La recente e schiacciante vittoria del Partito Liberal Democratico (LDP) del Primo Ministro Sanae Takaichi potrebbe rappresentare molto più di un semplice successo elettorale. Secondo alcuni analisti, essa getta le basi per un potenziale cambiamento di paradigma per l’economia e i mercati finanziari del Giappone, storicamente penalizzati da una cronica sottovalutazione.
In un’analisi approfondita, Kei Okamura, Portfolio Manager di Neuberger Berman, spiega perché questa volta il contesto potrebbe essere diverso. “Il lungo periodo di sottovalutazione delle azioni giapponesi è stato determinato da tre convinzioni: le intenzioni politiche raramente si traducono in azioni concrete, la domanda interna è strutturalmente fragile e l’accumulo di liquidità da parte delle aziende comprime il rendimento del capitale proprio (ROE)”, afferma Okamura. “La recente schiacciante vittoria elettorale del Partito Liberal Democratico (LDP) del primo ministro Sanae Takaichi è importante perché potrebbe mettere in discussione tutte e tre queste convinzioni contemporaneamente”.
Dalla politica alla prassi: il valore della stabilità
Il primo segnale di cambiamento riguarda la capacità di tradurre le promesse in fatti concreti. Il Giappone non è mai stato a corto di iniziative politiche, ma lo “sconto” applicato dal mercato rifletteva l’incertezza sulla loro attuazione, spesso vittime di ritardi e compromessi. Con il LDP che ha conquistato 316 dei 465 seggi della Camera bassa (il 68,0%), descritta come la prima maggioranza assoluta di un singolo partito dal dopoguerra, lo scenario cambia.
“Ciò che potrebbe essere diverso ora […] è il risultato: la capacità di far passare i bilanci e le riforme attraverso il sistema con meno punti di attrito”, spiega Okamura. Il controllo della Camera bassa, più influente, e la leadership nelle commissioni parlamentari chiave, potrebbero ridurre significativamente il rischio di “deriva politica”, un fattore storicamente centrale nel premio di rischio azionario giapponese. “Una maggiore produttività non garantisce risultati migliori, ma riteniamo che possa ridurre il rischio di deriva politica”, aggiunge il manager.
Domanda interna: proteggere il potere d’acquisto
Il secondo pilastro del cambiamento riguarda il rilancio dei consumi. Dopo decenni di deflazione, la nuova agenda politica sembra aver imparato la lezione: è necessario proteggere il potere d’acquisto delle famiglie.
“Il primo ministro Takaichi ha sottolineato entrambi questi aspetti [sostenere gli aumenti salariali e limitare l’inflazione quotidiana], insieme alle misure volte a sostenere i consumi delle famiglie”, prosegue Okamura. Se questo equilibrio dovesse mantenersi, le opportunità per gli investitori potrebbero ampliarsi, andando oltre i tradizionali favoriti come i grandi esportatori. Tuttavia, Okamura mette in guardia sui vincoli strutturali: “I tassi e lo yen rimangono il circolo vizioso del mercato: condizioni finanziarie più rigide possono esercitare pressione sui guadagni interni, mentre le fluttuazioni valutarie possono aiutare gli esportatori ma mettere sotto pressione le famiglie attraverso i costi delle importazioni”.
Il ROE come chiave di volta per il re-rating
L’aspetto forse più innovativo dell’agenda Takaichi, secondo l’analisi di Neuberger Berman, è il modello di finanziamento implicito. “La parte più interessante dell’agenda di Takaichi è il modello di finanziamento implicito: mobilitare i bilanci sottoutilizzati delle società giapponesi piuttosto che fare affidamento esclusivamente sul bilancio pubblico”, spiega Okamura.
Questo è un punto cruciale. Il mercato giapponese soffre da tempo per la presenza di aziende ricche di liquidità ma con scarsi rendimenti. Nonostante i progressi in termini di dividendi e buyback, molti investitori globali rimangono cauti. Okamura cita i dati: l’indice MSCI Japan scambia a circa 16 volte gli utili del 2027, e il MSCI Japan Small Cap a circa 14 volte, contro le 20 volte dell’S&P 500.
Da qui l’importanza della revisione del Codice di Corporate Governance proposta da Takaichi per la fine dell’anno. “Se aumenterà le aspettative in merito alla trasparenza dell’allocazione del capitale, riteniamo che potrà rafforzare una disciplina di capitale più sistematica, con quadri normativi più chiari, tassi di rendimento minimi più elevati e ristrutturazione delle attività a basso rendimento”. Lo stesso vale per la spinta agli investimenti in settori strategici come semiconduttori ed energia. “Per gli investitori, la prova sarà se il sostegno politico e la pressione sulla governance si tradurranno in migliori rendimenti sul capitale”.
Conclusioni: un’allocazione core, non tattica
In questo scenario, Okamura suggerisce un posizionamento di portafoglio chiaro. Per giustificare un rialzo dei rating, saranno necessari progressi visibili in termini di salari reali e resilienza dei consumi.
“A livello di portafoglio, queste dinamiche indicano che i titoli azionari giapponesi sono più adatti come allocazione core piuttosto che come aggiunta tattica”, conclude Okamura. “È opportuno privilegiare l’esposizione al percorso del ROE, concentrandosi sulla disciplina del capitale e sull’uso della liquidità societaria guidato dalla governance, abbinando i beneficiari trainati dagli investimenti alla sensibilità alla domanda interna. La conclusione è semplice: l’esito delle elezioni aumenta le possibilità che le riforme vengano attuate”.
