Investimenti: la rivoluzione di Warsh alla guida della Fed

Trump ha di recente ufficializzato la sua intenzione di nominare Kevin Warsh come prossimo presidente del Consiglio dei governatori della Fed, una mossa che, se confermata dal Senato come atteso, potrebbe segnare una nuova fase per la banca centrale americana.

Richard Clarida, Global Economic Advisor di PIMCO, si dice convinto che la conferma avverrà e che Warsh saprà guidare la Fed in modo efficace. “Riteniamo che Warsh sarà confermato dal Senato e che ricoprirà il ruolo di presidente della Fed in modo efficace e ponderato“, ha dichiarato Clarida. “Porta sul tavolo idee interessanti su come cambiare e idealmente migliorare il funzionamento della Fed“.

L’esperto ha inoltre espresso fiducia nella preservazione dell’indipendenza dell’istituto: “Rimaniamo inoltre fiduciosi sulle prospettive di indipendenza della Fed, che sembra godere di ampio sostegno non solo nei mercati ma anche nel Congresso”.

Un profilo di peso tra Wall Street, Washington e l’accademia

Warsh, 49 anni, è una figura consolidata: ex avvocato di Wall Street, ha servito nel National Economic Council del presidente George W. Bush prima di essere nominato governatore della Fed dal 2006 al 2011. Quel mandato, durante il picco della crisi finanziaria globale, gli ha permesso di costruire un prezioso network tra la banca centrale e i leader dei mercati. Dopo aver lasciato la Fed, ha affiancato l’attività di illustre fellow alla Hoover Institution a quella di consulente per il leggendario investitore Stan Druckenmiller.

Le idee per la Fed: bilancio, regole e comunicazione

Clarida ha sottolineato come il pensiero di Warsh sia ben noto, essendosi espresso spesso in questi anni su temi chiave. “Ha sollevato preoccupazioni circa le dimensioni e la composizione dell’ampio bilancio della Fed”, ha ricordato l’economista di PIMCO. In particolare, Warsh ha recentemente sostenuto la necessità di un nuovo “accordo Tesoro-Fed” che potrebbe fornire un quadro per ridurre gradualmente le dimensioni del bilancio, anche coordinando azioni con agenzie come Fannie Mae e Freddie Mac.

“Secondo l’approccio di Warsh, un nuovo quadro potrebbe anche includere un graduale spostamento della composizione del bilancio della Fed verso una duration molto più breve rispetto a quella attuale, come era prassi prima della crisi finanziaria globale”, ha spiegato Clarida.

Altro punto cardine è una critica strutturale alla comunicazione della Fed. Warsh ha infatti messo in discussione “il ricorso della banca centrale alle indicazioni prospettiche (forward guidance), che ritiene eccessive e fonte di segnali confusi”, insieme a quella che considera “l’incapacità della Fed di ancorare la formulazione e la comunicazione delle politiche a regole meno soggette alla discrezionalità delle decisioni riunione per riunione”.

I tassi di interesse: tagli in vista, ma con cautela

Sulla politica monetaria immediata, Warsh si è mostrato critico sulla lentezza della Fed negli ultimi mesi. “Ha recentemente sostenuto che la Fed sia stata ‘retrospettiva’ e troppo lenta nel tagliare i tassi”, ha affermato Clarida. Di conseguenza, è probabile che spingerà per i due tagli da 25 punti base nel 2026 previsti dalle proiezioni della Fed di dicembre, portando il tasso obiettivo al 3%-3,25%.

“Secondo lo scenario di base della Fed e di PIMCO, riteniamo che Warsh sarà in grado di ottenere almeno i sette voti necessari nel FOMC per attuare questi due tagli quest’anno, e forse un terzo taglio che porterebbe il tasso sui Fed funds al 2,75%-3%”, ha proseguito l’advisor.

Oltre questo orizzonte, però, la politica potrebbe diventare più dipendente dai dati. “Comprende che i rendimenti dei titoli obbligazionari a lungo termine incorporano non solo il tasso di riferimento della Fed, ma anche l’inflazione attesa, e potrebbe esitare a spingere per ulteriori tagli se le misure dell’inflazione attesa dovessero salire molto al di sopra dei livelli attuali”, ha osservato Clarida.

Un cambio di passo nella comunicazione

Forse l’eredità più distintiva di una Fed sotto Warsh potrebbe essere proprio lo stile comunicativo. “Potrebbe essere molto meno propenso a fare affidamento su indicazioni prospettiche dettagliate sul futuro andamento dei tassi di interesse, soprattutto in periodi ‘normali’”, ha spiegato Clarida, citando come precedenti di successo le ere di Paul Volcker e Alan Greenspan, che governarono con poche o nessuna forward guidance esplicita.

Tuttavia, il passaggio potrebbe non essere semplice. “Da allora i mercati finanziari si sono abituati – e i critici direbbero che ne sono diventati dipendenti – alle operazioni ‘open mouth’ della Fed, e il passaggio a un nuovo regime di comunicazione potrebbe essere accidentato”, ha concluso Clarida, delineando una delle maggiori sfide che attenderebbero il possibile nuovo presidente.