Nella finanza come nella vita, il passato non è garanzia del futuro. Eppure, la mente umana fatica ad accettarlo, preferendo credere che una serie di risultati positivi sia destinata a continuare. È il fenomeno noto come “trappola della mano calda”, un bias cognitivo che può costare caro a chi investe in Borsa. A spiegarlo di seguito, è Alfred Hoffmann, fondatore e ad di Avalon Investment Research.
Hoffmann parte da una celebre parabola, resa famosa dall’economista Nassim Taleb: quella del tacchino che, nutrito e accudito per mille giorni, si convince che il macellaio sia il suo migliore amico. Fino al Giorno del Ringraziamento, quando viene macellato. “L’errore del tacchino non è stata la mancanza di intelligenza”, scrive Hoffmann. “Ha dato per scontato che, poiché le cose erano andate bene per molto tempo, avrebbero continuato ad andare bene. Questa è la trappola più profonda”.
La stessa logica, prosegue l’autore, si applica ai mercati finanziari. “Gli investitori spesso si fidano dello slancio”, osserva, citando lo studio del 1985 di Gilovich, Tversky e Vallone che smontò il mito del giocatore di basket “in zona”: la presunta serie fortunata, in realtà, era spesso frutto di casualità. “La mente umana detesta la casualità. Preferisce gli schemi perché rendono il mondo prevedibile”.
Nel contesto finanziario, la “mano calda” si traduce nell’acquisto di un’azione solo perché il suo prezzo è raddoppiato in poco tempo, o nella fiducia cieca in un gestore di fondi che ha sovraperformato il mercato per due anni. “Un breve periodo di successo si trasforma in una storia di brillantezza e inevitabilità”, avverte Hoffmann. “Ma ciò che sembra uno schema ricorrente è spesso solo un caso statistico”.
Il pericolo, sottolinea, è che dopo qualche decisione vincente anche l’investitore più razionale inizi a percepire “un vago senso di invincibilità”. La serie positiva diventa parte della propria identità, e il giudizio si offusca. “È esattamente in questo momento che il suo giudizio inizia a vacillare”.
Come difendersi allora da questa illusione?
Hoffmann suggerisce un cambio di prospettiva: “Quando un titolo è in rialzo, la domanda importante non è se il rialzo continuerà, ma quali condizioni sottostanti giustificano il movimento”. Bisogna chiedersi: i fondamentali sono solidi, o è solo entusiasmo speculativo? E, soprattutto: “Se non avessi informazioni sul recente andamento del prezzo, saresti ancora interessato a possederlo?”.
La risposta, conclude l’autore, non richiede genialità, ma “solo la volontà di distinguere le emozioni dalle prove”. Serve umiltà per riconoscere che “le serie positive possono concludersi con la stessa brusca improvvisazione con cui sono iniziate”. E, soprattutto, ricordare che “i mercati sono intrinsecamente instabili” e che “il macellaio potrebbe arrivare in qualsiasi momento”.
