionisti”. E pur senza voler sottovalutare la crisi in Medio Oriente, il fondo sta utilizzando il proprio strumento di screening azionario SmartGARP per “guardare oltre la volatilità a breve termine e i titoli negativi dei giornali e concentrarci invece su ciò che realmente determina l’andamento dei prezzi delle azioni”.
