Investimenti: la guerra in Medio Oriente ridisegna le opportunità in Asia

I mercati azionari asiatici vivono una fase contraddittoria. Da un lato, la corsa dei semiconduttori legati all’intelligenza artificiale continua a spingere verso l’alto gli indici di Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Dall’altro, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con la minaccia della chiusura dello Stretto di Hormuz, stanno creando sacche di sottovalutazione in settori tradizionalmente considerati più vulnerabili. A descrivere questo scenario è Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity di Lemanik.

“La domanda di semiconduttori legati all’intelligenza artificiale continua a sostenere i corsi azionari in Asia, ma la situazione di incertezza legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz sta creando occasioni di acquisto al di fuori del settore dell’intelligenza artificiale”, spiega Zimmermann.

Aprile da record per i tre giganti tech

Nel mese di aprile, Corea del Sud, Taiwan e Giappone hanno registrato performance superiori alla media, trascinate proprio dalla domanda di chip per l’AI. Gli indici Nikkei, Kospi e quello di Taiwan hanno tutti raggiunto nuovi massimi storici. Al contrario, i titoli del Sud-Est asiatico e della Cina, che hanno una minore ponderazione nel settore tecnologico, hanno mostrato andamenti contrastanti. L’incertezza macroeconomica legata alla crisi mediorientale ha colpito duramente i settori ciclici di queste economie.

La Cina sorprende, ma le attese di crescita calano

Sul fronte economico, Pechino ha fornito dati migliori del previsto. Il PMI manifatturiero è salito a quota 52,2, il livello più alto dal 2020, grazie all’accelerazione delle esportazioni e della domanda interna. Anche il PIL del primo trimestre è cresciuto del 5%, spingendo Moody’s a rivedere l’outlook per la Cina da negativo a stabile.

Tuttavia, i rischi economici e politici legati alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran hanno frenato le aspettative di crescita per l’intera regione. Il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato le previsioni di crescita regionale dal 5% al 4,4%. Intanto, la carenza di carburante sta alimentando le pressioni inflazionistiche, e i governi locali cercano di compensare con sussidi, tetti ai prezzi, sostegno fiscale e diversificazione dell’offerta.

Valute sotto pressione e petrolio in aumento

Lo yen e le valute del Sud-Est asiatico si sono indebolite, poiché gli investitori iniziano a prepararsi all’eventualità di una chiusura dello Stretto di Hormuz più lunga del previsto. Zimmermann prevede che “la volatilità rimarrà elevata a fronte dell’aumento dei prezzi del petrolio”. E aggiunge: “Una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz infliggerà gravi danni alla capacità produttiva petrolifera dell’Iran, alle sue finanze e al suo potere. I costi di questa guerra sono già ora sostenuti dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’Europa e, attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia, anche dagli Stati Uniti”.

Strategia del fondo: prese di profitto sull’AI

Nonostante le nubi, le prospettive per i titoli azionari asiatici rimangono cautamente positive. “Riteniamo interessanti le valutazioni al di fuori del settore dell’intelligenza artificiale, poiché le azioni vengono scambiate nella fascia più bassa del range pluriennale, il che riflette in parte l’attuale clima di incertezza”, afferma il gestore.

In quest’ottica, il fondo Lemanik Asian Opportunity ha realizzato parziali prese di profitto sulle posizioni legate all’AI in Giappone e in Corea. I proventi sono stati reinvestiti in Corea, Cina e Giappone, privilegiando in particolare le valutazioni interessanti in settori quali le risorse, i servizi e i macchinari, in una prospettiva di medio termine.

Il rischio di concentrazione nei titoli AI

Zimmermann mette in guardia anche da un eccessivo ottimismo sui big dell’AI. L’espansione dei multipli degli indici azionari in Corea del Sud, Taiwan e Giappone è stata fortemente influenzata dal rally di questi titoli. In particolare, in Taiwan e Corea, il peso significativo di aziende come Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, SK Hynix e Samsung Electronics crea un rischio di concentrazione all’interno di un portafoglio gestito. “Riteniamo quindi più prudente diversificare non solo l’esposizione ai titoli legati all’AI, ma anche i pesi settoriali, discostandoci da quanto riflesso dagli indici di riferimento”, spiega.

Valore oltre la tecnologia

Il fondo continua a vedere opportunità anche in settori non tecnologici. In Giappone, Zimmermann ritiene interessanti i titoli farmaceutici, immobiliari e industriali. In Corea, il rally legato all’AI tende a nascondere la spinta del governo nell’implementazione di riforme sulla corporate governance, sul ROE e sull’allocazione del capitale attraverso il piano “Corporate Value-Up”. Un programma che, sottolinea il gestore, riflette in larga misura le riforme lanciate in Giappone con l’“Abenomics” nel dicembre 2012 da Shinzo Abe.

Opportunità nel Sud-Est asiatico

I mercati ASEAN, con una minore esposizione al tema AI, hanno sofferto particolarmente il conflitto con l’Iran a causa dell’aumento del prezzo del greggio, dei fertilizzanti e dei tassi d’interesse. L’agricoltura in questi Paesi rappresenta ancora un segmento importante sia in termini di PIL sia di occupazione, motivo per cui la guerra ha avuto un impatto significativo sul sentiment dei consumatori. Zimmermann vede proprio nella debolezza di mercati come Thailandia, Filippine e Indonesia “un’opportunità per acquistare titoli nei settori dei consumi, immobiliare e finanziario a livelli di valutazione collocati nella fascia bassa degli ultimi cinque anni”.