A cura di Christophe Braun, Investment Director di Capital Group
Le azioni europee sono spesso considerate una scommessa macroeconomica sull’Eurozona. Questa lettura, tuttavia, non coglie appieno la reale opportunità di investimento. Le società quotate nel mercato europeo odierno sono più innovative e strutturalmente diversificate di quanto questa semplificazione lasci intendere. E spesso, i loro punti di forza sono valutati a sconto rispetto alle controparti globali. Oggi le azioni europee possono offrire agli investitori un mix interessante di crescita strutturale, venti di coda a livello di policy e valutazioni attrattive, sostenute da flussi di ricavi globalmente diversificati che riducono la dipendenza da una singola economia nazionale. In un mercato caratterizzato da una crescente differenziazione, la selezione dei titoli assume un’importanza sempre maggiore.
L’Europa è un polo di innovazione, non un fanalino di coda
Il fatto che l’Europa non occupi una posizione di leadership nell’innovazione è un luogo comune diffuso. In realtà, il continente europeo presenta un’elevata concentrazione di economie altamente innovative. Nel Global Innovation Index 2025, 16 Paesi europei si sono classificati tra i primi 25 innovatori a livello mondiale, con Svizzera e Svezia in testa. Questo aspetto è rilevante per gli investitori azionari, poiché la leadership nell’innovazione tende a essere associata a una maggiore disponibilità di talenti, a ecosistemi di ricerca più robusti e, in ultima analisi, a una più elevata capacità di creare imprese competitive a livello globale. È importante rilevare che l’innovazione in Europa non è confinata alle start-up emergenti, ma interessa anche grandi società quotate con posizioni di mercato consolidate e ampie prospettive di crescita. Tra gli esempi di società domiciliate nei principali Paesi innovatori in Europa figurano il produttore di apparecchiature per semiconduttori ASML (Paesi Bassi), lo specialista software SAP in Germania e la multinazionale del settore alimentare Nestlé in Svizzera. Per gli investitori, questo conferma che l’Europa non è solo banche e società cicliche. È anche la sede di realtà tecnologiche e consumer di rilevanza mondiale che possono partecipare ai temi di crescita a lungo termine.
La portata globale dei ricavi europei amplia i fattori trainanti del rendimento
Un altro beneficio sottovalutato è l’entità dei ricavi che le società quotate europee generano al di fuori dell’Europa. La suddivisione geografica dei ricavi per l’indice MSCI Europe risulta in media distribuita per il 40% in Europa e il 60% nel resto del mondo. Questa impronta globale varia in funzione del settore, e molti comparti presentano oggi una significativa esposizione economica extra-europea. Questo aspetto è importante perché ridefinisce il significato dell’esposizione alle azioni europee. Investire nel mercato azionario europeo non significa soltanto puntare sui consumi europei o il ciclo industriale del continente; significa anche ottenere esposizione a flussi di cassa multinazionali legati agli Stati Uniti, all’Asia-Pacifico e ai mercati emergenti, spesso attraverso società leader con sede in Europa.
Opportunità di investimento: l’Europa è ben posizionata per sfruttare il cambiamento strutturale
L’innovazione in campo sanitario
Il settore sanitario è profondamente radicato nell’innovazione. I benefici derivanti da decenni di ricerca in ambiti ad alta intensità scientifica, come il DNA e la genomica, stanno generando un valore crescente grazie alla loro integrazione nei processi di sviluppo dei farmaci. In una fase in cui individuare fonti di crescita di lungo periodo appare sempre più difficile, l’innovazione nella scoperta di nuovi farmaci sta iniziando a dare risultati concreti. Pipeline di sviluppo ampie e diversificate non solo rappresentano un potente motore di crescita per le aziende farmaceutiche, ma riducono altresì la dipendenza da un singolo prodotto. Questa combinazione sta alla base del potenziale di crescita a lungo termine delle principali società attive nel settore sanitario. L’Europa ha una presenza radicata nel settore sanitario, da innovatori come AstraZeneca e Sanofi a società specializzate in farmaci biosimilari come Sandoz. Queste società coprono diversi segmenti di capitalizzazione di mercato e modelli di business. Le società innovative che dispongono di solidi vantaggi competitivi e robuste capacità di ricerca e sviluppo possono accrescere il loro valore nel tempo. Il settore inoltre presenta interessanti venti di coda strutturali, tra cui l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della spesa sanitaria su scala globale, soprattutto nei mercati emergenti.
Il rinascimento dell’industria: difesa, infrastrutture e riconfigurazione delle supply chain
Il tessuto industriale europeo è destinato a beneficiare di numerosi fattori favorevoli, tra cui l’aumento della spesa per la difesa, le priorità legate alla sicurezza energetica e gli investimenti infrastrutturali. Per decenni, l’Europa ha investito in misura insufficiente nella difesa e, più in generale, nell’autonomia strategica. Ma oggi il quadro è cambiato – non in maniera temporanea bensì strutturale. Dal 2022 la spesa per la difesa in Europa è aumentata significativamente, e molti Paesi hanno superato l’obiettivo del 2% del PIL della NATO. Dal 2020, la spesa aggregata è aumentata del 60% circa e nel 2025 dovrebbe superare i 380 miliardi di euro1. Un aspetto fondamentale è che l’entità e la direzione di questo cambiamento godono di ampio consenso tra i vari partiti politici e gli Stati membri, rendendo improbabile un’inversione di rotta in assenza di un significativo mutamento del contesto geopolitico. Le implicazioni vanno ben oltre il settore della difesa. L’impatto dei maggiori investimenti si propagherà infatti all’intera economia, con un rilevante effetto moltiplicatore. Probabilmente favorirà la manifattura avanzata, rafforzerà la resilienza delle supply chain, sosterrà la sicurezza energetica e accelererà gli investimenti nelle infrastrutture dati e informatiche. Per i mercati azionari questo si traduce in una prospettiva di domanda più ampia e meno ciclica di quella tipicamente associata alla spesa pubblica tradizionale. Pertanto si configura come un driver di crescita più strutturale, migliorando la visibilità degli utili a medio termine. Dall’ammodernamento della rete elettrica alla riconfigurazione della supply chain, potremmo assistere a uno slancio positivo in un’ampia serie di opportunità di investimento.
I titoli finanziari offrono fondamentali solidi
Dopo anni in modalità sopravvivenza, i titoli finanziari europei hanno attraversato una fase di trasformazione pluriennale trainata da misure migliorative come il controllo rigoroso dei costi, consolidamenti strategici e un rinnovato focus sul rendimento del capitale. Dopo la crisi del debito sovrano europeo, molte banche del continente hanno dovuto ridurre la leva finanziaria a bilancio. Superata questa fase, stanno restituendo capitale agli azionisti. Sono migliorati anche la qualità del management e gli standard di governance e i crediti deteriorati sono diminuiti, in particolare per le banche spagnole e italiane. La principale differenza, tuttavia, sta nel ciclo dei tassi d’interesse.
Le banche europee hanno dovuto affrontare 10 anni di tassi di interesse pari a zero o negativi, che hanno gravato sui rispettivi margini sui depositi. Con la normalizzazione dei tassi, la redditività delle banche è migliorata nettamente. Le banche dell’Europa meridionale erano quelle con gli stati patrimoniali maggiormente basati sulla raccolta da depositi ed erano dunque particolarmente esposte in un contesto di tassi negativi. Hanno inoltre iniziato il ciclo dei tassi con i multipli P/E più contenuti; di conseguenza, con la normalizzazione dei tassi, le banche spagnole e italiane hanno registrato le performance migliori.
Dopo una performance così solida, quali sono le prospettive future per il settore?
Per il resto del 2026, il mercato prevede almeno un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea per contrastare la pressione inflazionistica associata al rincaro del petrolio. Un regime di tassi più elevati per un periodo prolungato implicherebbe margini di interesse netti strutturalmente più alti, con effetti favorevoli sulla redditività delle banche. Inoltre, poiché distribuiscono capitale, le banche europee beneficeranno di venti di coda legati a dividendi e buyback. A livello di valutazione, i titoli finanziari europei continuano a trattare con un P/E medio inferiore (9,9x) rispetto ai titoli finanziari statunitensi (P/E 14,2x) 2. Sebbene molti osservatori si concentrino sul divario di valutazione tra i titoli finanziari europei e quelli di altri mercati, come gli Stati Uniti, la nostra tesi non si fonda su un significativo recupero delle valutazioni, quanto sul miglioramento dei fondamentali sottostanti.
Il settore beneficerà probabilmente di uno slancio positivo degli utili aziendali, complici fattori favorevoli quali una forte crescita dei prestiti e una buona disciplina di pricing. La crescita dei prestiti sta acquistando slancio, soprattutto nell’ambito dei mutui residenziali, e i finanziamenti alle imprese mostrano segni di miglioramento. Le aspettative di un contesto favorevole nella regione, soprattutto grazie all’ampio stimolo fiscale in Germania, potrebbero sostenere una forte ripresa della domanda di prestiti corporate nel tempo.
In termini di rischi, le perdite sui crediti potrebbero aumentare in caso di rallentamento economico. Tuttavia, dopo quattro anni di perdite eccezionalmente basse, la qualità creditizia delle banche dovrebbe confermarsi resiliente.
In conclusione, il mercato azionario europeo non è una mera scommessa sul PIL del continente. Rappresenta piuttosto una gamma di opportunità diversificate a livello globale, alimentate da Paesi leader nell’innovazione, da flussi di ricavi multinazionali e da temi d’investimento strutturali, con selezionate aree che offrono un supporto interessante in termini di valutazione.
