Negli ultimi mesi l’attenzione degli analisti si è concentrata soprattutto sugli Stati Uniti e sulle conseguenze macroeconomiche del conflitto in Medio Oriente. Meno spazio è stato invece dedicato all’Europa, che si trova oggi ad affrontare una fase altrettanto complessa. “Spesso discusso della situazione macroeconomica degli Stati Uniti a seguito del conflitto in Medio Oriente e poco di quella dell’Europa. Cerchiamo quindi di analizzarne l’andamento”, osserva Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di CFO Sim.
Uno scenario fragile tra shock energetici e crescita debole
Il quadro macroeconomico europeo nel 2026 appare come un equilibrio instabile tra nuovi shock energetici, inflazione persistente e rallentamento della crescita. “La situazione macroeconomica dell’Europa nel 2026 si presenta come un delicato equilibrio tra shock energetici rinnovati, pressioni inflazionistiche persistenti e un rallentamento della crescita che rischia di sfociare in una fase di stagnazione prolungata”, spiega Tognoli.
L’escalation del conflitto in Medio Oriente, in particolare le tensioni legate all’Iran e allo Stretto di Hormuz, ha interrotto il percorso di normalizzazione seguito alla crisi ucraina. “Riportando il vecchio continente di fronte a sfide strutturali che ricordano gli shock petroliferi degli anni ’70, ma in un contesto di maggiore indebitamento pubblico, transizione energetica incompleta e frammentazione geopolitica”.
Crescita rivista al ribasso e inflazione in rialzo
Le ultime proiezioni indicano un rallentamento più marcato del previsto. “Secondo le proiezioni della BCE di marzo 2026, la crescita del PIL dell’Eurozona è stata rivista al ribasso a circa lo 0,9% per l’anno in corso”, sottolinea Tognoli, evidenziando una revisione negativa di 0,3 punti percentuali.
Sul fronte dei prezzi, “l’inflazione headline è attesa al 2,6% in media annua, con picchi trimestrali superiori al 3% nel secondo trimestre, spinti dal rimbalzo dei prezzi energetici”. L’aumento del petrolio e del gas europeo ha avuto effetti immediati su costi di produzione e fiducia.
Economie europee a velocità diverse
L’impatto dello shock energetico non è uniforme. “L’Europa è formata da diversi Stati con economie molto eterogenee fra loro. C’è quindi da aspettarsi che l’impatto per ogni singolo paese e per settore economico sia diverso”, afferma Tognoli.
La Germania, tradizionale locomotiva industriale, vede una crescita ridotta allo 0,5%, con l’industria chimica costretta ad aumentare i prezzi fino al 30%. Anche l’Italia risente della dipendenza dal gas, con un PIL stimato tra lo 0,5% e lo 0,7% e pressioni sui conti pubblici. La Francia, più protetta dal nucleare, registra comunque un avvio d’anno debole, tra esportazioni in calo e inflazione in aumento.
Settori sotto pressione e nuove opportunità
I dati congiunturali segnalano un peggioramento diffuso. “I PMI manifatturieri e dei servizi di aprile 2026 hanno segnalato contrazione in diversi paesi, con un forte aumento dei costi di input”, evidenzia Tognoli.
I comparti più energivori – come acciaio, chimica, automotive e trasporti – soffrono una compressione dei margini. Al contrario, energia e difesa beneficiano del contesto geopolitico. “Le rinnovabili e le utility con mix nucleare/verde mostrano maggiore resilienza, ma la transizione resta costosa e lenta”.
Consumi in calo e dilemmi per i governi
L’aumento dei prezzi energetici incide direttamente sulle famiglie. “L’aumento dei prezzi di benzina, riscaldamento e alimentari erode il potere d’acquisto”, con conseguenze sulla fiducia e sui consumi discrezionali.
I governi si trovano davanti a scelte difficili. “Espandere la spesa fiscale per sussidi e tax credit rischia di ampliare i deficit, oppure optare per la prudenza potrebbe aggravare la recessione tecnica in alcuni Stati membri”.
Bce tra inflazione e crescita
La politica monetaria resta uno dei principali fattori di incertezza. “La BCE ha adottato un approccio fortemente data-dependent, lasciando però intendere che a giugno i tassi potrebbe aumentare”, spiega Tognoli.
L’inflazione core è stata rivista al 2,3%, complicando il percorso verso un atterraggio morbido. “Il rischio principale è una stagflazione parziale che, in altre parole significa crescita anemica accompagnata da inflazione da costi persistente”.
Scenari energetici e rischi geopolitici
Nonostante una maggiore preparazione rispetto al 2022, l’Europa resta vulnerabile. “Un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz potrebbe spingere il petrolio verso 150-180 dollari al barile”, avverte Tognoli, con possibili effetti recessivi significativi.
In uno scenario più favorevole, invece, una de-escalation entro l’estate limiterebbe l’impatto nel tempo, favorendo una normalizzazione nella seconda parte dell’anno.
Mercati finanziari tra volatilità e selettività
Per i mercati azionari europei il contesto è complesso. “Il contesto implica elevata volatilità e una marcata selettività settoriale”, sottolinea Tognoli.
Energia e difesa risultano avvantaggiati, mentre i settori ciclici energivori restano sotto pressione. Anche i comparti sensibili ai tassi, come tecnologia e immobiliare, risentono del costo del capitale più elevato.
“Le valutazioni elevate in alcuni segmenti del mercato lasciano poco margine di errore e non escludiamo che qualsiasi delusione sugli utili potrebbe scatenare correzioni selettive”.
Obbligazioni e strategie di investimento
Sul fronte obbligazionario si è registrato un aumento dei rendimenti. “Il conflitto ha provocato un sell-off iniziale con rendimenti in rialzo”, osserva Tognoli, con allargamento degli spread per i paesi periferici.
In questo contesto, “gli inflation-linked rappresentano una protezione naturale contro sorprese al rialzo dei prezzi energetici”, mentre resta centrale la qualità degli emittenti.
Un bivio per l’Europa
Il quadro complessivo resta incerto. “L’Europa si trova nuovamente a un bivio. Lo shock mediorientale ha sostituito l’ottimismo post-disinflazione con prudenza, realismo e necessità di adattamento accelerato”.
Per gli investitori, la parola chiave è selettività. “Resilienza, diversificazione e gestione attiva del rischio geopolitico” diventano elementi essenziali.
Il 2026 si configura così come un anno di transizione. “Una de-escalation geopolitica porterebbe sollievo rapido ai mercati, mentre un prolungamento del conflitto richiederà pazienza e focus sulla qualità fondamentale”.
In ogni caso, conclude Tognoli, la capacità dell’Europa di trasformare la crisi in opportunità sarà decisiva: “Determinerà se questo shock sarà solo un ostacolo temporaneo o un punto di svolta verso una maggiore sovranità economica”.
