In un panorama finanziario dominato dalla straordinaria performance di pochi giganti tecnologici statunitensi, gli investitori iniziano a guardare con crescente interesse verso i mercati emergenti. Secondo Brad Freer, gestore di portafoglio di Capital Group, queste economie rappresentano una via per accedere a temi di crescita strutturale simili a quelli che hanno trainato Wall Street, ma a condizioni di valutazione spesso più favorevoli. “I mercati emergenti rappresentano un’opportunità interessante per gli investitori alla ricerca di fonti di crescita diversificate, al di là di un mercato azionario statunitense sempre più concentrato”, ha dichiarato Freer. Mentre le principali big tech continuano a scambiare a multipli elevati, i mercati emergenti offrono esposizione a settori chiave come l’intelligenza artificiale, con un rapporto qualità-prezzo che attira l’attenzione degli specialisti del settore.
Gli “emergent seven” e il nuovo polo dei semiconduttori
Capital Group ha identificato un gruppo ristretto di aziende che definisce gli “Emergent Seven”, un insieme di società che nel complesso rappresentano circa il 36% dell’indice MSCI Emerging Markets. Queste imprese, spiega Freer, stanno assumendo un ruolo centrale nell’ecosistema globale dell’IA, affiancandosi di fatto ai colossi statunitensi. In particolare, aziende come TSMC, Samsung e SK Hynix hanno ormai un’importanza strategica paragonabile a quella dei principali produttori americani di semiconduttori. “Nonostante il loro ruolo cruciale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, queste aziende spesso vengono scambiate a multipli di valutazione inferiori rispetto a società statunitensi comparabili”, ha sottolineato il gestore. Questa discrepanza apre, secondo Freer, uno spazio per gli investitori che credono nella crescita di lungo periodo del settore ma cercano un ingresso a prezzi più contenuti.
Cina: semiconduttori, farmaceutica e robotica
All’interno del paniere dei mercati emergenti, la Cina si distingue per un ulteriore elemento di dinamismo. Sostenuto dalla forte priorità assegnata dal governo e dalla crescente adozione interna delle tecnologie legate all’IA, il settore dei semiconduttori cinese sta entrando in una fase di significativa espansione. Secondo Freer, “la crescita degli utili sta già mostrando segnali positivi e i progressi nell’intelligenza artificiale stanno contribuendo a ridurre il divario tecnologico rispetto alle aziende statunitensi”. Ma non è solo il chip il campo di battaglia: il gestore di Capital Group rileva che “l’innovazione nei settori farmaceutico e della robotica continua ad ampliare il ventaglio delle opportunità”, rendendo la Cina un laboratorio a tutto tondo per le tecnologie del futuro.
Corea del Sud: oltre i semiconduttori, verso nuovi orizzonti
Se la Cina offre un panorama in rapida evoluzione, anche il caso di investimento della Corea del Sud potrebbe ampliarsi ulteriormente, secondo l’analisi di Freer. Grazie alle riforme societarie in corso, il paese sta allargando il proprio raggio d’azione. “Le opportunità non riguardano più soltanto le esportazioni di semiconduttori, ma si estendono a settori di rilevanza globale come difesa, gas naturale liquefatto, cantieristica navale e infrastrutture energetiche”, ha spiegato il gestore. Un elemento importante, ha aggiunto Freer, è che “le aziende coreane spesso beneficiano di vantaggi in termini di costi rispetto ai concorrenti dei mercati sviluppati e sono ben posizionate all’interno delle catene globali di approvvigionamento in evoluzione”.
Vantaggio competitivo e sfida dei costi
La Corea del Sud, tuttavia, non si affida solo al prezzo. Pur mantenendo una posizione di forza nei segmenti a maggiore valore aggiunto, dove capacità manifatturiere avanzate e competenze tecnologiche profonde sostengono il vantaggio competitivo, il paese deve fare i conti con la concorrenza cinese. “Anche in un contesto in cui il divario di costi rispetto alla Cina si sta progressivamente riducendo”, ha osservato Freer, le imprese coreane riescono a difendere la loro leadership grazie all’innovazione e alla qualità. Per l’esperto di Capital Group, questa combinazione di fattori – valutazioni interessanti, riforme strutturali e posizionamento strategico nelle filiere globali – rende i mercati emergenti, e in particolare l’asse Cina-Corea, un terreno fertile per chi cerca rendimenti legati all’IA e alla transizione tecnologica, lontano dalla bolsa di Wall Street.

