La schiacciante vittoria del Governo in carica alle elezioni della Camera bassa in Giappone ha innescato una notte di forte volatilità sui mercati valutari, con lo yen protagonista di movimenti ampi e contrastati. Come osserva Lee Hardman, senior currency analyst di MUFG Bank, «è stata una sessione di trading notturna particolarmente volatile per lo yen, che ha inizialmente subito pressioni ribassiste prima di recuperare terreno in modo significativo».
Nel dettaglio, la valuta giapponese si è indebolita nelle prime ore, spingendo il cambio USD/JPY fino a un massimo di 157,76, salvo poi invertire completamente la rotta e scendere fino a un minimo di 156,22.
Rally azionario e vendite sui titoli di Stato
La vittoria elettorale ha alimentato un forte entusiasmo sui mercati azionari. L’indice Nikkei 225 ha registrato un balzo di circa il 4%, toccando nuovi massimi storici. «Il risultato delle urne è stato interpretato come un segnale di continuità politica, elemento che ha sostenuto con forza il mercato azionario giapponese», sottolinea Hardman.
Di segno opposto, invece, la reazione del mercato obbligazionario. Si sono intensificate le vendite sui titoli di Stato giapponesi, con i rendimenti dei JGB a due e dieci anni in rialzo rispettivamente di circa 3 e 6 punti base. Il rendimento del trentennale è rimasto sostanzialmente invariato.
Mandato forte per l’agenda reflazionistica
L’indebolimento iniziale dello yen è arrivato dopo la conferma del successo della decisione del primo ministro Takaichi di indire elezioni anticipate. Una scelta che, secondo Hardman, «ha rafforzato in modo significativo il mandato politico per proseguire con l’agenda di politiche reflazionistiche».
Il Partito Liberal Democratico ha ottenuto 316 seggi, assicurandosi una presenza nella Camera bassa superiore a quella di qualsiasi altro partito nel Giappone del dopoguerra. Insieme al partner di coalizione, il Partito dell’Innovazione Giapponese, la maggioranza complessiva sale a 352 seggi su 465, garantendo una maggioranza qualificata dei due terzi.
Questa configurazione renderà più agevole l’approvazione delle leggi, permettendo alla Camera bassa di superare eventuali bocciature della Camera alta.
Il nodo dell’imposta sui consumi
Dopo la netta affermazione elettorale, Takaichi ha ribadito l’intenzione di sospendere per due anni l’imposta sulle vendite di generi alimentari, una misura popolare ma dal costo stimato in circa 10.000 miliardi di yen. L’obiettivo sarebbe quello di evitare nuove emissioni di debito per finanziare l’intervento.
Tuttavia, il primo ministro ha riconosciuto la necessità di ulteriori confronti politici, affermando che «l’imposta sui consumi è una questione estremamente significativa. Intendiamo procedere in modo flessibile, ascoltando le opinioni di ciascun partito, puntando a giungere a una conclusione il prima possibile».
Secondo Hardman, «questa ambiguità lascia spazio a possibili modifiche del piano e riflette probabilmente la consapevolezza delle reazioni negative che, in passato, la proposta aveva suscitato sia sul mercato dei JGB sia sullo yen».
Possibili revisioni costituzionali
La maggioranza qualificata apre anche alla possibilità di rivedere la Costituzione giapponese del 1947, inclusa la discussa clausola di pace. «Si tratta di un’opzione politicamente rilevante, ma il percorso resta complesso», osserva Hardman, ricordando che sarebbero necessari i due terzi dei voti in entrambe le Camere e il via libera di un referendum nazionale.
Rischio di intervento e limiti al deprezzamento dello yen
Il calo dello yen dopo il voto è stato in parte contenuto dal persistente rischio di intervento sul mercato dei cambi. Il cambio USD/JPY è così tornato nell’area alta dei 150. Il principale funzionario giapponese per le valute, Atsushi Mimura, ha dichiarato che le autorità stanno monitorando i mercati con un elevato senso di urgenza.
A queste parole si sono aggiunte quelle del ministro delle Finanze Satsuki Katayama, che ha ricordato come «Giappone e Stati Uniti hanno firmato un memorandum d’intesa che prevede la possibilità di adottare misure decisive contro movimenti rapidi non in linea con i fondamentali. Questo include certamente l’intervento».
Hardman conclude sottolineando che «la minaccia di un intervento ha contribuito a frenare ulteriori vendite di yen, ma la valuta resta vulnerabile se il mercato dovesse continuare a nutrire dubbi sull’orientamento delle politiche future del governo Takaichi».
A rafforzare questa lettura, l’ultimo rapporto IMM sulle posizioni mostra come i fondi a leva abbiano ridotto le posizioni corte sullo yen per tre settimane consecutive, tagliandole di quasi la metà in risposta al crescente timore di un intervento ufficiale.
