Negli ultimi tre anni, gli investitori internazionali hanno guardato con scarso interesse ai titoli di Stato giapponesi a lungo termine. I rendimenti decennali, infatti, sono progressivamente saliti dallo 0,5% del 2023 fino all’attuale 2,15%, rendendo il mercato meno attraente per chi deteneva già il titolo. Ma il forte aumento dei tassi pone oggi una nuova domanda: è il momento di riconsiderare il debito pubblico del Sol Levante?
Una valutazione oggi più interessante
Il primo fattore da analizzare è la convenienza relativa. Secondo gli studi più recenti, il quadro per il Giappone appare oggi più equilibrato rispetto ad altre aree geografiche. La crescita potenziale del Paese è stimata intorno allo zero, mentre il tasso reale osservato dal titolo di Stato giapponese decennale indicizzato all’inflazione (JGBi) si attesta allo 0,45%.
“In teoria, il tasso di interesse reale dovrebbe oscillare intorno alla crescita potenziale; esiste quindi un cuscinetto”, spiega François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM. Il confronto con l’Occidente è illuminante: “Per confronto, nell’area euro i tassi reali a 10 anni si collocano intorno allo 0,8%, a fronte di una crescita potenziale di circa l’1%. In modo analogo, negli Stati Uniti si attestano intorno all’1,8%, con una crescita potenziale di circa il 2%”. La conclusione dell’analista è netta: “La relazione risulta dunque più favorevole per il debito giapponese, che oggi non appare più particolarmente costoso”.
Il contesto attuale e il nuovo Governo rappresentano un rischio
A complicare lo scenario, ma anche a spiegare l’ultima impennata dei tassi, c’è la nuova situazione politica. La vittoria di Sanae Takaichi alle ultime elezioni legislative ha portato con sé una politica di bilancio espansiva.
“La premier prevede inoltre la sospensione delle imposte sui prodotti alimentari per due anni”, ricorda Rimeu, sottolineando come il mercato abbia già reagito: “È questo programma, già in larga parte prezzato dal mercato, che probabilmente spiega l’accelerazione dei rendimenti giapponesi registrata nel mese di gennaio”. Nonostante le stime della Bank of Japan (BoJ) prevedano una crescita tra lo 0,8% e l’1% per il 2026, la spinta fiscale mantiene i tassi reali sotto pressione.
Una dinamica macro che potrebbe favorire una politica monetaria più accomodante
Tuttavia, se la politica prova a spingere sull’acceleratore, l’economia reale mostra qualche cedimento. I dati macroeconomici più recenti hanno deluso le attese.
“Il Pil del quarto trimestre 2025 ha sorpreso al ribasso (0,1% rispetto allo 0,4% atteso), così come le vendite al dettaglio di dicembre (-2% rispetto al -0,5% previsto)”, evidenzia l’analista. Sebbene le prospettive di crescita per il 2026 siano considerate “soddisfacenti”, la dinamica di fondo desta qualche preoccupazione. “Questa dinamica macro deludente potrebbe limitare le pressioni inflazionistiche e, di conseguenza, sostenere il mercato obbligazionario giapponese”.
Inflazione nipponica su una traiettoria favorevole
Il vero nodo da sciogliere per capire le prossime mosse della Banca del Giappone resta l’andamento dei prezzi. E su questo fronte, le notizie sono confortanti per chi cerca stabilità.
“La dinamica dell’inflazione (in particolare quella salariale) rappresenta il principale fattore monitorato dalla banca centrale giapponese”, afferma Rimeu. “Su entrambi i fronti, l’evoluzione appare piuttosto positiva. L’inflazione ha recentemente sorpreso al ribasso e si sta riportando in prossimità del 2% e l’inflazione salariale mostra una traiettoria analoga”. Un segnale importante arriva anche dai derivati: “Va inoltre segnalato che gli inflation swap giapponesi si collocano attualmente intorno all’1,75%, un livello considerato elevato rispetto alla media dell’inflazione osservata negli ultimi dieci anni”.
Un rendimento con copertura valutaria interessante
L’argomento forse più convincente per un investitore straniero, però, è un altro. Se si neutralizza il rischio di oscillazione dello yen, i titoli giapponesi diventano estremamente competitivi.
“Oggi i titoli di Stato giapponesi offrono un rendimento, coperto dal rischio di cambio, superiore a quello degli altri titoli governativi del G7”, spiega Rimeu. Tutto dipenderà dalla Banca centrale. “Se la BOJ non dovesse spingersi molto oltre quanto già atteso dal mercato (due rialzi dei tassi nel 2026, per un tasso terminale intorno all’1,5% nel 2027), gli investitori internazionali, e quantomeno quelli domestici, dovrebbero essere attratti dal mercato giapponese”.
La tesi: “Probabilmente il peggio è alle spalle”
Il quadro dipinto da Crédit Mutuel AM è quindi quello di un mercato che ha subito una brusca correzione, ma che ora offre punti di ingresso ragionevoli.
“Probabilmente il peggio è ormai alle spalle per quanto riguarda i tassi giapponesi”, conclude Rimeu. “Le valutazioni possono essere considerate interessanti. Le dinamiche di crescita e inflazione si stanno orientando nella giusta direzione e il rendimento (con copertura dal rischio cambio) risulta più interessante rispetto ad altre aree geografiche. A nostro avviso, non vi sono più ragioni per restare lontani dai titoli di Stato giapponesi”.
