Investimenti e IA, attenzione: l’Asia può cambiare le regole del gioco

La recente ondata di vendite sui mercati non segna la fine della corsa all’intelligenza artificiale, ma piuttosto l’inizio di una rotazione strutturale: dagli entusiasmi sui pionieri dell’AI verso chi realmente abilita l’infrastruttura. E in questo nuovo scenario, l’Asia gioca un ruolo da protagonista.

A sostenerlo è Charu Chanana, Chief Investment Strategist di BG Saxo, che in un’analisi approfondita invita a guardare con lenti diverse l’attuale fase di mercato. “La fase attuale di vendite non segna la fine dell’AI, ma rappresenta una rotazione: dai pionieri dell’AI, valutati su standard quasi perfetti, verso gli abilitatori dell’AI, che oggi mostrano flussi di cassa più immediati e un maggiore potere di prezzo”, spiega Chanana.

Il mercato premia la “dispersione”

Secondo la strategist, il mercato sta diventando più selettivo, separando con lucidità i probabili beneficiari dell’intelligenza artificiale da quelle aziende per cui l’AI rischia invece di comprimere margini o alterare i modelli di business. Le pressioni si concentrano su software, gestione patrimoniale, assicurazioni, logistica e servizi immobiliari: settori dove l’automazione potrebbe ridurre la necessità di interventi manuali e standardizzare flussi di lavoro.

“In sintesi, la rotazione attuale nasce da una domanda semplice ma cruciale: ‘chi verrà impattato?’”, sottolinea Chanana.

Asia vs USA: due filosofie dell’AI a confronto

Il punto cruciale dell’analisi riguarda la diversa esposizione geografica. Mentre gli Stati Uniti sono concentrati sull’AI a valle (applicazioni, software, servizi), l’Asia gioca una partita diversa, posizionandosi sull’AI a monte, ovvero l’infrastruttura fisica: componenti, capacità di produzione avanzata, catena di approvvigionamento.

“La maggiore esposizione dell’Asia pertiene le attività a monte, ovvero l’infrastruttura fondamentale da costruire indipendentemente dal dominio delle applicazioni”, spiega Chanana. “Quando il mercato si preoccupa dell’interruzione dei modelli di business causata dall’AI, è l’area ‘a valle’ che avverte per prima il cambiamento. Quando l’attenzione si sposta su ciò che deve essere costruito inevitabilmente, l’area ‘a monte’ risponde in modo diverso”.

Corea, Taiwan, Giappone: tre modelli, una regione

Ma l’Asia non è un blocco monolitico. La strategist distingue tra Corea e Taiwan, che rappresentano il “beta dell’infrastruttura AI più puro”, e il Giappone, che introduce un elemento distintivo legato all’adozione industriale e aziendale.

“Il Giappone può cogliere il potenziale dell’AI attraverso adozione e applicazione, piuttosto che tramite una discontinuità applicativa totale”, afferma Chanana. “AI industriale, automazione, robotica, ottimizzazione dei processi: qui l’AI agisce come catalizzatore di produttività più che come minaccia esistenziale ai prezzi”.

L’opportunità asiatica, con i suoi rischi

Tuttavia, l’esperta mette in guardia da letture troppo semplicistiche. “Gli indici azionari asiatici tendono a essere dominati sempre più da pochi grandi titoli: Taiwan da un singolo leader nelle fonderie, la Corea da alcuni campioni nella memoria e nell’hardware. Comprare Asia può involontariamente trasformarsi in comprare una manciata di titoli di semiconduttori”.

Inoltre, “l’Asia non è immune, è soltanto diversamente esposta”. Episodi di avversione al rischio globale, cali sincronizzati della tecnologia o cicli negativi nei semiconduttori possono colpire anche i mercati asiatici.

L’Asia come diversificatore

“Pensare all’Asia in questo contesto di vendite legate all’AI non significa puntare sul fatto che ‘l’Asia vinca’”, chiarisce Chanana. “Riconoscere il ruolo dell’Asia nell’ecosistema AI e la più ampia composizione dei suoi titoli azionari può offrire diversificazione per driver, in un momento in cui il mercato statunitense rivaluta i suoi leader concentrati”.

Se il commercio dell’AI si sta spostando dall’hype alla selettività, conclude la strategist, “l’Asia è un luogo dove questa selettività può essere espressa, ma con attenzione ai rischi di concentrazione e ciclicità”.