Oltre 83 trilioni di dollari di ricchezza privata cambieranno mano nei prossimi due o tre decenni. È il più grande trasferimento di ricchezza della storia moderna, un evento epocale che segnerà profondamente l’economia e la società globale. Ma per le famiglie interessate, questo passaggio non è solo una questione di soldi e asset. Secondo il “Global Next Generation Report” di UBS Global Wealth Management, basato su un’indagine condotta su oltre 170 membri della prossima generazione di eredi, leader e fondatori, la vera sfida è il trasferimento della responsabilità e della capacità di amministrare un’eredità.
Da report emerge un quadro chiaro: i giovani eredi non vogliono essere semplici beneficiari passivi, ma aspirano a diventare steward consapevoli, a patto che le loro famiglie siano disposte a parlare apertamente, a pianificare con anticipo e a costruire strutture di governance solide.
Responsabilità prima del denaro
Uno dei punti centrali del report è che il passaggio di consegne non avviene tutto in una volta. Ben prima di ereditare gli asset, ai figli viene chiesto di sedersi ai tavoli decisionali, gestire piccoli patrimoni o partecipare alle riunioni di investimento.
“Mio fratello e io non consideriamo l’eredità come qualcosa che riceveremo, ma come la nostra responsabilità di fare un lavoro altrettanto buono di quello di nostro padre”, racconta un membro di seconda generazione. Il dato conferma questa tendenza: il 41% degli intervistati associa il trasferimento di ricchezza all’assunzione di nuove responsabilità, mentre il 38% lo lega al semplice passaggio di una persona cara. In Nord America, la percentuale di chi vede il passaggio come un cambio di responsabilità sale addirittura al 67%.
Michael Viana, Head Wealth Transfer & Networks di UBS Global Wealth Management, sottolinea: “Quella di oggi è una generazione globalmente connessa, meglio istruita e più indipendente di qualsiasi altra prima di loro. Ciò che non è cambiato, però, è il loro bisogno di una comunicazione regolare tra generazioni, di un dialogo aperto nella preparazione al trasferimento e della fiducia nelle proprie capacità di riuscire autonomamente”.
Rompere il silenzio: parlare presto per evitare tensioni
La comunicazione è il fattore chiave che distingue un passaggio sereno da uno conflittuale. Quasi la metà degli intervistati (48%) percepisce una mancanza di processi strutturati nel trasferimento di ricchezza delle generazioni precedenti. Spesso il problema non è la volontà di parlare, ma l’incertezza su chi debba iniziare la conversazione.
“C’è la volontà di parlare della ricchezza familiare, ma le conversazioni non avvengono mai”, ammette un membro della prossima generazione non ancora coinvolto attivamente. Le tensioni, quando ci sono, derivano principalmente da problemi di comunicazione (33%), seguono disaccordi su stile di vita o etica del lavoro (27%) e diverse visioni di equità (24%).
Il consiglio degli esperti è chiaro: iniziare presto. Il 56% degli eredi ritiene che i genitori dovrebbero parlare di ricchezza già nell’adolescenza (40%) o addirittura nell’infanzia (16%). Come spiega Sarah Salomon, Head of Family Advisory and Philanthropy Services Americas di UBS Global Wealth Management: “La parte più difficile del trasferimento di ricchezza è il silenzio attorno alle aspettative. L’allineamento inizia chiedendo ‘Cosa vuoi che sia la tua vita?’ – non ‘Ecco cosa erediterai’”.
Chi aiuta la prossima generazione? Il potere dei pari
Di fronte alle decisioni sulla successione, i giovani eredi non si affidano a un’unica fonte. La ricerca rivela che la consulenza più importante proviene inaspettatamente dai pari, ovvero da amici che vivono situazioni simili (27%). Solo al secondo posto troviamo i wealth manager (21%), seguiti da avvocati (14%) e consulenti fiscali (16%).
“La Young Investors Organization (YIO) è una comunità di persone con background e valori simili. Sono disposte a condividere come fanno le cose, come si rapportano con i propri genitori e quali strategie di investimento stanno considerando”, racconta un membro di seconda generazione che lavora in un family office indipendente.
Quando scelgono un consulente finanziario, la prossima generazione non cerca solo competenza tecnica (richiesta dal 79%). Cerca anche la capacità di costruire relazioni fidate attraverso le generazioni (56%) e un forte legame personale (67%). “Per fare la differenza, gli esperti della ricchezza devono diventare personali”, sottolinea un erede.
Investire con uno scopo: sostenibilità sì, cripto con cautela
Sul fronte degli investimenti, la prossima generazione mantiene un approccio tradizionale ma si apre a nuove frontiere. Quasi otto intervistati su dieci investono in azioni e obbligazioni individuali, mentre la metà possiede immobili. L’interesse per le criptovalute è invece molto misurato: solo l’11% di chi gestisce attivamente i propri investimenti è esposto a questo settore. Un imprenditore di seconda generazione racconta di aver perso un intero investimento in criptovaluta da un giorno all’altro, comprendendo finalmente lo scetticismo di suo padre.
Dove l’entusiasmo è invece forte è nell’impact investing e nella sostenibilità. Quasi la metà degli intervistati è già investita o desidera imparare di più su questi temi. “Fare soldi conta, ma anche investire nella società conta”, spiega un giovane gestore di ricchezza familiare.
Anna Brugnoli, Co-Head Wealth Planning & UHNW Advisory di UBS Global Wealth Management, commenta: “L’ultimo decennio di consulenza a famiglie globali ci ha mostrato che un trasferimento di ricchezza di successo non è mai il risultato del caso, ma di una scelta deliberata e ponderata. Richiede una pianificazione anticipata e strutturata che rifletta le dinamiche uniche di ogni famiglia”.
Un viaggio da preparare, non un evento da subire
Il report di UBS GWM descrive un passaggio generazionale che è molto più di un trapasso patrimoniale. È un percorso che richiede coraggio nel rompere i silenzi, umiltà nell’accettare il confronto e intelligenza nel costruire reti di supporto. Per la prossima generazione, l’eredità non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. E come sintetizza un membro di quinta generazione, l’obiettivo è avere “una struttura trasparente e una visione comune di dove vogliamo essere”.
