La rivincita dei dividendi: nel 2025 crescono del 5,3% e stabilizzano i portafogli

Nel 2025, il panorama degli investimenti globali ha raggiunto un nuovo traguardo storico: i dividendi distribuiti a livello mondiale sono saliti a 2.300 miliardi di dollari, segnando un aumento del 5,3% rispetto all’anno precedente. Lo rivela un recente report di Vanguard che sottolinea come si tratti del quinto record consecutivo per le distribuzioni agli azionisti.

Una crescita a due velocità

L’anno è stato caratterizzato da una forte volatilità nella cadenza dei pagamenti. Se il terzo trimestre aveva registrato un lieve calo (-0,2%) dovuto principalmente a un cambiamento nella tempistica dei dividendi delle mega-banche cinesi, l’ultima parte dell’anno ha visto una poderosa rimonta.

Nel solo quarto trimestre, i dividendi sono aumentati del 7,7% su base annua, raggiungendo i 673 miliardi di dollari, una spinta che ha permesso di chiudere l’anno in territorio ampiamente positivo.

“Questo nuovo record – il quinto consecutivo – è degno di nota, soprattutto vista la continua volatilità dei mercati determinata dalle numerose incertezze geopolitiche e dalla crescente influenza dell’intelligenza artificiale”, commenta Viktor Nossek, Investment & Product Strategic Intelligence di Vanguard Europe.

Secondo l’esperto, il dato non è solo un numero, ma la prova di una tendenza strutturale: “Esso non solo dimostra la costante volontà delle società di condividere i propri utili con gli azionisti attraverso il pagamento di dividendi, ma sottolinea anche il ruolo stabilizzante dei dividendi nel portafoglio degli investitori”.

Il ruolo chiave dei mercati sviluppati

La spinta principale è arrivata dai mercati sviluppati, che hanno contribuito per 94 miliardi di dollari alla crescita totale di 113 miliardi, pari all’83% dell’incremento globale. A brillare sono state soprattutto l’Europa (Regno Unito escluso) con un +10% e il Giappone con un +11%, entrambi a doppia cifra.

Performance solide anche per il Nord America (+5%) e la regione del Pacifico (+4%). A livello settoriale, a trainare il carro sono stati i comparti finanziario (+14%) e industriale (+13%), mentre il settore tecnologico ha registrato un balzo del 15%, consolidando il suo ruolo anche nelle strategie value.

Il “doppio effetto” Cina e il freno degli emergenti

La Cina ha giocato un ruolo da protagonista, seppur contraddittorio. Da un lato, i cambiamenti nella cadenza dei pagamenti delle sue mega-banche hanno creato distorsioni nei flussi trimestrali; dall’altro, Pechino ha dimostrato una sorprendente solidità nei payout.

Nonostante le turbolenze interne (crisi immobiliare, calo dei consumi e deflazione), le aziende cinesi hanno distribuito 317 miliardi di dollari, con un incremento del 7% su base annua. Una performance che distacca nettamente il gigante asiatico dal resto del mondo emergente.

“Questo dato distingue la Cina dagli altri paesi emergenti che, rispetto all’anno precedente, hanno registrato un calo dei dividendi pari all’1%”, spiega Nossek.

Il freno principale è arrivato dal settore energetico, un tempo pilastro dei payout nei Paesi in via di sviluppo. A livello globale, le società energetiche hanno tagliato i dividendi per 59 miliardi di dollari (-18%) , e di questi, ben 53 miliardi sono ascrivibili esclusivamente alle aziende dei mercati emergenti.

Prospettive per il 2026: il ritorno del valore e le materie prime

Guardando al futuro, Vanguard si mostra cautamente ottimista. Secondo il report, il 2026 potrebbe vedere un ulteriore impulso ai dividendi grazie a due fattori principali: il rialzo dei prezzi dei metalli (preziosi e industriali) sta rafforzando i flussi di cassa nei settori industriali e dei materiali di base, storicamente generosi con gli azionisti.

Inoltre, il mercato azionario potrebbe assistere a una rotazione. Il crescente scetticismo verso le valutazioni stellari dei titoli legati all’AI e delle cosiddette “Magnificent 7” potrebbe riportare in auge i titoli value ad alto dividendo.

“In un contesto in cui gli investitori si concentrano sempre più su distribuzioni stabili e rischi di valutazione inferiori, le società con bilanci solidi e payout ratio sostenibili potrebbero espandere ulteriormente le proprie politiche di dividendi”, prevede Nossek.

La parola d’ordine per il 2026, dunque, sarà diversificazione. Le strategie ad alto dividendo, conclude l’analista, “potrebbero quindi svolgere un ruolo importante, sia come stabilizzatore del portafoglio complessivo sia come fonte di reddito da dividendi affidabile”.