Investimenti, oro: attenzione alla trasformazione da bene rifugio ad asset speculativo

Da sempre simbolo di stabilità e rifugio per eccellenza nei momenti di turbolenza, l’oro starebbe vivendo una silenziosa ma radicale mutazione genetica. A lanciare l’allarme è Mario Unali, responsabile Investment Advisory di Kairos Partners Sgr, secondo cui il metallo prezioso avrebbe ormai perso le sue tradizionali caratteristiche difensive per assumere i tratti tipici di uno strumento speculativo.

«Nei portafogli dei risparmiatori, così come in quelli degli investitori professionali, l’oro ha da sempre svolto la funzione di proteggere il capitale investito dalla volatilità di breve termine e da eventi avversi», ricorda Unali. E i dati storici gli danno ragione: nel 2008, «annus horribilis per i mercati», il lingotto si apprezzò di oltre il 5%; nel 2022, «piagato dall’inflazione», le perdite furono inferiori all’1%. Performance che raccontano di un asset capace, «pur senza assicurare cedole né dividendi», di resistere «alle intemperie quando le nuvole si addensano sui mercati».

Negli ultimi anni, tuttavia, il quadro è cambiato. L’oro ha offerto «rendimenti assai elevati pur in un contesto di crescita economica vigorosa e di valutazioni azionarie in continua espansione». Da inizio 2023 a fine gennaio 2026 il rendimento annualizzato del metallo ha superato il 38%, trascinato da banche centrali asiatiche in cerca di diversificazione dal dollaro, dalla debolezza della valuta statunitense e da investitori attratti dalla conservazione del valore in un’epoca di svalutazione della moneta fiat.

Proprio questi ritorni da capogiro hanno attirato una platea inedita. «Non più investitori tradizionali alla ricerca di protezione nel medio periodo, ma speculatori, spesso poco sofisticati, a caccia di rendimenti facili nel breve termine», sottolinea Unali. È il sorpasso dell’oro “finanziario” su quello “reale”: le fluttuazioni giornaliere si ampliano, le difese cedono il passo alla speculazione.

Un dato, riportato dal manager di Kairos, suona come un campanello d’allarme: «Tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 la volatilità dell’oro ha superato quella storica del Bitcoin, una criptovaluta dal profilo assai più rischioso». Conseguenza diretta di questo «cambio di identità» è l’aumento della volatilità e del rischio complessivo dei portafogli. «La componente legata ai metalli preziosi non è più difensiva ma assimilabile ormai a classi di attivi pro-cicliche come l’azionario o le materie prime industriali», afferma Unali.

La dinamica è nota a chi studia i mercati. «Quando l’euforia e il posizionamento del mercato si fanno estremi – spiega – le caratteristiche fondamentali dell’asset perdono la loro capacità di spiegarne le quotazioni, il prezzo sale fino a divergere in misura straordinaria dal valore». Il riequilibrio, in questi casi, arriva con «storni che saranno a loro volta di portata storica». Il tonfo del 30 gennaio scorso, il peggiore dal 2013 a oggi, potrebbe essere solo un assaggio.

Che si tratti di un fenomeno temporaneo o strutturale, conclude Unali, la lezione è chiara: serve «un approccio più attivo che in passato sui portafogli» e una valutazione attenta del rischio di ciascuna classe di attivi. Quanto all’oro, «gli investitori dovrebbero riconsiderarlo criticamente alla luce del suo nuovo profilo di volatilità, resistendo alla tentazione di acquistare ulteriore esposizione – è il caso di dirlo – a peso d’oro».