Investimenti: ecco cosa emerge dal nuovo outlook di Pimco

L’economia globale non naviga più placida lungo la rotta conosciuta della globalizzazione e della crescente integrazione. A dirlo sono gli analisti di PIMCO nel loro Secular Outlook 2026, l’analisi strategica che l’asset manager conduce da oltre quarant’anni per allontanarsi dal rumore di mercato di breve periodo e studiare le forze strutturali che orienteranno l’economia e i mercati finanziari globali nei successivi cinque anni. “Quella attuale è una stagione di rottura a livello globale”, scrivono gli esperti, riprendendo le parole del Primo Ministro canadese Mark Carney per descrivere un mondo che sta attraversando una frattura e non una mera transizione rispetto al regime basato sulle regole istituito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il rischio geopolitico che PIMCO aveva evidenziato nel Secular Outlook 2025, intitolato “L’era della frammentazione”, si è trasformato in una realtà in movimento nel 2026. La frammentazione si manifesta a livello globale nei prezzi dell’energia, nei dati delle catene di approvvigionamento, nei tassi di crescita e nei rendimenti degli investimenti. “Il costo dell’adagiarsi è nettamente cresciuto”, avvertono gli analisti. “Gli investitori non possono più basarsi su un quadro di riferimento di globalizzazione, intervento delle autorità e volatilità soppressa, che è ormai superato”.

Le tre forze che ridefiniscono l’economia

Secondo il rapporto, tre potenti forze legate alla geopolitica, alla frammentazione e all’intelligenza artificiale orienteranno l’economia e i mercati globali nei prossimi cinque anni. La prima è la frammentazione delle alleanze sulla sicurezza, nel commercio e sul fronte finanziario, che sta accelerando e allontanando la traiettoria dell’economia globale da una gamma ristretta di esiti plausibili verso un quadro di incertezza con ampia distribuzione degli scenari possibili.

La seconda forza è rappresentata dalla politica, dalla geopolitica e dalle politiche per la sicurezza economica che oggi incidono direttamente sulla crescita e sull’inflazione, aumentando la dispersione tra Paesi, settori e imprese. “Queste forze verosimilmente metteranno alla prova la resilienza economica”, sottolineano gli analisti di PIMCO, “specialmente considerando che lo spazio fiscale è limitato”.

La terza forza è l’esplosione degli investimenti in intelligenza artificiale che, insieme all’aumento della spesa per la difesa e alla sicurezza energetica, potrebbe contribuire per ben 14.000 miliardi di dollari alla spesa in conto capitale globale nei prossimi cinque anni. “L’IA con il suo potenziale di riduzione del costo del lavoro e aumento della produttività potrebbe diventare una potente forza disinflazionistica”, osservano gli esperti, “ma gli shock geopolitici e la riconfigurazione delle filiere di approvvigionamento verosimilmente eserciteranno una pressione rialzista sui prezzi”.

Il nodo dell’energia e l’incertezza globale

L’energia è al centro di questa incertezza. Gli eventi in Medio Oriente, scrivono gli analisti di PIMCO, hanno messo in luce la vulnerabilità delle rotte di approvvigionamento energetico e commerciali globali che possono essere messe a repentaglio in una manciata di snodi geografici nevralgici. “La sicurezza energetica oggi è inscindibile dalla sicurezza economica, dalla capacità di difesa e dalla diffusione di tecnologie come l’intelligenza artificiale energivora”.

La gamma di esiti è ampia: da prezzi più alti per un periodo prolungato con pressione su crescita e inflazione a periodi di brusca disinflazione in caso di accelerazione delle risposte sul lato dell’offerta o di repentino indebolimento della domanda. “A prescindere dalle evoluzioni, i premi al rischio geopolitico sui mercati dell’energia è probabile che restino elevati sull’orizzonte secolare”, concludono gli esperti.

La Cina tra transizione e tensioni

La Cina prosegue l’inevitabile transizione verso un modello di crescita più contenuta a lungo termine assieme a una spinta aggressiva per dominare in settori strategici, mantenendo al contempo un obiettivo di crescita annua. Permangono acute tensioni con gli Stati Uniti sul fronte commerciale ma la capacità di esportazione del Dragone continua a esercitare pressioni disinflazionistiche sui prezzi dei beni a livello globale. “Allo stesso tempo, i livelli del debito in crescita e lo spazio fiscale più ristretto limitano la capacità di stimolo della domanda da parte delle autorità”, avvertono gli analisti.

La Cina resta un attore centrale nella frammentazione globale, continua a essere una fonte di disinflazione su scala mondiale e detiene rilevanti leve strategiche e geoeconomiche che porta ai tavoli di discussione sul commercio e sulla sicurezza internazionale.

L’obbligazionario torna protagonista

Nonostante il quadro di incertezza, gli analisti di PIMCO vedono abbondanti opportunità di investimento. “Il riposizionamento di stampo generazionale dei rendimenti obbligazionari avvenuto qualche anno fa ci consente di mirare a portafogli resilienti, diversificati a livello globale, incentrati su obbligazionario di alta qualità sui mercati sia pubblici che privati”.

L’epoca di tassi bassi seguita alla crisi finanziaria globale è stata un’anomalia nella storia. Oggi gli investitori possono mirare a costruire portafogli obbligazionari di alta qualità diversificati a livello globale con rendimenti del 5-7% in valuta locale, competitivi rispetto ai rendimenti azionari a lungo termine e con minore volatilità potenziale. “Gli elevati rendimenti di partenza possono consentire un maggiore contributo delle cedole in una varietà di possibili scenari, con minore dipendenza dalle plusvalenze o da previsioni macro esatte”, spiegano gli esperti.

Il credito e i rischi nascosti

I mercati del credito, nel complesso, continuano a prezzare risvolti benevoli. Gli spread creditizi nell’investment grade, nell’high yield e nel credito privato restano prossimi ai livelli più bassi delle distribuzioni storiche nonostante l’elevata incertezza. “Lo interpretiamo come eccesso di ottimismo anziché vigore”, avvertono gli analisti.

Dopo anni di performance senza darsi molto da fare, il ciclo di default sta tornando sulla scena. “Prevediamo perdite significativamente più elevate nel credito di minore qualità come i prestiti a leva e il credito diretto alle imprese sui mercati privati”. Gli esperti ritengono sia l’inizio di una tendenza di lungo periodo in cui qualità e selezione del credito saranno più importanti che mai. In questa fase del ciclo, si profila un’accelerazione nelle strutture di ingegneria finanziaria basate su rating creditizi e ricerca di liquidità, in particolare sui mercati privati, ma non rischio sistemico sulla scala del 2005-2006.

Le opportunità nei mercati emergenti

I rendimenti di partenza disponibili oggi sui mercati emergenti in valuta locale e in valuta forte sono i più convincenti da oltre un decennio. C’è inoltre potenziale di debolezza del Dollaro sull’orizzonte secolare, il che storicamente è tra i fattori più favorevoli per i rendimenti sui mercati degli emergenti in valuta locale.

I Paesi con banche centrali credibili, capacità di esportazione di materie prime e la scala per conquistare quote maggiori della catena di valore globale registrano fondamentali convergenti, e in alcuni casi superiori, rispetto a quelli di omologhi dei mercati sviluppati di secondo livello. “I mercati in esame sono diventati uno strumento sottovalutato di gestione del rischio”, sostengono gli analisti di PIMCO.

Le banche centrali e lo spazio di manovra

Gli analisti di PIMCO sono convinti che le banche centrali faranno di tutto per mantenere le aspettative di inflazione ancorate. “Gli istituti centrali oggi dispongono di molto più spazio di politica monetaria tradizionale rispetto al decennio che ha preceduto la pandemia e prevediamo che lo useranno, abbassando i tassi in una futura recessione”, scrivono.

Lo spazio di politica fiscale è invece limitato in quasi tutte le economie avanzate. Negli Stati Uniti il debito elevato e i deficit persistenti limitano lo spazio di bilancio ma questo non implica, nello scenario di base di PIMCO, che una crisi fiscale sia imminente. Il Dollaro è previsto restare la valuta dominante a livello globale anche se la sua valutazione potrebbe subire un graduale aggiustamento.

La resilienza come strategia

La principale implicazione per gli investitori, concludono gli analisti di PIMCO, è che l’errore più gravido di conseguenze è puntare su rischi che non sono adeguatamente remunerati. “In un mondo post-rottura, la disciplina verosimilmente conterà più dell’azzardo e la resilienza più delle fughe in avanti”.

L’idea è che oggi i portafogli resilienti siano incentrati sull’obbligazionario di alta qualità, liquido, con orientamento alla maggiore qualità nel credito, ampia diversificazione globale ed esposizione selettiva ad attivi reali e asset based finance. “Sull’orizzonte dei prossimi cinque anni”, concludono, “la resilienza è a portata di mano”.