L’entusiasmo per SpaceX accende i riflettori anche sull’economia spaziale europea

L’attesa per la quotazione in Borsa di SpaceX ha scatenato un vero e proprio rally su tutto ciò che riguarda l’economia spaziale. Lo dimostra il balzo del 97,3% da inizio anno dell’ETF VanEck Space Innovators, un fondo che replica le performance delle principali aziende del settore. Tuttavia, come osserva Tom O’Hara, Investment Director European Equities di GAM, “le società quotate negli Stati Uniti dominano la composizione dell’ETF, con solo quattro società europee (generatrici di liquidità) – SES, Melrose, Eutelsat e Avio – che rappresentano complessivamente l’11,5% del patrimonio”.

Europa ancora sulla rampa di lancio

Mentre Oltreoceano i titoli spaziali volano, il Vecchio Continente sembra muoversi con maggiore cautela. “A parte STM, i titoli europei legati al settore spaziale devono ancora eguagliare i rendimenti da inizio anno del settore spaziale globale”, spiega O’Hara. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo: Avio, OHB, SES, Eutelsat e STM hanno tutte sovraperformato i mercati europei più ampi da inizio anno, segno che “gli investitori iniziano a riconoscere il valore strategico delle attività spaziali”.

Secondo il manager, l’Europa non produrrà la prossima SpaceX in tempi brevi. Ma l’entusiasmo per la IPO di Elon Musk, aggiunge O’Hara, “mette in evidenza il valore che vediamo in molte aziende esposte allo stesso tema, aziende che sono già redditizie ma offrono interessanti prospettive di crescita. L’Europa ha costruito silenziosamente un ecosistema spaziale strategico che spazia dai lanciatori ai satelliti, dai semiconduttori alle infrastrutture di comunicazione, eppure riteniamo che molte di queste aziende rimangano sottovalutate”.

Avio e la sovranità spaziale italiana

Tra le storie più interessanti spicca quella di Avio, il gruppo italiano che O’Hara definisce “uno degli esempi più evidenti della spinta dell’Europa verso la ‘sovranità spaziale’”. L’azienda è il principale appaltatore del lanciatore Vega e un fornitore chiave nel programma Ariane attraverso Arianespace, il che la rende strategicamente cruciale per l’accesso indipendente dell’Europa allo spazio.

I numeri parlano chiaro: nell’esercizio 2025, Avio ha generato 358,9 milioni di euro dai sistemi di lancio e altri 81,7 milioni dalla propulsione spaziale, con le attività legate ai lanci che rappresentano oltre l’80% del fatturato del gruppo. Eppure, nonostante questo posizionamento, il titolo viene scambiato a circa 2,6 volte il rapporto EVvendite per il 2027, una frazione dei multipli stratosferici delle concorrenti americane. Per fare un paragone, Rocket Lab – principale componente dell’ETF di VanEck – viene scambiata a 70,4 volte.

A sostenere Avio c’è anche la crescente domanda nel settore della difesa, grazie alla sua attività nei motori a propellente solido per MBDA, mentre gli accordi con Raytheon e Lockheed Martin garantiscono esposizione alla spesa militare statunitense.

Airbus, Leonardo e Thales: nasce un campione europeo

Diversi gruppi aerospaziali europei possiedono attività spaziali sostanziali ma, a giudizio di O’Hara, sottovalutate. “Airbus Defence & Space costruisce satelliti militari, payload e sistemi di comunicazione sovrani, mentre Leonardo e Thales forniscono competenze nella produzione di satelliti, nell’osservazione della Terra, nella navigazione e nelle comunicazioni sicure attraverso Thales Alenia Space e Telespazio”.

Il passo decisivo è stato compiuto di recente: Airbus, Leonardo e Thales hanno concordato di fondere le loro attività spaziali per creare un leader europeo con un fatturato annuo di circa 6,5 miliardi di euro. “La proposta evidenzia la crescente attenzione dell’Europa verso l’autonomia strategica nello spazio”, sottolinea O’Hara. Anche Kongersberg, il gruppo norvegese della difesa, ha un’esposizione significativa attraverso la produzione di satelliti, le infrastrutture delle stazioni di terra e i sistemi di sorveglianza.

I semiconduttori che fanno volare Starlink

Uno dei beneficiari meno evidenti della crescita delle costellazioni di satelliti in orbita terrestre bassa (LEO) è STMicroelectronics. Le moderne reti LEO, come Starlink, richiedono chip analogici, a radiofrequenza e di gestione dell’alimentazione altamente specializzati. Il gruppo italo-francese è diventato un fornitore chiave di Starlink, e i risultati si vedono: il management ha rivelato che i ricavi derivanti dai programmi LEO sono cresciuti da circa 175 milioni di dollari nel 2021 a circa 600 milioni nel 2025, con una previsione di avvicinarsi a 1 miliardo di dollari nel 2026.

SES ed Eutelsat: da telco a infrastrutture strategiche

SES ed Eutelsat vengono spesso considerati operatori tradizionali minacciati da Starlink. O’Hara non nasconde le difficoltà: “Pur concordando sul fatto che questi operatori siano strutturalmente svantaggiati rispetto a Starlink”, il ragionamento cambia se si guarda alla sicurezza e alla sovranità. Gli operatori satellitari europei stanno diventando sempre più importanti per le ambizioni di comunicazione sovrana dell’Europa, in particolare nei settori governativo e della difesa attraverso i loro satelliti in orbita terrestre media e geostazionaria, “un’area che SpaceX non ha ancora preso di mira”.

Nel settore LEO, la partecipazione di Eutelsat in OneWeb garantisce all’Europa una capacità già operativa, mentre entrambe le società dovrebbero svolgere un ruolo importante nel programma IRIS2. Anche la tedesca OHB offre un’esposizione diretta alla spesa spaziale europea attraverso la produzione di satelliti.

La conclusione di O’Hara è chiara: “Né SES né Eutelsat sono in grado di competere commercialmente con SpaceX, ma poiché i governi attribuiscono sempre maggiore importanza alla resilienza delle comunicazioni e all’autonomia tecnologica, riteniamo che queste società possano essere considerate sempre più come asset infrastrutturali strategici piuttosto che come tradizionali società di telecomunicazioni”.