La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta innescando una correzione nei mercati azionari e una ridda di domande sul futuro di interi settori. In questo scenario, Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs WM Italy, analizza di seguito i timori degli investitori, gli investimenti faraonici dei colossi tecnologici e delinea la nuova strategia della banca.
Il caso software e la nuova produttività
La rapida evoluzione dell’IA generativa sta già mostrando i suoi primi effetti concreti sul mondo del lavoro e della produzione, in particolare nel settore del software. Secondo Ramenghi, “i timori si concentrano soprattutto sul mondo del software”, e i numeri parlano chiaro. “Alphabet ha comunicato che gli agenti basati su Ia generano già il 50% del suo codice, mentre Meta ha evidenziato che la produttività dei suoi ingegneri è aumentata del 30% grazie a questi agenti”.
Questi dati, se da un lato testimoniano un incredibile balzo in avanti, dall’altro alimentano l’ansia degli investitori, che vedono interi comparti – dal software ai servizi legali, dalla logistica alle assicurazioni – messi in discussione. Ramenghi osserva che “la rapidità e la diffusione di questi movimenti di mercato dimostrano come, in questo momento, l’umore prevalga sui fondamentali”, nonostante l’impatto reale sugli utili aziendali richiederà anni per concretizzarsi.
Miliardi nei data center, una corsa al ribaltone?
Nonostante i timori, la macchina degli investimenti non si ferma. Anzi, accelera. I giganti del settore, i cosiddetti hyperscaler, stanno investendo cifre da capogiro per costruire l’infrastruttura del futuro. “La spesa in conto capitale per i data center è aumentata oltre le nostre aspettative”, afferma Ramenghi. “I quattro maggiori hyperscaler (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft), insieme a Oracle, probabilmente spenderanno quasi 700 miliardi di dollari quest’anno, oltre una volta e mezzo il livello dello scorso anno e quattro volte quello di tre anni fa”.
Questa colossale mobilitazione di capitali ha il sapore di una sfida per il predominio. “Sembra che queste aziende siano impegnate in una corsa per l’egemonia nell’Ia”, commenta l’esperto, ma mette in guardia sui costi di questa competizione: “Questi investimenti assorbiranno quasi interamente i flussi di cassa operativi e potrebbero portare a un crescente ricorso al debito”.
La nuova strategia di Ubs, neutralità tecnologica
Di fronte a questo scenario, caratterizzato da enormi investimenti e dalla mancanza di chiare ricadute sugli utili, la prudenza diventa la parola d’ordine. Ubs ha quindi deciso di rivedere il proprio giudizio sul comparto.
“In questo scenario, riteniamo necessario attendere conferme sulla monetizzazione di questi ingenti investimenti”, spiega Ramenghi, annunciando la decisione: “Per questo abbiamo abbassato il nostro giudizio sul settore tecnologia e comunicazioni statunitensi a neutral”.
Una scelta coraggiosa, che va controcorrente rispetto alle abitudini del mercato. Lo stesso Ramenghi ammette che “non è una decisione facile, perché essere neutrali sul settore tecnologico è un po’ come nuotare controcorrente: negli ultimi quarant’anni la tecnologia ha sovraperformato il mercato in circa due anni su tre”.
La cautela si estende anche alle società non quotate del settore, che hanno raccolto oltre 500 miliardi di dollari dal 2021 e che, pur essendo valutate circa 2.800 miliardi, sono in gran parte non redditizie. Un eventuale inasprimento dell’accesso al capitale per queste realtà potrebbe avere un effetto domino, riducendo la domanda di capacità di calcolo e colpendo, a cascata, le aziende quotate nel cloud e nei semiconduttori.
Oltre la tecnologia, un quadro economico positivo
Se il settore tecnologico è osservato speciale, il resto dell’economia globale mostra invece segnali di salute che lasciano ben sperare. Ramenghi sottolinea come “i dati economici sono migliori delle attese”, citando il calo della disoccupazione negli Stati Uniti al 4,3% e la revisione al rialzo delle stime sul Pil, sia americano che dell’area euro, con prospettive in miglioramento per il 2026.
Questa crescita è alimentata anche da nuovi investimenti legati alla ricerca di indipendenza strategica in settori chiave come semiconduttori, terre rare, energia e difesa. L’unico rovescio della medaglia è il conseguente aumento del debito pubblico, che potrebbe spingere le banche centrali a mantenere politiche monetarie accomodanti.
In sintesi
Il quadro delineato da Ubs è quello di “un buon andamento economico” che “lascia prevedere utili societari in crescita nei prossimi trimestri”, mentre il calo o la stabilità dei tassi d’interesse “dovrebbe continuare a sostenere i multipli”.
Per questo, la visione complessiva rimane costruttiva su tutte le principali aree geografiche (Stati Uniti, Europa, Giappone ed emergenti), con opportunità settoriali da cogliere altrove. “A livello settoriale vediamo opportunità tra banche, industriali, sanità, utility e beni di consumo discrezionale negli Stati Uniti”, conclude Ramenghi.
