Negli ultimi mesi, nonostante lo scenario geopolitico sia rimasto turbolento, i listini mondiali hanno mostrato un passo complessivamente positivo. A trainare la ripresa sono stati soprattutto i mercati emergenti, che hanno messo a segno un rendimento del 24,8% da inizio anno, superando di gran lunga le borse dei paesi sviluppati. È quanto emerge dal report di Aberdeen Investments diffuso oggi, secondo cui il vero motore di questa performance risiede nella straordinaria capacità di generare reddito da parte delle società dei Paesi in via di sviluppo.
Negli ultimi vent’anni, la crescita annua composta dei dividendi nei mercati emergenti è stata di quasi il 12%, un ritmo che ha portato oltre la metà delle aziende quotate a offrire rendimenti superiori al 3%. Un dato che contrasta con il 40% delle società dei mercati sviluppati e che sta spingendo sempre più investitori a guardare con interesse a questa asset class, specialmente in un momento di crescente scetticismo verso l’eccezionalismo statunitense e l’eccessiva concentrazione nel settore tecnologico.
Il boom dell’income fund e la fiducia degli investitori
A conferma di questa tendenza, il fondo azionario dedicato ai redditi dei mercati emergenti di Aberdeen Investments, l’abrdn SICAV I – Emerging Markets Income Equity Fund, ha superato il miliardo di dollari di masse gestite a soli due anni dal lancio, avvenuto nel marzo 2024. Un traguardo che, secondo la società di gestione, testimonia la forte convinzione degli investitori nella capacità di questa classe di attività di generare flussi di cassa stabili e in crescita. Il lead portfolio manager del fondo, Matt Williams, ha sottolineato come i fattori strutturali favorevoli, tra cui investimenti costanti, fondamentali solidi e valutazioni attraenti, continuino a sostenere le prospettive di lungo termine. “Questi elementi offrono una protezione contro l’aumento della volatilità”, ha dichiarato Williams, aggiungendo che “continuiamo a osservare sia elementi fondamentali sia fattori tecnici a sostegno dell’investimento nei mercati emergenti, anche in un contesto di rischio sempre più complesso”.
Utili in crescita e valutazioni ancora scontate
Guardando ai numeri, Aberdeen Investments prevede che gli utili per azione delle società dei mercati emergenti possano crescere tra il 12% e il 15% nel prossimo ciclo economico. A sostenere questa proiezione contribuiscono un superciclo pluriennale degli investimenti in conto capitale e la crescita dei consumi interni, che stanno ridisegnando il profilo di redditività di molte aziende locali. Inoltre, le banche centrali dei Paesi emergenti si trovano in una posizione di forza, grazie a tassi reali positivi, politiche fiscali prudenti e riserve valutarie consistenti. Questi elementi, ha spiegato Williams, sostengono le monete locali con il progressivo ritorno dell’appetito per il rischio.
Sul fronte delle valutazioni, il divario con i mercati sviluppati resta ampio: le azioni emergenti trattano a sconto di circa il 40% rispetto all’MSCI World, con un rapporto prezzo/utili prospettico di 12 volte contro le 19 volte dell’indice globale. “Il reddito rappresenta una componente fondamentale, ma spesso sottovalutata, del rendimento complessivo nei mercati emergenti”, ha ribadito il portfolio manager. “Oggi oltre la metà delle società dei mercati emergenti offre un dividend yield superiore al 3%, a dimostrazione che reddito e crescita non sono fattori alternativi, ma complementari”.
Il peso crescente di Taiwan e Corea del Sud nel nuovo ordine mondiale
Nel quadro dei cambiamenti strutturali che stanno ridefinendo le gerarchie borsistiche globali, l’intelligenza artificiale gioca un ruolo di primo piano. L’ascesa di Taiwan e Corea del Sud è stata tra le più significative: Taiwan ha superato il Canada diventando il sesto mercato azionario al mondo per capitalizzazione, mentre la Corea del Sud ha scavalcato il Regno Unito, piazzandosi all’ottavo posto. Secondo Isaac Thong, senior investment director per le azioni asiatiche di Aberdeen Investments, questo balzo in avanti è stato trainato dall’ecosistema di semiconduttori di livello mondiale dei due paesi, che si trova al centro del ciclo di investimenti legato all’AI. Tuttavia, Thong ha messo in guardia sugli eventuali rischi di concentrazione: “La redditività del settore dei semiconduttori è strettamente legata alla domanda globale di tecnologia e le fasi di massimi utili sono spesso seguite da correzioni significative quando il ciclo cambia o si verificano aggiustamenti delle scorte”. Ha quindi consigliato cautela, osservando che “sebbene le valutazioni continuino a essere sostenute dalla crescita degli utili, la crescente concentrazione su titoli legati all’AI rappresenta un rischio che gli investitori dovrebbero monitorare”.
La strategia di diversificazione tra Cina, India e i campioni tecnologici
Proprio per bilanciare i rischi legati all’elevata specializzazione tecnologica, il senior investment director ha suggerito un approccio selettivo alle allocazioni geografiche. “Dal punto di vista dell’allocazione, la selettività è fondamentale”, ha affermato Thong. “Gli investitori dovrebbero bilanciare l’esposizione verso mercati ad alta crescita ma molto concentrati, come Taiwan e Corea del Sud, con mercati più resilienti e trainati dalla domanda interna, come Cina e India”. In questo modo, si può cogliere il potenziale di crescita offerto dall’intelligenza artificiale senza trascurare la stabilità e le opportunità offerte dai grandi paesi emergenti asiatici, dove i consumi interni e le politiche economiche espansive continuano a fornire un cuscinetto contro le turbolenze esterne. La combinazione tra reddito da dividendi, valutazioni convenienti e diversificazione geografica rappresenta, secondo Aberdeen Investments, la chiave per affrontare la nuova fase dei mercati globali, in cui l’Asia emergente si candida a essere sempre più protagonista.
