In una fase di mercato segnata da forte concentrazione su pochi titoli, rischi geopolitici crescenti e correlazione più elevata tra azioni e obbligazioni, la diversificazione torna al centro delle strategie di portafoglio. Una necessità che si è rafforzata ulteriormente dopo lo scoppio del conflitto in Iran e che spinge gli investitori a interrogarsi su strumenti e approcci alternativi per ridurre i rischi.
Secondo Elisa Piscopiello, Senior Index and ETF analyst di L&G, il concetto stesso di diversificazione va però letto in modo più ampio. “Molto spesso si pensa che diversificare significhi esporsi ad asset su settori e aree geografiche differenti tra loro, ma limitarsi a questo rischia di farla passare per una pratica bidimensionale e di nascondere aspetti e modi per ottenerla che in realtà sono fondamentali”, osserva.
La diversificazione attraverso le fonti di reddito
Tra le strategie meno considerate emerge la diversificazione per tipologie di reddito, che sposta l’attenzione dalla sola crescita del capitale alla stabilità dei rendimenti nel tempo. Un approccio che può risultare particolarmente interessante per chi punta a generare flussi regolari attraverso i diversi cicli di mercato.
“Elisa Piscopiello sottolinea che, invece che basarsi solo sulla crescita del capitale, gli investitori dovrebbero prestare più attenzione alla stabilità dei rendimenti nel tempo”. In questo contesto, le soluzioni focalizzate sul reddito da dividendi possono offrire distribuzioni periodiche, maggiore prevedibilità e una gestione della liquidità più efficiente.
A questo, spiega l’analista, si aggiunge il valore di una selezione basata sulla qualità delle società sottostanti, che può consentire una minore esposizione ai comparti con valutazioni elevate, come la tecnologia, e una maggiore presenza in settori ritenuti solidi e in crescita, come servizi finanziari e industria.
Valutazioni e opportunità nei settori difensivi
L’attuale livello elevato dei multipli di mercato rende ancora più rilevante il tema della selezione. Le società che distribuiscono dividendi regolari, infatti, tendono ad aver superato la fase di massima espansione, pur continuando a investire e al tempo stesso a remunerare gli azionisti.
“Con le fonti di reddito da dividendi si selezionano quei segmenti del mercato più accessibili in termini di costi, offrendo potenzialmente sia valore sia diversificazione”, evidenzia Piscopiello.
Tra i comparti che presentano queste caratteristiche figurano sanità, industria e servizi al consumo, settori che distribuiscono dividendi ma che non incorporano i multipli tipici dei titoli growth tecnologici.
Il filtro della qualità come elemento chiave
La strategia dividend-oriented non è tuttavia priva di rischi. Puntare esclusivamente al rendimento può rivelarsi fuorviante se non si considera la sostenibilità dei flussi di cassa che supportano le distribuzioni.
Per questo, secondo L&G, è fondamentale introdurre un filtro qualitativo. “Riteniamo importante includere un filtro basato sulla qualità”, afferma Piscopiello, sottolineando come questo sia particolarmente rilevante nei mercati emergenti, dove la dispersione qualitativa tende a essere più elevata.
Non esiste una definizione unica di qualità, ma la costruzione di metriche coerenti per settori e regioni, insieme a una selezione sistematica dei titoli, può contribuire a rafforzare la tenuta della strategia.
Il peso della ponderazione
Un ulteriore elemento cruciale riguarda la costruzione del portafoglio e, in particolare, i criteri di ponderazione. Pesare i titoli in base all’ammontare dei dividendi distribuiti può apparire intuitivo, ma rischia di accentuare concentrazioni settoriali o su singoli nomi, compromettendo l’obiettivo della diversificazione.
In quest’ottica, l’equipesatura rappresenta un’alternativa efficace. “Adottare l’equipesatura garantisce che la performance sia determinata da molteplici componenti del portafoglio anziché da pochi titoli chiave”, osserva l’analista.
Una leva per rafforzare i portafogli
In un contesto in cui la diversificazione tradizionale mostra alcuni limiti, l’approccio basato sui dividendi può rappresentare una leva aggiuntiva per migliorare l’equilibrio dei portafogli.
“Concentrandosi sulla qualità e mitigando i rischi di concentrazione, gli investitori possono mirare a sfruttare l’importante fonte di rendimento fornita dai dividendi, puntando al contempo a migliorare la diversificazione complessiva”, conclude Piscopiello.
