M&A: slancio globale nonostante le ombre geopolitiche

L’attività globale di deal-making entra nel nuovo anno con numeri da record, trainata dall’intelligenza artificiale e da condizioni di mercato favorevoli. Tuttavia, le tensioni internazionali e i timori di stagflazione iniziano a proiettare ombre sul futuro.

Un anno da record per le operazioni straordinarie

Il primo trimestre del 2026 si è aperto con una performance straordinaria per le fusioni e acquisizioni (M&A) e le offerte pubbliche iniziali (IPO). Secondo i dati LSEG Data & Analytics, il valore globale delle operazioni di M&A è balzato a 1.200 miliardi di dollari, segnando l’inizio d’anno più forte dal 2021 e il terzo trimestre consecutivo sopra la soglia dei 1.000 miliardi. Parallelamente, i proventi delle IPO globali hanno raggiunto i 30,9 miliardi di dollari, toccando il massimo degli ultimi quattro anni.

Questo slancio, come si legge nel rapporto, riflette l’accelerazione dell’adozione dell’intelligenza artificiale e fondamentali economici resilienti, con investimenti di capitale costanti e una spesa per i consumi in salute che sostengono la fiducia delle imprese.

Il dominio degli Stati Uniti e la corsa ai mega accordi

Sul fronte interno, gli Stati Uniti si sono confermati una roccaforte per le operazioni finanziarie, rappresentando il 52% dei volumi globali di M&A e il 27% delle emissioni globali di IPO nel primo trimestre. Un dato che, secondo gli analisti, sottolinea la profondità e la resilienza dei mercati dei capitali statunitensi.

In particolare, le operazioni di M&A di valore superiore ai 10 miliardi di dollari sono aumentate del 47% su base annua, segnando il trimestre più forte. Al contrario, si è registrato un aumento del solo 3% per le operazioni inferiori ai 500 milioni di dollari. Sebbene questa divergenza suggerisca che l’attività rimanga concentrata verso l’alto (top-heavy), essa segnala anche la solidità di bilancio e la flessibilità delle grandi corporation nell’eseguire operazioni in contesti turbolenti come quelli attuali.

Geopolitica e stagflazione: i rischi all’orizzonte

Nonostante i numeri positivi, lo scenario non è privo di insidie. L’instabilità geopolitica all’inizio del 2026 ha mutato le strategie aziendali. Alcune grandi operazioni sono state accelerate rispetto ai piani, mentre altre sono state posticipate a causa delle preoccupazioni per un conflitto prolungato in Medio Oriente. Di conseguenza, sono riemersi i timori di stagflazione, che potrebbero frenare l’attività di deal-making.

In scia a questo scenario Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, è cauto ma non allarmato: “A nostro avviso, tuttavia, gli indicatori di mercato offrono attualmente prove limitate del fatto che la stagflazione possa rappresentare un rischio sostenuto e a lungo termine per il futuro”, ha dichiarato Tognoli.

Le prospettive per il 2026: stabilità poi accelerazione

Guardando al resto dell’anno, le previsioni restano positive, sebbene con una certa gradualità. Ricordando il Giorno della Liberazione del 2 aprile 2025, prevediamo che l’attività si manterrà stabile per poi accelerare nella seconda metà dell’anno, quando le condizioni dovrebbero stabilizzarsi e potrebbero concretizzarsi potenziali tagli dei tassi di interesse, ha spiegato Tognoli.

Tuttavia, l’analista ha messo in guardia da possibili ostacoli nel breve termine. Potrebbero emergere sfide qualora la concentrazione delle operazioni iniziasse a comprimere la liquidità, l’incertezza geopolitica persistesse, le aspettative sui tassi cambiassero o la volatilità del mercato azionario aumentasse.

Per il momento, l’attività di M&A rimane robusta e anche il calendario delle future IPO appare promettente, con operazioni previste nei settori dei Beni di Consumo, dell’Energia, dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione. In conclusione, Tognoli ha sottolineato: Non escludiamo che le società possano adottare un approccio più prudente nel contesto attuale, ma le stime indicano una solidità costante per tutto il 2026, mentre le aziende lavorano per scalare e potenziare i propri modelli di business.