Dopo anni di digiuno forzato, il mercato obbligazionario torna a far parlare di sé. La lunga traversata nel deserto dei tassi zero e negativi sembra finalmente alle spalle. Con i tassi d’interesse saldamente in territorio positivo, gli investitori istituzionali e privati ricominciano a guardare con interesse a una classe di attivi che molti avevano dato per spacciata. Ma attenzione: tornare alle obbligazioni non significa semplicemente rispolverare i vecchi portafogli. Il mercato è cambiato, è diventato più tecnico e richiede una gestione attiva e consapevole, avverte Lars Conrad, portfolio director Fixed Income presso Flossbach von Storch, che di seguito delinea uno scenario ricco di opportunità, ma anche di insidie, per il 2026.
Il fascino (ritrovato) delle cedole
Il mantra che riecheggia tra gli addetti ai lavori è chiaro: i tassi sono tornati, e con loro le obbligazioni. Un’affermazione che trova solide fondamenta nei numeri.
“Attualmente molto depone a favore di questa asset class che, dopo lunghi anni di tassi zero e negativi e una svolta storica dei tassi, sta gradualmente scrollandosi di dosso la reputazione di investimento poco attraente,” afferma Conrad. Il richiamo non è dato solo dalle cedole interessanti, tornate a essere competitive persino per emittenti di massima qualità creditizia.
Il vento è cambiato anche sotto altri aspetti. La negoziazione quotidiana sul mercato libero apre la porta a potenziali plusvalenze, mentre la curva dei rendimenti, tornata ripida, premia la pazienza di chi sceglie scadenze più lunghe. “Dopo un anno obbligazionario positivo come il 2025, in cui fondi attivi e bilanciati hanno potuto conseguire rendimenti soddisfacenti, vediamo buone opportunità anche per il 2026,” aggiunge il portfolio manager.
La complessità è il prezzo del rendimento
Tuttavia, l’approccio non può più essere quello del “buy and hold” passivo. Il mercato obbligazionario moderno è un meccanismo complesso, in cui ogni ingranaggio va analizzato con cura. La due diligence su singoli titoli, emittenti e rischi valutari è diventata cruciale.
“Il problema: il mercato obbligazionario è altamente complesso. Ogni singolo titolo deve essere sottoposto a un’attenta analisi rischio-rendimento,” spiega Conrad, dipingendo il quadro di una gestione professionale fatta di pazienza e competenza. “I portafogli obbligazionari attivi possono comprendere rapidamente da 200 a 300 singoli titoli, che devono essere perfettamente allineati alla strategia del fondo.” Negli anni più turbolenti, la flessibilità è tale che l’intero portafoglio può essere ribilanciato due o tre volte.
Inflation Linker: l’assicurazione (a buon mercato) contro l’inflazione
Ma come si individuano le opportunità in questo mare magnum? Conrad porta un esempio concreto, illustrando il ruolo che possono giocare gli “inflation linker”, obbligazioni indicizzate all’inflazione.
Questi strumenti stanno vivendo un momento di particolare interesse per due ragioni. La prima è di natura assicurativa. Attualmente, le aspettative di inflazione incorporate nei prezzi di mercato sono sorprendentemente basse: negli Stati Uniti si attestano solo moderatamente sopra il 2%, nell’Eurozona addirittura leggermente al di sotto. “In altre parole: il premio assicurativo contro un’inflazione inattesa e più elevata è attualmente relativamente conveniente,” sottolinea Conrad.
Questa convenienza va letta sullo sfondo di una dinamica macroeconomica preoccupante: l’esplosione del debito pubblico globale. “Tutto questo deve essere finanziato, specialmente in un contesto di tassi crescenti. In tale scenario, l’inflazione rappresenta un utile alleato,” avverte l’esperto. Stati e banche centrali, per alleggerire il peso del debito, potrebbero essere tentati di tollerare un’inflazione strutturalmente più elevata nel medio periodo.
Rendimenti reali da “Grande Crisi Finanziaria”
Il secondo elemento che rende appetibili i linker è il livello dei rendimenti reali, tornati a toccare vette che non si vedevano da oltre quindici anni.
“In particolare negli Stati Uniti, i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza si collocavano tra il 2% e il 3% al di sopra dell’inflazione attesa. Livelli simili si erano registrati l’ultima volta oltre 15 anni fa, durante la Grande Crisi Finanziaria,” spiega Conrad. Un paragone storico che fa riflettere, soprattutto considerando che oggi i rapporti debito/PIL sono ben più elevati e le prospettive di crescita, specialmente in Europa, più deboli. “In questo contesto, osservatori critici potrebbero considerare i rendimenti reali attuali eccessivamente elevati.”
Questo apre uno scenario interessante: se i rendimenti reali dovessero diminuire nel tempo, i linker con scadenze più lunghe offrirebbero significative opportunità di guadagno in conto capitale, con un’asimmetria che li rende preziosi in ottica di portafoglio. “Come parte di un insieme più ampio, i linker possono quindi apportare valore aggiunto in un portafoglio,” conclude Conrad.
Gestire la complessità
L’analisi di Conrad offre quindi una visione chiara: il mercato obbligazionario è tornato protagonista, ma lo ha fatto in una veste più matura e complessa. Non esistono soluzioni semplici o ricette preconfezionate. La chiave del successo, come spesso accade nella gestione degli investimenti, risiede nella capacità di combinare diversi strumenti in un insieme coerente e ben diversificato.
“Investire è paragonabile a molte decisioni della vita: alla fine si tratta sempre anche di gestire la complessità,” conclude il manager. “Le decisioni coraggiose meritano rispetto – soprattutto quando non precludono altre opportunità possibili.” Un monito a non inseguire mode o rendimenti facili, ma a costruire strategie solide, capaci di navigare anche i mari più turbolenti.
