“I mercati finanziari sono estremamente inefficienti, ma molto difficili da battere“. Con questa affermazione si apre la riflessione degli esperti di Behavioural Investment, che mettono in discussione uno dei pilastri della finanza moderna.
L’idea che l’aggregazione di investitori imperfetti e con pregiudizi possa generare prezzi di mercato “efficienti” viene definita “bizzarra”. Secondo gli analisti, la cosiddetta “saggezza della folla” funziona solo se i suoi membri sono indipendenti e tutti cercano di stimare la stessa cosa. Ma nel mondo reale, un day trader, un investitore a lungo termine, un investitore momentum e un contrarian operano con obiettivi distinti, e non c’è motivo per cui le loro opinioni combinate dovrebbero avvicinarsi a un valore equo.
Gli esperti sottolineano inoltre che i mercati tendono a volte a discostarsi notevolmente da qualsiasi stima ragionevole del valore equo. Tuttavia, “per trarre il massimo vantaggio da asset sottovalutati, un investitore ha bisogno di competenza e fermezza comportamentale, caratteristiche che tendono a scarseggiare“.
La conclusione è provocatoria: “Se i mercati sono effettivamente inefficienti, il nostro punto di partenza dovrebbe essere che siamo noi a creare l’inefficienza, piuttosto che a sfruttarla”.
La sopravvivenza come obiettivo primario
Tra i principi enunciati, uno emerge per la sua apparente semplicità ma profonda rilevanza: “La sopravvivenza è l’obiettivo più importante e spesso trascurato da tutti gli investitori“. Gli esperti di Behavioural Investment osservano che gli investitori raramente parlano di sopravvivenza, ma dovrebbe essere l’aspetto che determina ogni decisione. “Dovremmo sempre evitare di creare situazioni in cui vi sia un rischio significativo di disastro totale (essere spazzati via) o in cui non siamo in grado di resistere a periodi di scarsi risultati”. Il principio guida è chiaro: “Il miglior investimento è quello che possiamo mantenere a lungo termine, non quello con il rendimento potenziale più elevato. Se non sopravviviamo, tutto il resto è irrilevante”.
Il lungo periodo come vantaggio sprecato
Un terzo principio riguarda l’orizzonte temporale: “Un orizzonte temporale di lungo periodo è il grande vantaggio della maggior parte degli investitori, ma pochi lo sfruttano“. Gli analisti notano un paradosso: la maggior parte degli investitori ha un orizzonte di lungo termine, ma si comporta come se fosse interessata solo all’anno successivo.
“Questo rappresenta un terribile spreco di un enorme vantaggio“, affermano. Nel breve periodo, i mercati sono guidati dal sentiment, rumorosi e caratterizzati da un “completo disastro comportamentale”. Nel lungo periodo, invece, “fondamentali più stabili e affidabili come i flussi di cassa e gli utili iniziano a esercitare la loro influenza, e l’interesse composto fa la sua magia”. La maggior parte degli investitori, secondo gli esperti, è troppo vincolata dalla propria struttura psicologica e dagli incentivi del settore per sfruttare appieno questo vantaggio.
La natura del rischio
Il quarto principio affronta il concetto di rischio, definito come “i potenziali risultati e le probabilità”. Gli esperti di Behavioural Investment descrivono un rapporto “strano” degli investitori con il rischio: “Cerchiamo sempre più di eliminarlo, pur cercando al contempo di assumercelo. Cerchiamo anche di misurarlo attraverso una serie di metodi imperfetti”.
La definizione operativa proposta è la seguente: “Una situazione rischiosa è semplicemente una situazione in cui esistono diversi percorsi possibili, ciascuno con una certa probabilità”. La difficoltà sta nel fatto che “non possiamo mai conoscere con certezza i percorsi possibili né quali siano le probabilità corrette“. Ogni volta che si parla di rischio, in realtà si sta cercando “di modificare il corso degli esiti futuri, con tutta l’incertezza e i compromessi che ciò comporta”.
Distinguere ciò che è importante e conoscibile
Il quinto principio offre una strategia per orientarsi nel rumore dei mercati: “Gli investitori devono definire cosa è importante e conoscibile”. La strategia migliore sarebbe ignorare il rumore superfluo, ma poiché questa opzione non è disponibile per molti, l’alternativa è definire chiaramente cosa conta.
Per “importante” si intendono gli aspetti rilevanti per il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine, e “no, i rendimenti dell’ultimo trimestre non rientrano in questa categoria“. Per “conoscibile” si intendono gli aspetti prevedibili con una certa sicurezza. “Se un elemento non è importante, dovremmo ignorarlo. Se invece è importante ma non conoscibile, possiamo diversificare il portafoglio per proteggerci dall’incertezza”.
Le opportunità negli estremi
Il sesto principio sottolinea che “le performance e le valutazioni estreme sono quelle in cui si concentrano la maggior parte delle opportunità e delle minacce“. La maggior parte delle fluttuazioni dei prezzi è “rumore casuale e non ha molto senso unirsi alle migliaia di persone che tentano di attribuirvi narrazioni convincenti”.
Tuttavia, esistono situazioni in cui il comportamento degli investitori spinge performance e valutazioni a livelli estremi: “si pensi alle bolle speculative, alle manie e ai crolli”. Questi estremi sono “un’arma a doppio taglio”. Alcuni investitori sono in grado di sfruttare valutazioni insolitamente interessanti, mentre “molti altri saranno attratti dalla rincorsa delle performance, abbandonando le attività meno favorite e concentrandosi sempre più su attività costose con performance insostenibilmente elevate”.
L’inutilità delle previsioni macroeconomiche
“Prevedere gli sviluppi macroeconomici e di mercato è pressoché impossibile; è meglio diversificare“. Con questa affermazione si apre il settimo principio. Gli esperti notano che, nonostante le prove, le previsioni di mercato “rimarranno comunque una delle componenti più importanti del settore degli investimenti”.
La strategia vincente è semplice: “possiamo trarre vantaggio semplicemente non facendolo: ci darebbe un vantaggio rispetto a chi lo fa”. Le previsioni e il market timing sono definiti “un tentativo di affrontare l’incertezza intrinseca”, ma “è la soluzione sbagliata”. La risposta corretta è “la diversificazione”, il cui obiettivo è “creare un mix di attività che rifletta l’incertezza intrinseca del futuro”.
Il ruolo degli incentivi
L’ottavo principio è un invito all’analisi: “Se vuoi capire qualcosa nei mercati finanziari, pensa prima di tutto agli incentivi“. Gli esperti di Behavioural Investment, pur avendo dedicato tempo all’applicazione delle scienze comportamentali, ammettono che “è sempre un po’ scoraggiante constatare che la maggior parte dei comportamenti è guidata dagli incentivi”.
La regola empirica è la seguente: “Se mai dovessimo avere dubbi sul perché ci viene venduto qualcosa, sul perché un gruppo di investitori si comporta in un certo modo o su come si sta sviluppando un evento geopolitico, la risposta si troverà quasi sempre analizzando gli incentivi”.
La ricerca della performance
Il nono principio affronta una verità scomoda: “La maggior parte delle attività di investimento consiste in qualche forma di ricerca di performance“. Gli esperti osservano che “nessuno lo ammette volentieri e viene camuffato in molti modi elaborati”, ma la stragrande maggioranza delle attività si concentra sulla ricerca della performance.
“Tutti vogliono possedere di più ciò che sta crescendo e meno ciò che sta calando”. Questo è considerato “un comportamento razionale: non solo fa leva sulla nostra psicologia orientata al risultato, ma è anche più facile raccogliere capitali, attrarre clienti e non perdere il lavoro quando si possiedono titoli che hanno avuto successo”. Tuttavia, gli analisti distinguono tra investimento basato sul momentum, che “ha un suo fondamento”, e l’inseguire le performance, che “è tutt’altra cosa” perché “manca di struttura, disciplina e di un intento esplicito”.
La gestione del comportamento
Il decimo e ultimo principio è forse il più radicale: “Il nostro comportamento determinerà i nostri risultati; se non riflettiamo esplicitamente su come gestirlo, siamo destinati al fallimento“. Gli esperti di Behavioural Investment sottolineano che “gli esseri umani sono una specie di straordinario successo, ma la maggior parte dei nostri adattamenti, pur essendo molto efficaci, sono incredibilmente inadatti a prendere decisioni di investimento oculate a lungo termine”.
Non si tratta di irrazionalità o stupidità: “semplicemente applichiamo le nostre caratteristiche a un compito completamente diverso: la sopravvivenza e la riproduzione hanno esigenze ben diverse rispetto a decisioni di investimento sensate”. La conclusione è severa: “A meno che non riflettiamo con estrema attenzione e ponderazione sul nostro comportamento in materia di investimenti, non abbiamo molte speranze di ottenere buoni risultati”.
