Investimenti: affrontare la disruption attraverso infrastrutture e titoli value

La disruption sta ridefinendo il panorama dei mercati finanziari, trainata da tre grandi forze: l’intelligenza artificiale, la transizione energetica e le tensioni geopolitiche. Per gli investitori, la domanda cruciale è come orientarsi in questo scenario dinamico. La scelta è tra investire direttamente nei soggetti più innovativi o costruire portafogli capaci di offrire resilienza e generare alpha. Secondo Shane Hurst e Grace Su, portfolio manager di ClearBridge Investments, e Yan The, client portfolio manager della stessa società, parte di Franklin Templeton, la risposta potrebbe trovarsi in un approccio che combina infrastrutture solide e titoli value, sfruttando le opportunità create proprio dalla disruption.

La tenuta delle infrastrutture in periodi di volatilità

Un’analisi condotta dal team di ClearBridge ha messo in luce il comportamento del comparto infrastrutturale durante le recenti fasi di turbolenza, inclusi gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Nel mese di marzo, a seguito dell’escalation in Iran, le infrastrutture hanno confermato la loro tradizionale capacità di tenuta, con i principali indici del settore che hanno sovraperformato le azioni globali. Anche i portafogli infrastrutturali hanno mostrato una resilienza relativa su base lorda. “Le infrastrutture hanno dimostrato ancora una volta di saper offrire stabilità quando i mercati tremano”, sottolineano i tre esperti.

La composizione dei portafogli infrastrutturali

All’interno delle allocazioni, una componente rilevante è rappresentata dagli aeroporti, con un’esposizione generalmente compresa tra il 6,5% e il 10%. Questo segmento ha risentito di alcune discontinuità, legate alla riduzione dei flussi di viaggio e alla minore operatività di alcune compagnie aeree mediorientali, in particolare verso destinazioni europee.

La quota prevalente dei portafogli, tra il 62% e il 65%, è tuttavia investita in utility regolamentate nei comparti elettrico, idrico e del gas. Queste società tendono a mitigare l’impatto della volatilità di mercato, anche grazie alla capacità di trasferire gli effetti dell’inflazione. Parallelamente, le infrastrutture energetiche e le società attive nella gestione di grandi pipeline petrolifere e del gas in Nord America hanno registrato performance positive, sostenute da prezzi delle materie prime più elevati e dalle crescenti esigenze di sicurezza energetica.

La stabilità come caratteristica distintiva

Le società infrastrutturali quotate nell’universo di investimento di ClearBridge detengono asset essenziali per l’erogazione di servizi fondamentali, spesso in regime di monopolio e basati su concessioni di lungo periodo. Oltre il 90% del portafoglio beneficia, direttamente o indirettamente, della possibilità di trasferire l’inflazione sui ricavi.

A differenza delle azioni globali, che tendono a presentare una maggiore volatilità degli utili, il comparto infrastrutturale si distingue per una significativa stabilità. Negli ultimi 25 anni, la crescita anno su anno degli utili delle azioni globali è stata negativa in otto occasioni, mentre per le infrastrutture quotate a livello globale ciò si è verificato solo due volte. “Questa minore volatilità è riconducibile alla solidità dei flussi di cassa, sostenuti da contratti di lungo termine e da quadri regolatori definiti, che garantiscono una base stabile per utili e dividendi”, spiegano Hurst, Su e The.

L’ascesa dei settori value nell’era dell’AI

In un contesto di mercato sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale, dall’approccio HALO (hard asset a bassa obsolescenza) e dalle tensioni geopolitiche, emergono condizioni favorevoli per gli investimenti value, in particolare per quelle società che presentano fondamentali in miglioramento e un profilo di sostenibilità in evoluzione.

I settori value risultano più strettamente legati all’economia fisica o reale: asset tangibili, materie prime, macchinari industriali e componenti necessari alla costruzione di infrastrutture, in contrapposizione agli investimenti growth, più correlati alla dimensione digitale. In questo quadro, l’intelligenza artificiale rappresenta un punto di svolta, poiché sta determinando un incremento significativo della domanda di risorse essenziali quali energia, acqua e infrastrutture fisiche. Si tratta di ambiti storicamente sottoinvestiti negli ultimi due decenni, verso i quali oggi si sta progressivamente riallocando capitale, con opportunità rilevanti nei comparti legati ai data center, ai beni strumentali, alle materie prime e agli asset industriali.

La selezione dei titoli per evitare le value trap

In questo scenario, la selezione dei titoli assume un ruolo determinante. Le società in grado di adattarsi con successo ai cambiamenti indotti dall’AI si distinguono per la presenza di team manageriali lungimiranti, capaci di anticipare i rischi e disposti a mettere in discussione il proprio modello di business, anche a costo di auto-innovarsi. “Questo rappresenta un elemento critico per evitare le cosiddette value trap”, avvertono i portfolio manager.

A livello di costruzione del portafoglio, un approccio diversificato tra diverse tipologie di opportunità consente di bilanciare il rischio. Accanto a posizioni di deep value, in cui il mercato sta rivalutando le prospettive di lungo termine di una società, si affiancano opportunità più tattiche, legate a discontinuità temporanee come cicli di prodotto mancati, cambiamenti regolatori o pressioni sul modello di business, che possono essere superate in tempi relativamente più rapidi.

Il boom energetico trainato dall’AI

Il crescente fabbisogno di energia legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta ampliando in modo significativo il perimetro delle opportunità nel comparto infrastrutturale quotato. Questo trend si innesta su dinamiche già in atto, come la decarbonizzazione e l’elettrificazione, che stanno dando origine a un ciclo di investimenti strutturale, pluridecennale e di scala globale. I tassi di crescita degli asset infrastrutturali, storicamente contenuti, risultano oggi in forte accelerazione, sostenuti dagli investimenti in ammodernamento delle reti, resilienza degli asset e riorganizzazione delle catene di approvvigionamento.

Parallelamente, la forte espansione dei dati e dell’AI alimenta una domanda crescente di energia, in particolare nei data center, con tassi di crescita dei consumi previsti nell’ordine del 20-25% annuo nei prossimi anni. Ciò si traduce in ulteriori opportunità lungo tutta la filiera infrastrutturale, che include utility regolamentate, infrastrutture energetiche e idriche.

Il ruolo crescente del capitale privato

La concomitanza tra innovazione tecnologica e tensioni geopolitiche sta modificando le dinamiche di finanziamento degli investimenti. L’aumento della spesa pubblica per la difesa limita la capacità dei Governi di sostenere direttamente lo sviluppo infrastrutturale, favorendo un maggiore coinvolgimento del settore privato. In questo contesto, le società infrastrutturali quotate, caratterizzate da solidi bilanci e posizioni spesso monopolistiche, risultano particolarmente attrattive per gli investitori.

Queste dinamiche si riflettono in un rafforzamento strutturale della crescita degli utili del settore. Nel caso delle utility regolamentate, gli investimenti in capitale vengono incorporati nella base di asset regolata e generano rendimenti sul capitale proprio nel tempo, contribuendo direttamente alla crescita degli utili. Rispetto al passato, quando il settore offriva ritorni complessivi più contenuti, oggi molte utility presentano tassi di crescita significativamente più elevati.

Un caso di successo: Vertiv

L’approccio adottato da ClearBridge mira ad anticipare i trend di mercato. Diverse società esposte all’elettrificazione presenti in portafoglio sono state selezionate già molti anni fa, in virtù di una forte convinzione sul tema della transizione energetica. Un esempio è Vertiv, produttore leader di apparecchiature elettriche, inizialmente scelto per il suo contributo all’efficienza energetica degli edifici.

Oggi Vertiv è considerata uno dei principali beneficiari del boom dei data center, ma all’inizio del 2022, momento dell’investimento, si trattava di una società relativamente recente, quotata nel 2019 a seguito dello spin-off da Emerson Electric, con una limitata storia gestionale. All’epoca, il mercato esprimeva diversi timori, legati in particolare alla concentrazione dei ricavi con circa il 70% esposto ai data center e alla pressione sui margini dovuta all’inflazione post-Covid e ai vincoli nelle catene di approvvigionamento.

“La solidità del posizionamento industriale e delle competenze ha rappresentato un elemento di convinzione”, raccontano i gestori. In assenza di una domanda significativa legata all’AI, il titolo veniva trattato come puramente ciclico, arrivando a multipli contenuti, con price/earnings a livelli dei “low teens”, particolarmente interessanti rispetto a concorrenti più strutturati come Eaton, scambiati intorno a 20 volte gli utili. L’ipotesi di investimento si fondava sulla possibilità di un rerating verso multipli in linea con i peer, sostenuto da un miglioramento dell’esecuzione e dei margini. Successivamente, la forte crescita della domanda legata ai data center per AI ha rafforzato ulteriormente il razionale di investimento.

Verso un approccio globale e diversificato

In un contesto più ampio, un approccio globale che integri infrastrutture quotate e titoli value consente di ampliare l’universo delle opportunità, ridurre i rischi di concentrazione e diversificare rispetto alla forte dominanza delle large cap growth statunitensi. L’esposizione a infrastrutture e strategie value a livello globale beneficia delle dinamiche legate alla disruption attraverso una domanda crescente di energia, elettrificazione, capacità industriale, resilienza delle catene di approvvigionamento e sicurezza energetica.

Secondo Hurst, Su e The, “tali fattori contribuiscono a generare profili di rendimento più equilibrati e portafogli potenzialmente più resilienti, in un contesto in cui la leadership di mercato tende progressivamente ad ampliarsi”. L’accesso ai grandi trend strutturali, come l’intelligenza artificiale e la transizione energetica, non richiede necessariamente di investire nei titoli più evidenti. Un approccio globale consente di esplorare l’intera catena del valore, dalla componentistica alla produzione, individuando opportunità meno visibili ma potenzialmente più interessanti. Inoltre, aree di mercato meno presidiate, come alcune realtà legate all’AI in Cina, possono offrire valutazioni interessanti e prospettive di crescita ancora sottostimate, ampliando ulteriormente le possibilità di diversificazione e creazione di valore nel lungo periodo.