La tempesta perfetta che nelle ultime sedute ha scosso i listini bancari europei non rappresenta una inversione di rotta strutturale, ma piuttosto una violenta, seppur temporanea, turbolenza. È questa la convinzione espressa da David Benamou, Chief Investment Officer di Axiom Alternative Investments, che delinea un quadro in cui il trend rialzista del settore creditizio rimane solido, nonostante la convergenza simultanea di tre distinti fattori di shock.
Tre fronti di crisi per un solo sell-off
La forte correzione osservata non è figlia di un unico evento, bensì della sovrapposizione di tre fragilità emerse in momenti diversi. La prima, secondo Benamou, riguarda il debito privato e aleggia sui mercati dallo scorso settembre. In questo ambito, la percezione degli operatori è che alcuni rischi risultino mal gestiti, alimentando un senso di inquietudine di fondo.
Il secondo elemento di disturbo, emerso con prepotenza all’inizio dell’anno, è legato all’evoluzione tecnologica. Si tratta del rischio di perturbazione di alcune attività bancarie tradizionali, in particolare la gestione dei depositi tramite l’IA agentica. Un’innovazione che promette efficienza ma che, nel breve termine, introduce incognite sulla tenuta dei modelli di business consolidati.
Il terzo shock, quello più acuto e recente, è di matrice squisitamente geopolitica: il conflitto in Medio Oriente e la conseguente chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia cruciale per il commercio energetico globale.
La tregua e la dinamica dei tassi: un vantaggio nascosto
La fiammata del prezzo del petrolio aveva immediatamente riacceso i timori inflazionistici, spingendo le aspettative sui tassi della Banca Centrale Europea verso l’alto. Tuttavia, Benamou sottolinea un aspetto paradossale e positivo per le banche: l’aumento di circa 40 punti base della parte a breve della curva dei tassi ha fornito un sostegno immediato al margine di interesse netto, il cosiddetto NIM. Questo perché le banche beneficiano di tassi più alti sugli impieghi, mentre la remunerazione dei depositi dei clienti rimane generalmente più rigida e limitata.
Con l’annuncio della tregua di due settimane e la possibile riapertura condizionata dello Stretto di Hormuz, il Brent è rapidamente rientrato al di sotto dei 100 dollaro. Questa rapida de-escalation, spiega il CIO, riduce le pressioni inflazionistiche a breve termine e migliora la visibilità macroeconomica, un fattore che ha già beneficiato le attività di trading e di intermediazione delle banche.
Lo scenario centrale prevede un aumento dei tassi
Nell’analisi di Axiom Alternative Investments, lo scenario più probabile, a cui viene attribuita una probabilità del 50 percento, prevede la fine delle operazioni militari e una riapertura effettiva e sicura del traffico navale nelle prossime settimane. Questo avverrebbe attraverso negoziati che coinvolgano una coalizione internazionale allargata all’Europa e ai paesi del Golfo, con l’Iran che manterrebbe un ruolo centrale accettando garanzie di transito in cambio di aiuti alla ricostruzione e di un allentamento mirato delle sanzioni.
In questo contesto, il prezzo del barile di Brent si stabilizzerebbe tra gli 85 e i 105 dollari nell’orizzonte temporale da uno a tre mesi. Per le banche europee, lo shock petrolifero rimarrebbe quindi temporaneo. Prevediamo tuttavia un aumento dei tassi in questo scenario, il che sosterrebbe il margine di interesse netto del settore, afferma Benamou. La normalizzazione geopolitica potrebbe teoricamente portare a un aumento degli eventi di credito, ma il costo del rischio rimarrebbe contenuto grazie alle riserve accumulate durante la pandemia, stimate in circa 20 punti base. Le banche d’investimento attive nell’intermediazione petrolifera e nelle attività di mercato, inoltre, beneficerebbero di un aumento dei ricavi da trading e da finanziamento.
Fondamentali in miglioramento e valutazioni a sconto
Al di là del rumore di fondo della volatilità, i fondamentali del settore bancario europeo rimangono solidi. Gli ultimi risultati trimestrali hanno mostrato una crescita dei volumi di prestiti e depositi, con ricavi attesi in aumento dal 3 al 10 percento nel 2026 a seconda degli istituti. L’efficienza operativa è destinata a migliorare ulteriormente, grazie alla riduzione del rapporto costi/ricavi spinta dalle acquisizioni e dall’implementazione dell’intelligenza artificiale. BNP Paribas, ad esempio, ha rivisto al rialzo il proprio obiettivo portandolo a meno del 56 percento per il 2028, rispetto al precedente 58 percento circa.
Nonostante questo quadro confortante, lo sconto con cui il mercato valuta le banche europee rimane considerevole, attestandosi intorno al 35-38 percento rispetto all’indice Stoxx 600 ai livelli attuali. Un differenziale che, secondo Benamou, offre un punto di ingresso interessante dopo il rimbalzo post-tregua. Il principale rischio di deterioramento rimane il costo del rischio. Non temiamo che si concretizzi nel breve termine, conclude il CIO di Axiom, purché lo shock energetico non si prolunghi al punto da provocare un razionamento o una recessione marcata che comporti fallimenti aziendali. Gli accantonamenti precauzionali accumulati dalla pandemia costituiscono un solido cuscinetto a protezione dei bilanci.
