Investimenti: tre modi per sopravvivere (e vincere) nell’era dell’IA

Il dibattito sull’intelligenza artificiale ha subito una brusca svolta. Se fino a pochi mesi dominava l’entusiasmo per il potenziale trasformativo della tecnologia, oggi negli investitori è subentrata una duplice ansia: prima il timore di una bolla speculativa, e ora la preoccupazione più concreta che la forza inarrestabile dell’IA finisca per travolgere ampi segmenti dell’economia globale. In questo contesto di cambiamenti rapidissimi, come dovrebbero orientarsi gli investitori a lungo termine?

Secondo Mark Casey, gestore azionario di Capital Group, “siamo ancora nelle prime fasi di comprensione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli di business”. Per alcuni settori l’effetto sarà notevole, per altri più neutro o addirittura positivo. Tuttavia, avverte Casey, “sarebbe un errore sottovalutare il potenziale dell’intelligenza artificiale di ridisegnare l’economia”. Ecco tre aree su cui concentrare l’attenzione, nonostante i continui colpi di scena.

Le aziende immuni all’IA – Il ritorno dell’economia reale

Esistono settori che l’IA non potrà facilmente scalfire. Si tratta principalmente dei comparti legati ai beni reali e alla produzione fisica, definiti dal CEO di Ritholtz Wealth Management, Josh Brown, come titoli HALO (Heavy Assets, Low Obsolescence, ovvero asset consistenti a bassa obsolescenza). “L’IA non è in grado, ad esempio, di preparare hamburger, sostituire cavi in rame o decifrare i segnali dei motori a reazione”, si legge nell’analisi di Capital Group.

Stiamo assistendo a una rinascita dell’economia reale. Nel settore dei trasporti, l’operatore ferroviario Union Pacific ha reso noti i propri piani per l’acquisizione della rivale Norfolk Southern Railway, creando una linea transcontinentale che collegherebbe diverse stazioni negli Stati Uniti e in Canada. Nel comparto industriale, l’impennata della domanda di viaggi aerei e l’aumento dei budget per la difesa hanno generato forti fattori di sostegno: GE Aerospace ha un portafoglio ordini per i propri motori a reazione salito a quota 190 miliardi di dollari, mentre l’appaltatore statunitense RTX ha registrato un aumento degli ordinativi grazie alla modernizzazione delle forze armate in Europa e Medio Oriente.

Anche nella ristorazione i consumatori continuano a preferire il servizio umano, come nel caso di Starbucks. Nel settore sanitario, nonostante le pressioni regolatorie, aziende come Medtronic (produttore di dispositivi chirurgici con oltre 70 stabilimenti nel mondo) stanno riducendo i costi consolidando i centri di distribuzione e cedendo divisioni non strategiche.

Non tutte le aziende esposte all’IA sono destate a perdere

Le società considerate altamente vulnerabili – software, servizi finanziari e consulenza – sono state etichettate dal mercato come potenziali “vittime dell’IA”. Molte aziende SaaS (software-as-a-service) potrebbero subire un calo perpetuo a causa della concorrenza alimentata dall’IA. Ma, avverte l’analisi, “probabilmente alcune di esse lo subiranno, ma altre sembrano ben protette dai rischi associati all’IA, mentre altre ancora sembrano destinate a trarne vantaggio”.

Un caso emblematico è Salesforce, piattaforma di gestione delle relazioni con i clienti. Il prezzo delle sue azioni ha subito un forte calo quest’anno per il timore che gli strumenti di IA rendano più facile replicarne le funzionalità. Tuttavia, l’azienda sta integrando attivamente funzionalità di IA nella propria offerta. Secondo Casey, “il ruolo dell’azienda come sistema di riferimento e la sua profonda integrazione con i principali flussi di lavoro aziendali potrebbero fornirle vantaggi sufficienti per tenere a bada la concorrenza legata all’intelligenza artificiale”.

Le società pick-and-shovel dell’IA

Non è possibile costruire una nuova economia senza le imprese della old economy. Lo sviluppo dell’IA dipende in larga misura dai produttori di impianti di generazione di energia elettrica e di raffreddamento, dai servizi di pubblica utilità e dalle società minerarie. Si tratta delle proverbiali società pick-and-shovel che alimentano le infrastrutture per l’IA. Gli hyperscaler (i giganti del cloud) si sono impegnati a investire 650 miliardi di dollari in spese in conto capitale, principalmente per la realizzazione di data center.

Al centro di questa infrastruttura ci sono i semiconduttori. Nvidia produce chip GPU indispensabili per i modelli linguistici di grandi dimensioni, Broadcom produce chip per reti, ed entrambe hanno registrato una crescita record delle vendite. Applied Materials ha conseguito un’impennata della domanda delle proprie apparecchiature per l’ampliamento e il potenziamento degli impianti di chip.

Il boom crea opportunità anche nella produzione di energia e beni strumentali. GE Vernova (produzione di attrezzature pesanti) ha dichiarato un portafoglio ordini pluriennale per le proprie turbine a gas, mentre la domanda di impianti HVAC (riscaldamento, ventilamento e condizionamento dell’aria) ha superato l’offerta, spingendo produttori come Carrier Global e AAON ad aumentare la capacità produttiva.

Selettività e ricerca, le parole chiave

La tecnologia dell’intelligenza artificiale si trova ancora nelle prime fasi sia di sviluppo che di adozione. Eppure, si sta già affermando quale potente forza economica da non sottovalutare. L’impatto dell’IA non sarà uniforme: sia nel settore industriale, in forte ascesa, sia in quello tecnologico, in forte calo, si sono registrati nei primi due mesi dell’anno titoli con guadagni del 20% e titoli con perdite del 20%.

Conclude Casey, “sia che un investitore cerchi opportunità tra le società le cui azioni sono salite alle stelle o tra le società di software e consulenza le cui azioni sono crollate, la chiave per il successo a lungo termine sarà investire in modo selettivo, sulla base di un’approfondita attività di ricerca”. In altre parole, più che scommettere sull’IA in sé, la sfida è scegliere con rigore i singoli protagonisti di questa trasformazione epocale.