Dopo un avvio d’anno positivo, i mercati finanziari mostrano segni di una profonda trasformazione. In questo contesto, François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM, analizza di seguito i cambiamenti in atto, dalla correzione del settore tecnologico al boom delle materie prime, delineando una strategia d’investimento che guarda con fiducia all’azionario nonostante un quadro di rinnovata incertezza geopolitica.
Il raffreddamento del settore tech
Sebbene i listini azionari viaggino in territorio positivo, non mancano i segnali di allarme, soprattutto oltreoceano. A destare preoccupazione è la netta flessione di una parte del comparto tecnologico statunitense.
“È da notare la marcata sottoperformance di una parte del settore tecnologico statunitense, in particolare delle società di software, che stanno subendo forti pressioni”, spiega Rimeu. “Questa debolezza non è una novità ma ha registrato una netta accelerazione negli ultimi due mesi, soprattutto in seguito al rilascio dell’ultima versione di Claude. Gli investitori stanno mettendo sempre più in discussione il reale potenziale dirompente delle varie soluzioni AI e le conseguenze per alcuni modelli di business”.
Nonostante il sentiment negativo, i fondamentali delle aziende reggono. “Tuttavia, dopo una stagione degli utili molto positiva, le aspettative per il settore rimangono solide”, precisa l’esperto.
Il risultato di questa tensione è stato un deciso calo delle valutazioni, che ha aperto spiragli per gli investitori più coraggiosi. “Di conseguenza, le valutazioni si sono ridotte notevolmente, con il rapporto prezzo-utili futuro ora inferiore a 20 volte gli utili, livelli persino inferiori a quelli osservati durante la pandemia o in prossimità del Liberation Day”, afferma Rimeu.
Crédit Mutuel AM ha scelto di non farsi trovare impreparata. “Abbiamo approfittato di questi cali per incrementare l’esposizione su alcune società coinvolte in questi ribassi indiscriminati”, rivela il senior strategist. Un ritorno più massiccio, però, è rimandato: “Tuttavia, l’incertezza diffusa impedisce ancora un ritorno più deciso sul settore”.
L’oro corre, il petrolio si scalda
Parallelamente alla correzione del tech, il 2026 si sta rivelando l’anno delle materie prime, con due protagonisti distinti: i metalli preziosi e il greggio.
“Sia i mercati delle materie prime hanno registrato un’evoluzione significativa dall’inizio dell’anno”, osserva Rimeu. “I metalli preziosi proseguono il loro trend rialzista nonostante una volatilità storicamente elevata, mentre il prezzo del petrolio è tornato nella fascia alta dell’intervallo sui 12 mesi, intorno ai 70 dollari al barile”.
La view della banca d’affari sull’oro è decisamente ottimista. “Restiamo positivi sull’oro, e ancor più sui titoli auriferi”, dichiara Rimeu, spiegando le ragioni di questa fiducia: “I fattori che negli ultimi tre anni hanno spinto l’oro da 2.000 a 5.000 dollari, in particolare i deficit fiscali e l’incertezza sull’inflazione appaiono tuttora presenti”.
Sul fronte petrolifero, invece, la cautela è d’obbligo. “Per quanto riguarda il greggio, riteniamo che il rischio sia più elevato rispetto a fine dello scorso anno, a causa di possibili riduzioni dell’offerta russa in seguito all’accordo commerciale tra Stati Uniti e India, nonché dell’attuale instabilità in Iran e Kazakistan”, avverte l’analista.
Macroeconomia solida e banche centrali attendiste
Lo scenario macroeconomico generale offre un sostegno non trascurabile ai mercati. La crescita globale mostra segni di miglioramento, ponendo le basi per un altro anno positivo per gli utili aziendali.
“Il contesto macroeconomico rimane favorevole, con previsioni di crescita complessivamente in miglioramento”, afferma Rimeu. “Ciò dovrebbe tradursi nuovamente in una solida crescita nominale nel 2026 e, di conseguenza, in una dinamica degli utili favorevole. Si tratta di un quadro costruttivo per gli asset rischiosi, in particolare per l’azionario, che continuiamo a sovrappesare”.
In questo contesto, le banche centrali giocano un ruolo di primo piano. Sul fronte europeo, ci si aspetta una pausa di riflessione. “Sul fronte delle banche centrali, la BCE difficilmente riserverà sorprese nei prossimi sei mesi e si prevede che manterrà invariata la propria politica monetaria”, prevede Rimeu. “L’inflazione core rimane al di sopra del 2% e non dovrebbe rientrare sotto il target prima della seconda metà dell’anno. Con una crescita resiliente e segnali di rinnovato slancio in Germania, è probabile che la BCE scelga un approccio attendista”.
Più complessa e nebulosa la situazione statunitense. “La situazione appare meno chiara oltreoceano: se da un lato è noto chi dovrebbe essere il nuovo Presidente della Fed, dall’altro non è ancora chiaro quale approccio adotterà in materia di politica monetaria né quale sarà la sua posizione nel rapporto tra la Fed e il Tesoro statunitense”, sottolinea l’esperto.
Tuttavia, la prospettiva di tassi stabili è un dato acquisito: “Nel complesso, i rendimenti sovrani del G7 dovrebbero mantenersi sostanzialmente stabili, continuando così a sostenere gli asset creditizi, favoriti da una solida domanda di rendimento”.
L’incognita dazi e la volatilità in arrivo
A gettare un’ombra su questo scenario costruttivo è la variabile politica e giudiziaria legata alle politiche commerciali. Una recente decisione della Corte Suprema americana ha riaperto il vaso di Pandora dei dazi, promettendo un periodo di turbolenze.
“Infine, è difficile non citare l’aumento dell’incertezza in seguito alla decisione della Corte Suprema di dichiarare illegittimi i dazi imposti ai sensi dell’IEEPA”, conclude Rimeu. “È probabile che questo inneschi ricorsi legali, nuovi accordi commerciali e potenzialmente una maggiore volatilità nelle prossime settimane”.
Un monito importante per gli investitori, chiamati a navigare in un mercato che, pur sostenuto da fondamentali solidi, dovrà fare i conti con un panorama geopolitico e normativo in rapido divenire.
