Pochi temi di investimento si collocano all’incrocio tra transizione energetica, sicurezza nazionale e cambiamento tecnologico in modo così diretto quanto i metalli strategici e le terre rare. Come sottolinea Aneeka Gupta, Director of Macroeconomic Research di WisdomTree, il rame e il litio alimentano i veicoli elettrici e le reti elettriche, mentre elementi come il neodimio e il disprosio si trovano all’interno dei magneti permanenti che azionano i motori dei veicoli elettrici e le turbine eoliche. Metalli quali stagno, argento, germanio e antimonio sono diventati fondamentali per i sistemi di difesa e l’elettronica avanzata.
La domanda di questi materiali è destinata a crescere per decenni. La vera questione che il mercato si pone, secondo Gupta, non è se questi materiali siano importanti, ma chi ne detenga il controllo.
l dominio cinese e la risposta occidentale
Per ora, la risposta è la Cina. Trent’anni di pazienti politiche industriali hanno permesso a Pechino di costruire la posizione più significativa dell’era moderna nel settore dei materiali critici, concentrata nelle fasi di lavorazione e raffinazione più difficili da replicare.
Ciò che è cambiato è la risposta occidentale. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i loro alleati sono passati dai documenti strategici alla legislazione e al bilancio, impiegando capitali per ricostruire catene di approvvigionamento che non possono più dare per scontate. “Questo scontro, tra un operatore storico ben radicato e una sfida miliardaria basata sulle regole di mercato, è ciò che rende questa una delle dinamiche strutturali più significative nei mercati odierni”, commenta Gupta.
La correzione di luglio: ciclica, non strutturale
Il settore delle terre rare ha vissuto una brusca inversione di tendenza a luglio. MP Materials negli Stati Uniti ha registrato un calo del 26%, l’australiana Lynas è scesa del 21%, mentre i produttori cinesi come Shenghe Resources Holdings e Grinm Advanced Material hanno perso rispettivamente il 29% e il 47%. Questo ha trascinato il settore cinese in fondo alla classifica con un calo del 13,7%.
Le terre rare sono al centro delle ragioni strutturali che spiegano il calo di luglio. Il settore aveva registrato un forte rialzo sulla scia dei controlli alle esportazioni introdotti dalla Cina nel 2025 sulle terre rare pesanti come disprosio e terbio, che hanno trasformato le licenze di esportazione in uno strumento di leva, dando slancio ai produttori non cinesi affidabili inseriti nelle catene di approvvigionamento alleate.
Il contesto politico si è ulteriormente inasprito a luglio, quando la Cina ha ampliato la propria lista di controllo aggiungendo 14 entità europee. Ciononostante, i titoli azionari hanno subito un forte calo. Gli stessi titoli minerari che avevano guidato la corsa al rialzo hanno perso da un quinto a quasi la metà del loro valore, con l’esaurirsi dello slancio e l’inizio delle prese di profitto.
Gupta sottolinea che questo non modifica i fattori strutturali: la legge dell’UE sulle materie prime critiche e le iniziative parallele degli Stati Uniti continuano a indirizzare il capitale pubblico verso la separazione e la produzione di magneti al di fuori della Cina, mentre la morsa cinese sulla lavorazione rimane immutata. “Le correzioni nell’ambito di un tema così dipendente dalle decisioni politiche tendono a smorzare il momentum piuttosto che la tesi di fondo”, afferma l’esperta.
Le tesi ribassiste sui singoli titoli
Quest’anno gli hedge fund hanno aumentato le posizioni corte su diversi titoli del settore dei minerali critici quotati negli Stati Uniti, come MP Materials, US Antimony e American Resources, nella convinzione che il sostegno di Washington, per quanto consistente, impiegherà anni per allentare la morsa della Cina e potrebbe non essere sufficiente da solo.
Le posizioni ribassiste su US Antimony sono cresciute quest’anno, passando da circa un quarto a oltre il 40% del valore complessivo di mercato dell’azienda, mentre le scommesse contro American Resources, che lo scorso anno non ha generato alcun ricavo, sono passate da meno del 10% a oltre un quinto delle sue azioni.
Lo scetticismo si basa su due punti. In primo luogo, molti di questi titoli hanno triplicato il proprio valore nel 2025 grazie alle partecipazioni azionarie del governo, ai prestiti e ai contratti di acquisto garantito, attirando un’ondata di capitali da parte degli investitori al dettaglio e determinando valutazioni influenzate più dai titoli dei giornali sulle politiche governative che dai fondamentali.
In secondo luogo, un rapporto del Centro per la Strategia sui Minerali Critici del SAFE sostiene che il vincolo determinante per l’Occidente sia il denaro piuttosto che la geologia. Si segnala una carenza di finanziamenti pubblici, a fronte di miniere e impianti di lavorazione ad alta intensità di capitale la cui realizzazione può richiedere un decennio o più, mentre la Cina mantiene la capacità di ridefinire i prezzi immettendo offerta sul mercato non appena i rivali raggiungono una certa scala.
La recente aggiunta di MP Materials e USA Rare Earth all’elenco cinese dei controlli sulle esportazioni ricorda che Pechino detiene ancora il controllo sia sull’offerta che sul sentiment.
La view di WisdomTree: una tesi strutturale rafforzata
Secondo Gupta, nulla di tutto ciò indebolisce l’analisi strutturale di WisdomTree, anzi la rafforza. L’argomentazione ribassista verte prevalentemente sulla concentrazione in una manciata di investimenti statunitensi di natura speculativa, spesso privi di ricavi o legati a un’unica materia prima, e non sulla domanda di metalli strategici o sull’orientamento delle politiche.
“Si tratta, in effetti, di un’argomentazione a favore di un’esposizione distribuita lungo la catena del valore e ponderata in base alla sostanza economica piuttosto che ai titoli dei giornali”, conclude Gupta.
La sfida per gli investitori, dunque, non è mettere in dubbio la rilevanza strutturale delle terre rare e dei metalli critici, ma piuttosto distinguere tra le società con fondamentali solidi e quelle la cui valutazione è stata gonfiata dall’entusiasmo speculativo legato alle politiche governative. In un settore destinato a crescere per decenni, le correzioni di mercato potrebbero rappresentare opportunità per chi sa guardare oltre la volatilità di breve periodo.
