Mercati emergenti: cinque tematiche cruciali per il debito nel 2026

Il 2026 si profila come un anno di transizione per il debito dei mercati emergenti: meno euforia macroeconomica rispetto al passato recente, ma fondamentali più solidi, opportunità selettive e un ruolo crescente dei fattori idiosincratici. Secondo Robert Burgess, portfolio manager e research director di Capital Group, il quadro che emerge è complesso e frammentato, ma non privo di spunti interessanti per gli investitori pazienti e disciplinati.

“Il contesto globale resta costruttivo, ma i benefici per i mercati emergenti saranno sempre più disomogenei e dipenderanno dalla qualità delle politiche economiche e dalla capacità di assorbire gli shock”.

E in questo scenario Burgess individua cinque tematiche chiave. Eccole di seguito.

Venti macro favorevoli e slancio dell’IA, ma con vincitori e vinti

La crescita globale nel 2026 dovrebbe rallentare, senza però scivolare in territorio negativo. Un contesto più stabile, secondo Burgess, che tuttavia non si tradurrà in benefici uniformi per i mercati emergenti.

“L’accelerazione degli investimenti nell’intelligenza artificiale continua a sostenere la crescita globale, ma non tutti i Paesi emergenti sono posizionati per beneficiarne allo stesso modo”.

I maggiori vantaggi dovrebbero concentrarsi in Asia, in particolare in Corea, Taiwan, Malesia e Cina, grazie all’esposizione alla domanda di semiconduttori e infrastrutture per data center. Al contrario, economie come India e Filippine, meno legate all’hardware, potrebbero registrare benefici più limitati, con il rischio aggiuntivo di pressioni sul mercato del lavoro legate all’adozione dell’IA generativa.

In America Latina e in alcune aree dell’Africa, gli esportatori di materie prime potrebbero trarre vantaggio dalla crescente domanda di minerali critici, a patto che gli investimenti globali e la crescita cinese restino stabili. Meno favorevole, invece, il quadro per i Paesi esportatori di petrolio, penalizzati da prezzi del greggio più deboli.

Fondamentali dei mercati emergenti, resilienza sotto esame

Negli ultimi anni i mercati emergenti hanno mostrato una resilienza superiore alle attese, attraversando pandemia, shock geopolitici e cicli restrittivi senza crisi sistemiche. Il 2026, però, rappresenterà un banco di prova più impegnativo.

“Rispetto al passato, i mercati emergenti partono da posizioni migliori, ma la differenziazione interna è diventata molto più marcata”.

Il trend disinflazionistico offre margine di manovra alle banche centrali, ma non in modo uniforme. L’inflazione resta più persistente in America Latina e nell’Europa centrale e orientale, mentre l’Asia beneficia dell’effetto disinflazionistico cinese e di saldi esterni più solidi.

Sul fronte fiscale, l’Asia appare in una posizione relativamente più robusta, mentre America Latina e Africa subsahariana continuano a scontare un elevato debito pubblico e costi di finanziamento più alti. A complicare il quadro, un calendario elettorale particolarmente fitto, soprattutto in America Latina, con il rischio di derive populiste e maggiore volatilità del sentiment.

Anche i fondamentali societari restano nel complesso solidi. “Le insolvenze si sono concentrate in aree specifiche, come il settore immobiliare cinese, e non riflettono una debolezza generalizzata delle aziende emergenti”.

Carry e fattori tecnici, un sostegno potente ma selettivo

Il debito in valuta locale continua a beneficiare di rendimenti reali elevati, soprattutto in quelle economie che hanno anticipato la stretta monetaria rispetto ai mercati sviluppati.

“Il carry resta uno dei principali punti di forza del debito emergente in valuta locale, ma non è un fenomeno uniforme”.

America Latina e Sudafrica offrono rendimenti nominali a doppia cifra e tassi reali positivi, mentre in Asia il carry è più contenuto ma accompagnato da una maggiore stabilità macroeconomica. Dal punto di vista tecnico, le allocazioni degli investitori restano inferiori ai livelli pre-pandemia, creando spazio per flussi potenzialmente favorevoli, anche se la selettività sarà cruciale.

Il ciclo di allentamento monetario non è concluso, ma nel 2026 procederà con maggiore cautela. Messico, Brasile e Sudafrica presentano ancora margini per ulteriori tagli dei tassi, seppur in modo graduale e condizionato all’andamento dell’inflazione e ai rischi politici.

Un dollaro meno dominante apre opportunità sulle valute emergenti

Dopo anni di forza eccezionale, il dollaro statunitense mostra segnali di indebolimento strutturale. Valutazioni elevate, posizionamenti affollati e il restringimento dei differenziali di tasso potrebbero favorire alcune valute emergenti nel 2026.

“Un dollaro meno dominante rappresenta un cambiamento importante rispetto al passato, ma non tutti ne beneficeranno allo stesso modo”.

Le valute con carry elevato, saldi esterni solidi e politiche credibili, come il real brasiliano e il peso messicano, appaiono meglio posizionate. In Asia, India, Indonesia e Filippine offrono un mix interessante di rendimenti reali e flessibilità politica, mentre esportatori di materie prime come Sudafrica e Cile potrebbero trarre vantaggio dagli investimenti legati alla transizione energetica e all’IA.

Restano però rischi specifici, dalle tensioni commerciali legate alla revisione dell’USMCA al rallentamento del credito in Cina, che potrebbero colpire in modo selettivo alcune aree.

Debito in valuta forte, spazio per l’alfa più che per il beta

Con valutazioni meno generose, il debito emergente in valuta forte richiede un approccio mirato e selettivo.

“Le opportunità migliori sono legate a storie idiosincratiche, riforme strutturali e ancoraggi esterni credibili”.

Il Messico resta uno dei casi più convincenti, sia sul fronte sovrano sia su quello societario, grazie a disciplina fiscale, riserve solide e settori difensivi come finanza, telecomunicazioni ed energia. In Brasile emergono opportunità selezionate dopo l’allargamento degli spread, mentre in Asia società cinesi e indiane beneficiano di politiche favorevoli e liquidità abbondante.

Anche alcuni mercati di frontiera offrono valore, come l’Egitto, sostenuto dagli afflussi dal Golfo e dai programmi del FMI. “In questi contesti, il premio per il rischio resta interessante, ma la selettività è essenziale”.

In sintesi

Nel complesso, il 2026 non sarà un anno di facili guadagni per il debito dei mercati emergenti, ma piuttosto una fase in cui analisi, disciplina e attenzione ai fondamentali faranno la differenza. “In un mondo più frammentato, la capacità di distinguere tra vincitori e perdenti diventa il vero vantaggio competitivo”.