L’economia degli Stati Uniti continua a essere il principale sostegno del rally dei mercati. Secondo Laura Cooper, Global Investment Strategist and Head of Macro Credit di Nuveen, “la crescita ha rallentato ma non sta crollando”. Anche le imprese statunitensi mostrano segnali analoghi: gli utili dell’S&P 500 nel primo trimestre sono tra i più solidi dalla fase immediatamente successiva alla pandemia. Tuttavia, Cooper avverte: “se si escludono l’AI e l’energia, le revisioni degli utili per il 2027 sono state sostanzialmente piatte”.
La performance del mercato riflette la stessa dinamica. L’S&P 500 ha guadagnato circa l’11% da inizio anno, ma “se si escludono le dieci società che hanno contribuito maggiormente alla crescita, il guadagno si riduce di oltre la metà”. Gli indici toccano nuovi massimi, ma un numero sorprendentemente esiguo di aziende rappresenta una quota sproporzionata di quei rialzi.
Cooper sottolinea l’importanza di questa distinzione: “un’espansione generalizzata degli utili può assorbire una quantità sorprendente di incertezza. Un’espansione ridotta degli utili lascia invece molto meno margine per affrontare eventuali delusioni”.
L’intelligenza artificiale al centro delle tensioni
Il tema dell’AI è cruciale. “Costruire un altro data center è facile da inserire nei modelli finanziari; dimostrare che una cifra stimata in 750 miliardi di dollari di investimenti in AI solo quest’anno si traduca in una crescita duratura dei ricavi, nell’espansione dei margini e in guadagni di produttività in tutta l’economia, non lo è”, spiega l’esperta.
I mercati presumono che la monetizzazione segua naturalmente l’investimento. Ma “questa ipotesi non è mai stata testata su tale scala e le rivoluzioni tecnologiche raramente sono lineari”. Anche la Banca Centrale Europea ha recentemente segnalato lo stesso rischio: i capitali e le aspettative si stanno concentrando pericolosamente intorno all’AI. Se i guadagni di produttività attesi non si concretizzeranno, “tale concentrazione non causerebbe solo delusione, ma destabilizzerebbe i mercati”.
Europa, una resilienza che non regge il confronto
Sul Vecchio Continente, Cooper osserva che gli investitori erano diventati più ottimisti grazie all’espansione fiscale, alla spesa per la difesa e alle attese di sostegno monetario. Tuttavia, “i dati sugli utili in un contesto di shock energetico non giustificano l’ottimismo a breve termine”. Quasi la metà delle aziende europee ha subito revisioni al ribasso degli utili quest’anno, con margini sotto pressione nei settori industriale, automobilistico e dei consumi. “L’energia ha rappresentato circa un terzo della crescita degli utili in Europa. Escludendo questo settore, il quadro generale appare notevolmente più debole”.
L’Europa è anche più esposta a un conflitto prolungato in Medio Oriente. L’inflazione core è salita al 2,5% a maggio, avvicinandosi allo scenario “severo” della BCE, il che probabilmente porterà a un aumento dei tassi a giugno. “Se le tensioni geopolitiche si intensificheranno ulteriormente, la narrativa della resilienza in Europa entrerà in crisi”. La conclusione di Cooper è netta: “Quella che sembra una storia di resilienza globale è in realtà una storia esclusivamente statunitense: un rinnovato eccezionalismo americano sostenuto dagli investimenti nell’AI”.
Obbligazioni vs azioni: il disaccordo che conta
Sui mercati obbligazionari l’entusiasmo è decisamente minore. “I rendimenti sulla parte a lungo termine della curva continuano a riflettere le preoccupazioni relative ai deficit, all’emissione di debito sovrano e al costo del capitale a lungo termine”. Mentre gli investitori azionari sostengono che la crescita degli utili possa superare queste pressioni, “gli investitori obbligazionari restano meno convinti”.
Secondo Cooper, il disaccordo si riduce a un unico interrogativo: “la produttività e la crescita degli utili possono continuare a correre più velocemente del debito, dei deficit e di un costo del capitale strutturalmente più elevato?”. Per ora, l’azionario sta vincendo il confronto. “I prossimi trimestri potrebbero fornire la risposta”.
Le tre sfide per il futuro
Guardando avanti, Cooper individua tre condizioni necessarie. Primo: “la crescita degli utili deve estendersi oltre i beneficiari delle infrastrutture AI”. Secondo: “gli investimenti in AI devono tradursi in una crescita misurabile dei ricavi”. Terzo: “la resilienza dei consumatori deve rimanere intatta nonostante i costi di finanziamento più elevati, un sentiment ai minimi storici e una persistente incertezza geopolitica”.
Il rischio crescente, avverte, è che la concentrazione possa persino aumentare. Molte grandi società private sono probabili candidate per future quotazioni in borsa. “Piuttosto che ampliare la leadership di mercato, la loro eventuale inclusione nei principali indici potrebbe rafforzare il dominio di un ristretto gruppo di megacap legate all’AI”.
