Un’ondata di ottimismo tecnologico sta investendo i mercati finanziari, spinta dal rapido aumento degli investimenti in data center e dall’ascesa dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, dietro il boom azionario emergono interrogativi cruciali sugli effetti macroeconomici di lungo periodo. A sollevare il tema è Sean Shepley, senior economist di Allianz Global Investors, che mette in guardia sulle possibili ricadute sociali di questa rivoluzione.
Produttività e rischi per l’occupazione
Secondo Shepley, prevale un diffuso ottimismo circa la capacità dell’AI di accrescere la produttività e sostenere la crescita economica. Tuttavia, l’economista sottolinea un aspetto preoccupante: “le pressioni al rialzo sulla disoccupazione tra i laureati sollevano il timore che il percorso verso una maggiore produttività possa risultare fortemente dirompente per alcune categorie e rendere più complesso, per altre, l’ingresso nel mercato del lavoro”.
Per analizzare questo fenomeno, Shepley e il suo team si avvalgono di una classificazione delle attività basata sui ruoli professionali, che individua le mansioni suscettibili di essere svolte tramite l’AI. Utilizzando gli indicatori settoriali di esposizione elaborati da Edward Felten e colleghi, applicano questi dati alle statistiche del Bureau of Labor Statistics statunitense e alle società dell’indice S&P 500.
La crescita dei settori esposti all’AI
I risultati mostrano una tendenza chiara. Negli ultimi dieci anni, il 30% dei settori con la maggiore esposizione all’AI ha acquisito un peso crescente nell’economia statunitense. Shepley evidenzia che “le aziende attive in questi settori rappresentano ormai quasi il 60% del totale delle imprese negli Stati Uniti, con un’accelerazione significativa della loro quota a partire dalla pandemia di Covid”.
Si tratta di un segmento dinamico, che attrae nuovi operatori. Tuttavia, queste imprese tendono ad avere meno dipendenti rispetto ad altri comparti. Dal primo trimestre del 2022, le aziende nei settori più esposti all’AI hanno registrato una riduzione media del numero di dipendenti superiore all’8%, mentre nel resto dell’economia il numero medio di addetti per impresa è rimasto sostanzialmente stabile.
Investimenti e divergenze tra settori
Un altro elemento distintivo è la forte dinamica degli investimenti in capitale. Limitando l’analisi alle sole società dell’S&P 500, emerge una netta divergenza. Shepley spiega: “La quota di investimenti in conto capitale (capex) delle imprese nel 10% dei settori maggiormente esposti all’AI è aumentata di 1 punto percentuale dal primo trimestre del 2022; nello stesso periodo, quella delle aziende appartenenti al successivo 20% dei settori esposti all’AI è diminuita di 4 punti percentuali”.
Questo dimostra che non esiste una relazione lineare tra esposizione all’AI e strategie operative. Combinando i dati sugli investimenti con quelli sulle retribuzioni medie, Shepley osserva una divergenza analoga, particolarmente marcata negli ultimi due anni. “Le imprese stanno operando sulla base dell’ipotesi che i benefici dell’AI saranno distribuiti in modo disomogeneo e che solo un numero limitato di operatori sia destinato a prevalere”, afferma l’economista. E conclude: “Si tratta di un’evoluzione non tipica per una tecnologia destinata a una diffusione generalizzata, che evidenzia il potenziale dell’AI di continuare a sorprendere le aspettative anche con il progressivo ampliarsi della sua influenza”.
Il quadro macro della prossima settimana (USA ed Eurozona)
Nella parte finale del suo intervento, Shepley offre una panoramica sugli appuntamenti macroeconomici della settimana a venire. Negli Stati Uniti, l’attenzione sarà sul rapporto sul mercato del lavoro di maggio, che dovrebbe indicare il proseguimento della crescita dell’occupazione. “La debolezza nella creazione di posti di lavoro emerge soprattutto in modo retrospettivo, ma il tasso di disoccupazione è atteso in lieve aumento”, osserva, lasciando intendere che la Federal Reserve potrà mantenere un atteggiamento attendista nonostante l’inflazione elevata. Decisive per valutare le pressioni salariali saranno le retribuzioni medie. Inoltre, l’indagine ISM sui servizi assumerà particolare rilievo per capire se la crescita si mantiene solida e se le pressioni sui costi continuano ad aumentare.
Nell’Eurozona, l’attenzione sarà rivolta alla stima flash dell’inflazione di maggio, in particolare al dato core. Il mercato si aspetta un rafforzamento dell’inflazione complessiva, mentre la componente core potrebbe rimbalzare dopo la debolezza degli ultimi mesi. A completare il quadro ci saranno le revisioni del PIL del primo trimestre, il dato sulla disoccupazione di aprile e le indicazioni sull’erogazione del credito dalla BCE.
Regno Unito e Giappone
Nel Regno Unito, i dati in arrivo (crescita del credito, prezzi delle abitazioni, massa monetaria) difficilmente muoveranno i mercati, confermando la debolezza dell’attività economica.
Infine, in Giappone gli investimenti e la spesa delle famiglie daranno indicazioni sul ciclo domestico, mentre i dati monetari saranno monitorati nel contesto del graduale processo di normalizzazione della politica monetaria.
