Mercati emergenti: la view di Comgest in questa fase

Un primo trimestre 2026 diviso in due metà opposte. Questa, in sintesi, la fotografia scattata da Nick Payne, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets di Comgest, in merito all’andamento dei listini dei Paesi emergenti. Secondo l’analisi di Payne, gennaio e febbraio hanno regalato agli investitori un contesto di forte crescita, bruscamente interrotto a fine febbraio dall’esplosione di un nuovo conflitto in Medio Oriente.

L’onda lunga dell’intelligenza artificiale

La prima parte del trimestre è stata caratterizzata da un sentiment decisamente positivo. I mercati azionari emergenti hanno prolungato i guadagni dell’anno precedente, trainati da un cocktail di fattori favorevoli. Tra questi, spiccano il persistente ottimismo sull’intelligenza artificiale, un dollaro USA più debole e un miglioramento del momentum degli utili aziendali. A ciò si aggiungevano valutazioni considerate interessanti rispetto ai mercati sviluppati. Payne osserva che, in questo contesto, “l’indice MSCI Emerging Markets è salito ai livelli più alti dalla fine del 2021, con guadagni diffusi a livello regionale”.

Lo choc geopolitico e la fuga dal rischio

La svolta drammatica è arrivata tra fine febbraio e marzo. L’esplosione del conflitto militare in Medio Oriente, con “raid a guida statunitense sull’Iran e le conseguenti interruzioni ai flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz”, ha innescato un brusco movimento di avversione al rischio a livello globale. Il prezzo del petrolio è schizzato oltre i 100 dollari al barile, riaccendendo i timori sull’inflazione e costringendo a rivedere le aspettative sulle politiche monetarie nelle economie emergenti.

Secondo il racconto di Payne, i mercati asiatici, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, hanno subito l’impatto maggiore. In particolare, “la Corea del Sud è stata particolarmente colpita, con gli investitori esteri che hanno venduto oltre 30 trilioni di won in azioni coreane a marzo, spinti dall’ansia geopolitica e dai timori di potenziali interruzioni nella catena di fornitura dei semiconduttori”.

India in difficoltà, America Latina tiene

L’ondata di vendite non ha risparmiato l’India, dove “i mercati azionari indiani hanno continuato la loro correzione dai massimi del settembre 2024”. Payne spiega che l’indice MSCI India ha significativamente sottoperformato, penalizzato dalle vendite degli investitori istituzionali esteri, in un contesto di debolezza ciclica e di elevata sensibilità ai prezzi del petrolio.

Diverso, invece, il comportamento dell’America Latina. I mercati latinoamericani si sono dimostrati relativamente più resilienti, sostenuti da dinamiche favorevoli delle materie prime, sebbene – precisa il gestore – non siano stati del tutto immuni al più ampio fenomeno di de-risking (riduzione del rischio) globale.

I vincitori tecnologici nonostante la crisi

Nonostante il sell-off di fine periodo, alcune posizioni tecnologiche hanno saputo registrare performance positive. Payne cita due esempi emblematici. Innanzitutto Delta Electronics, che ha messo a segno “un rialzo di oltre il 40% in USD, poiché gli investitori hanno riconosciuto la sua leadership nelle soluzioni di alimentazione e raffreddamento per data center IA”. Le verifiche sul canale, aggiunge, confermano che la domanda strutturale resta intatta.

L’altro titolo di punta è stato ASPEED Technology, che ha guadagnato oltre il 45% in dollari grazie alla domanda sostenuta per le sue soluzioni di baseboard management controller presso i principali cloud provider. Tra le storie positive, infine, il gestore segnala B3, l’operatore della borsa brasiliana, che ha beneficiato del miglioramento del sentiment verso i titoli brasiliani, delle favorevoli dinamiche delle materie prime e del rafforzamento della valuta locale.

Le prospettive e la strategia di Comgest

Concludendo la sua analisi, Payne ammette che “il panorama geopolitico è diventato marcatamente più complesso e la visibilità a breve termine rimane limitata”. L’allarme principale riguarda i prezzi energetici: se sostenuti, livelli elevati del greggio rappresentano un serio ostacolo alla crescita e un fattore inflattivo per le economie emergenti importatrici di energia, sebbene l’impatto reale vari in base al paese e alla durata del conflitto.

In questo scenario di incertezza, la strategia del fondo resta invariata. Payne conclude: “Restiamo focalizzati su società di qualità e crescita duratura, identificate attraverso anni di ricerca approfondita”. Un approccio che punta a guardare oltre la volatilità immediata, scommettendo su fondamentali solidi nel lungo periodo.