Gli States crescono ancora, ma la partita dei tassi è tutta da giocare

La minaccia di nuovi dazi commerciali è rientrata rapidamente dopo l’accordo raggiunto da Trump al World Economic Forum di Davos. Un’intesa che, pur con contorni ancora poco definiti, sembra aver ridotto le tensioni sui mercati finanziari.

“L’intesa raggiunta a Davos, incentrata su un maggiore accesso degli Stati Uniti alla Groenlandia, ha contribuito a placare i timori di una nuova ondata di volatilità legata al commercio nel 2026”, spiega Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim. “Questo non significa però che i colpi di scena siano esclusi: lo scenario resta potenzialmente instabile”.

Crescita Usa sostenuta dalla resilienza delle famiglie

I dati macroeconomici più recenti confermano una traiettoria positiva per l’economia statunitense, sostenuta soprattutto dalla solidità dei consumi delle famiglie. La spesa al consumo reale è cresciuta dello 0,3% sia a ottobre sia a novembre, nonostante le difficoltà operative legate al recente lockdown che ha rallentato la pubblicazione delle statistiche ufficiali.

“La dinamica dei consumi rimane incoraggiante”, sottolinea Tognoli. “La spesa è aumentata in modo diffuso tra beni e servizi, segnalando una progressiva normalizzazione dei comportamenti di consumo dopo la forte domanda di beni registrata a inizio anno”.

Normalizzazione dei consumi e qualche segnale di rallentamento

Non mancano tuttavia alcuni segnali di cautela. I dati ad alta frequenza indicano una fase di debolezza della spesa nel mese di dicembre, pur in un contesto complessivamente solido.

“Stimiamo una crescita del PCE reale nel quarto trimestre pari al 2,7% annualizzato, solo leggermente inferiore al 3,5% del trimestre precedente”, osserva Tognoli. “Si tratta di un rallentamento fisiologico, che non compromette il quadro di fondo”.

Redditi sotto pressione e risparmio ai minimi

Se la spesa delle famiglie continua a reggere, il reddito mostra invece maggiori difficoltà a tenere il passo. Questo squilibrio ha portato il tasso di risparmio personale a scendere al minimo degli ultimi tre anni, al 3,5%.

“La crescita del reddito risente dell’indebolimento del mercato del lavoro e del rallentamento salariale osservato nell’ultimo anno”, afferma Tognoli. “Nel breve periodo ciò può destare qualche preoccupazione, ma gli sgravi fiscali previsti dal One Big Beautiful Act dovrebbero offrire un sostegno concreto alle finanze delle famiglie”.

Inflazione in calo, ma ancora sopra l’obiettivo

Un ulteriore elemento di supporto ai consumi arriva dal progressivo raffreddamento dell’inflazione. Il deflatore PCE core è aumentato solo dello 0,2% a ottobre e novembre, con un tasso trimestrale annualizzato al 2,3%.

“Stimiamo però un’accelerazione a dicembre, con un incremento mensile dello 0,36%”, precisa Tognoli. “Questo riporterebbe l’inflazione core su base annua intorno al 3,0%, un passo nella direzione sbagliata, ma comunque un risultato notevole considerando la crescita del PIL e le pressioni legate ai dazi”.

Fed prudente in un contesto di incertezza

Nonostante il rallentamento, l’inflazione resta sopra il target del 2% della Fed, mentre il FOMC si appresta alla riunione di gennaio.

“Riteniamo che la Fed manterrà invariati i tassi, in linea con il consenso di mercato”, afferma Tognoli. “Il vero nodo resta il bilanciamento dei rischi: inflazione ancora elevata da un lato e segnali di raffreddamento del mercato del lavoro dall’altro”.

Le condizioni finanziarie rimangono restrittive per alcuni settori chiave, come l’edilizia residenziale e non residenziale, ancora penalizzati dagli elevati costi di finanziamento.

Prospettive 2026 e attese sui tassi

Nel complesso, lo scenario macroeconomico appare costruttivo. La crescita del PIL reale resta solida, sostenuta da consumi resilienti e da forti investimenti in conto capitale, in particolare legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

“L’effetto ritardato dell’allentamento monetario e una politica fiscale favorevole dovrebbero consentire a queste tendenze di proseguire nel 2026”, conclude Tognoli.

Sul fronte dei tassi, il mercato continua a prezzare due tagli da 25 punti base tra marzo e giugno. “Dal nostro punto di vista l’asticella per ulteriori tagli si è alzata”, avverte Tognoli. “Il primo, e forse unico, intervento potrebbe arrivare a giugno, e solo se i dati lo consentiranno”.