Investimenti: l’outlook di Robeco sui mercati sviluppati

A cura di Audrey Kaplan, Senior Portfolio Manager, Global Equity Team di Robeco

Le Idi di Marzo 

La tesi positiva che avevamo delineato all’inizio dell’anno – diffusione dell’intelligenza artificiale, espansione degli utili – rimane valida in un orizzonte temporale di 12-18 mesi. Tuttavia, la sequenza degli eventi nel breve termine è peggiorata rispetto all’analisi precedente. Non si tratta più semplicemente di uno shock legato al premio di mercato. Ora abbiamo la chiusura fisica del collo di bottiglia (chokepoint) energetico più critico al mondo, unita a una Fed chiaramente paralizzata tra i suoi due mandati e nel mezzo di una transizione di leadership.

L’attuale shock strutturale dell’offerta ha una portata che non si vedeva dagli anni ’70. Da inizio anno il petrolio ha registrato un rialzo superiore al 70%, mentre i titoli energetici sono cresciuti di circa il 30%. La dimensione della catena di approvvigionamento rimane un rischio di secondo ordine sottovalutato. Oltre al petrolio, anche fertilizzanti, alluminio, prodotti petrolchimici, materie prime per la plastica, prodotti farmaceutici e capi di abbigliamento asiatici transitano nello Stretto, con scorte per molte materie prime che coprono solo poche settimane: ciò significa che potrebbero verificarsi carenze in tempi relativamente brevi se le interruzioni dovessero persistere.

Ciò estende lo shock inflazionistico oltre il settore della benzina, interessando i beni in generale, e complica la capacità della Fed di considerarlo uno shock «una tantum», analogamente a quanto avvenuto con i dazi.

La riunione della Fed si è conclusa con un orientamento hawkish

Nella riunione del 18 marzo, la Fed ha mantenuto i tassi invariati nel range 3,5-3,75%; il «dot plot» indica ora un solo taglio quest’anno e un altro nel 2027, mentre sette membri hanno segnalato che i tassi dovrebbero rimanere invariati nel 2026 — uno in più rispetto a dicembre. La Fed ha rivisto al rialzo le sue previsioni di inflazione (PCE) per il 2026 al 2,7% sia per l’inflazione headline che per quella core, mentre il presidente Powell ha affermato che la banca centrale non ha compiuto i progressi sperati in materia di inflazione e che le previsioni sui tassi sono soggette a condizioni: «se non vedremo quei progressi, non ci sarà alcun taglio dei tassi».

Il segnale cruciale: Powell ha esplicitamente riconosciuto che la Fed sta valutando contemporaneamente i rischi al ribasso per il mercato del lavoro e quelli al rialzo per l’inflazione, descrivendo l’attuale orientamento come «a quel confine, il confine più alto tra una politica restrittiva e una non restrittiva». Si tratta della dichiarazione più vicina a una ammissione di stallo di politica monetaria che la Fed possa fare pubblicamente. Il vento favorevole dell’allentamento monetario — un pilastro centrale della tesi costruttiva originale del 2026 — è ora di fatto sospeso per il prossimo futuro. La guerra in Iran “ritarda, non esclude” i tagli dei tassi.

L’indice S&P 500 ha registrato un calo del 7% da inizio anno, con il VIX a livelli elevati (31,05) e il rendimento dei Treasury a 10 anni al 4,39%. L’indice S&P 500 ha ora registrato cinque ribassi settimanali consecutivi, scendendo di quasi l’8,7% dal massimo annuale, mentre il Nasdaq è sceso di oltre il 12,2% dal suo picco — mettendo alla prova livelli di supporto che non si vedevano dal settembre 2025 — e il Dow ha perso oltre il 10%. Non si tratta più di una correzione limitata alle società tecnologiche a mega capitalizzazione; il calo si sta estendendo.

Attualmente il mercato azionario sconta una probabilità di recessione del 35%, in aumento rispetto al 10% di inizio marzo, mentre la probabilità implicita di stagflazione è rimasta pressoché invariata all’8% — il che suggerisce che il mercato stia scontando più uno scenario di recessione che quello di stagflazione, che i dati energetici effettivamente avvalorano.

In sintesi

Continuiamo a ritenere che la tesi di fondo positiva rimanga intatta, grazie alla diffusione dell’intelligenza artificiale, all’espansione degli utili e alle condizioni monetarie favorevoli. Ciò che è cambiato è la sequenza degli eventi. Lo shock geopolitico introduce un periodo di 60-90 giorni caratterizzato da un’elevata incertezza, durante il quale il premio per il rischio relativo a energia, inflazione e tassi viene rivalutato simultaneamente. I modelli storici suggeriscono che l’impatto sui mercati dei conflitti geopolitici che coinvolgono gli Stati Uniti tende ad essere di breve durata, con i premi di rischio che si invertono nel tempo; la preferenza dichiarata dall’attuale amministrazione per azioni brevi e incisive, piuttosto che per un coinvolgimento prolungato, avvalora questo scenario di base.

Salire sulla curva della qualità 

La strategia giusta non è quella di arrendersi, ma di sfruttare questa dislocazione per continuare a essere selettivi.

In particolare, in diversi casi il sell-off dei titoli tecnologici è andato oltre quanto giustificato dai soli fondamentali. Riteniamo che il tema dell’intelligenza artificiale abbia ancora un lungo percorso davanti a sé, poiché la domanda è molto forte. Pertanto, il nostro maggiore sovrappeso settoriale è quello tecnologico (in particolare per quanto riguarda i semiconduttori e le apparecchiature per semiconduttori).

Per quanto riguarda i titoli difensivi, non tutti i titoli difensivi stanno registrando lo stesso andamento, data la loro sensibilità al prezzo del petrolio e ai tassi di interesse. Il settore sanitario rimane tra i preferiti, comprese sia le aziende farmaceutiche che i fornitori di servizi life science. Sottopesiamo i finanziari e le utility. I fornitori di servizi finanziari e le compagnie assicurative sono tra le aziende maggiormente esposte all’automazione tramite l’intelligenza artificiale.

Il nostro consiglio è di concentrarsi sulla ripresa degli utili sottostanti, avvalendosi della rotazione settoriale e distinguendo tra i veri beneficiari dell’intelligenza artificiale e le vittime dei suoi effetti dirompenti, in modo da trovarsi in una posizione vantaggiosa quando il premio geopolitico si attenuerà — come quasi sempre accade.