L’intelligenza artificiale sta trasformando l’economia globale a una velocità senza precedenti. Eppure, i portafogli degli investitori sembrano non essersene accorti. È il paradosso al centro dell’analisi di Cormac Weldon, responsabile azionario Usa di Artemis IM, che si chiede “se l’IA sta cambiando il mondo come lo conosciamo, e l’IA stessa sta cambiando ancora più rapidamente, perché i portafogli degli investitori rimangono gli stessi?”
Weldon parte da un dato evidente: il lancio di ChatGPT nel 2022 ha rappresentato un punto di svolta, rendendo labile il confine tra realtà scientifica e fantascienza. Da allora, ogni giorno porta notizie di un altro settore, azienda o modello di business a rischio di essere sconvolto dall’IA. L’ironia, sottolinea, è che oggi la lista include le stesse aziende di intelligenza artificiale. I ricavi di ChatGPT sono recentemente scesi sotto quelli della rivale Anthropic, e i dati suggeriscono che l’aumento degli abbonamenti a pagamento di quest’ultima avviene a scapito dei primi.
La concentrazione che non cambia
Il dato più sorprendente riguarda la composizione degli indici globali. Alla fine di gennaio 2023, i primi cinque componenti dell’indice MSCI World – Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Nvidia – rappresentavano il 12,5% del totale. Oggi, spiega Weldon, “i primi cinque componenti dell’indice MSCI World sono ancora Nvidia, Apple, Microsoft, Amazon e Alphabet, ma con una ponderazione ancora più concentrata, pari al 19,0%”.
L’autore riconosce l’obiezione: tranne Nvidia, solo una minima parte dei ricavi di queste aziende è generata direttamente dall’IA. Tuttavia, nota Weldon, “sebbene l’IA non sia responsabile di come queste aziende guadagnano, ora è la causa principale di come spendono i loro profitti”.
Mille miliardi di dollari in infrastrutture
Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta prevedono di spendere quasi 725 miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale nel 2026. Una cifra che Artemis IM stima possa raggiungere 1.000 miliardi di dollari entro il 2030. Per avere un termine di paragone, nel 2023 la spesa era di soli 150 miliardi.
Le conseguenze sono evidenti: “i rendimenti del flusso di cassa libero di queste aziende sono inferiori non solo a quelli registrati in quell’anno, ma anche a quelli di dieci anni fa”. Per questo motivo, Weldon precisa che Artemis IM preferisce mantenere “una posizione sottopesata in questo sottosettore del mercato”, almeno fino a quando gli investimenti non inizieranno a generare rendimenti consistenti o non emergerà un vincitore indiscusso tra i cosiddetti hyperscaler.
Non pessimisti, ma selettivi
“Non siamo pessimisti sull’IA”, tiene a precisare Weldon. Il team di Artemis IM si è invece orientato verso “l’insieme eterogeneo di settori e aziende che ne trarranno beneficio”. Un principio chiave del loro processo è cercare titoli in cui il potenziale rialzo superi il potenziale ribasso in un rapporto di due a uno.
Dove si trovano queste opportunità? Principalmente in quei segmenti dove la domanda supera l’offerta. “Quei 725 miliardi di dollari sono una somma enorme da cercare di immettere nell’economia in un solo anno”, osserva Weldon, “e com’era prevedibile, ciò ha portato a un intasamento dopo l’altro”.
Due anni fa i principali beneficiari sembravano solo i progettisti di semiconduttori come Nvidia e i produttori come Broadcom. Ma da allora si è scoperto che i data center per l’IA devono essere cablati in modo fondamentalmente diverso, generando un’impennata della domanda per componenti Coherent. Anche il settore dello storage – “un’industria in difficoltà che produceva solo dischi rigidi per PC desktop” – è diventato improvvisamente un fattore limitante per la generazione di contenuti IA e la crescita del cloud.
Il collo di bottiglia inaspettato: gli elettricisti
L’aspetto più sorprendente riguarda settori lontani dalla tecnologia. Weldon cita il caso di Comfort Systems, un’agenzia di lavoro interinale che sta assistendo a “un esodo netto di elettricisti, saldatori, idraulici e installatori di tubature”. Ci sono più artigiani che lasciano il settore rispetto a quelli che vi entrano. “Se sei Meta o Alphabet”, spiega, “stai cercando disperatamente di pagare queste persone il più possibile affinché continuino a lavorare”.
Questo squilibrio tra domanda e offerta – conclude Weldon – ha permesso a molte aziende della catena del valore dell’IA di generare profitti superiori alla media. “Non vediamo nulla che suggerisca che questo trend possa essere minacciato nel breve termine, specialmente se gli impegni di spesa degli hyperscaler rimangono in vigore”.
Il futuro: verso i settori a rischio
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il prossimo passo potrebbe condurre Artemis IM verso quei settori oggi considerati più a rischio di essere sconvolti dall’IA. “I timori di obsolescenza hanno spinto al ribasso le valutazioni in settori quali il software e la consulenza”, spiega Weldon, “anche se in molti casi la crescita degli utili ha superato quella del mercato”.
Se questi timori dovessero rivelarsi infondati, gli investitori potrebbero rivalutare queste società come aziende in rapida crescita capaci di generare flussi di cassa libero consistenti. “Al momento siamo ben lontani dal sapere quali società in questi settori si dimostreranno immuni alla minaccia dell’IA”, ammette Weldon. “Ma continueremo a monitorarle alla ricerca di indizi che suggeriscano che i loro modelli di business siano più solidi di quanto si pensasse in precedenza”.
La conclusione di Weldon è chiara: “Le cose cambiano. E così dovrebbe fare anche il portafoglio di ogni investitore”.
