Le principali banche centrali a livello mondiale si preparano a nuovi passaggi chiave in un contesto finanziario sempre più incerto, ma senza segnali immediati di svolta sui tassi. A fare il punto è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, che traccia un quadro articolato tra stabilità economica di fondo e rischi emergenti.
“E siamo arrivati anche al secondo meeting in cui la Fed dovrà decidere la traiettoria dei tassi. Secondo il FedWatch Tool, il 98% dei trader non si aspetta oggi nessuna riduzione. Sarà quindi importante porre attenzione alle nuove stime economiche e al discorso di Powell, cercando di leggere fra le righe. Ma siamo anche in vista del meeting della BCE (domani) dove anche qui non sono previsti tagli dei tassi”.
Mercati resilienti nonostante le turbolenze
Il clima resta teso, ma la visione degli analisti non cambia radicalmente. “In mezzo al vortice dell’incertezza dei mercati finanziari, abbiamo ritenuto opportuno fare il punto e tracciare un bilancio del clima instabile che caratterizza il mercato”, spiega Tognoli.
“Le recenti turbolenze hanno cambiato la visione costruttiva degli analisti per i mercati quest’anno? No. Nonostante alcuni forti venti contrari per il mercato e l’economia – geopolitica, stress nel settore del credito privato, incertezza sui dazi e preoccupazioni per gli effetti dirompenti dell’IA – l’economia poggia ancora su basi solide”.
Secondo l’analisi, i consumi statunitensi e gli investimenti aziendali restano robusti, sostenuti anche da un dollaro più debole e da politiche fiscali e monetarie favorevoli. “Il risultato è una crescita degli utili dell’S&P 500 del 14% attesa per quest’anno, dopo il solido aumento del 13% dello scorso anno”.
Volatilità e petrolio sotto osservazione
Lo scenario, tuttavia, non è privo di rischi. “Ma dobbiamo anche dire che da qui in avanti non sarà tutto rose e fiori. Non lo è mai. I mercati e le economie non si muovono in modo lineare, ma piuttosto a sussulti e strappi”.
Uno dei principali fattori di instabilità è rappresentato dall’energia. “La volatilità del mercato è aumentata insieme all’impennata dei prezzi del petrolio. La durata della permanenza delle quotazioni del greggio agli attuali livelli elevati determinerà l’andamento dei prezzi degli asset nel breve termine”.
Diversificazione e scelte settoriali
In questo contesto, la diversificazione resta una leva centrale. “Riteniamo che l’ampliamento delle performance tra settori e regioni continuerà probabilmente anche quest’anno”.
Le preferenze degli analisti si concentrano su finanziari, utility, beni di consumo voluttuari e industriali, mentre emerge maggiore cautela sui servizi di comunicazione.
A livello geografico, Tognoli evidenzia il ruolo dei mercati emergenti: “Rimangono un’idea ad alta convinzione, dati i forti trend degli utili aggregati. Inoltre, dovrebbero beneficiare dell’eventuale de-escalation in Medio Oriente, essendo importatori netti di energia”.
Geopolitica e impatti sui mercati
Sul fronte internazionale, l’attenzione resta alta. “In che modo i recenti eventi in Medio Oriente potrebbero influenzare l’economia e i mercati statunitensi? Gli effetti, finora, sono stati nominali e marginali. La chiave risiede nella durata e nell’estensione del conflitto”.
Uno scenario più ampio potrebbe tradursi in inflazione più elevata e crescita rallentata. “Più la guerra sarà lunga e ampia, maggiore sarà il potenziale di un aumento dei prezzi al consumo, di una crescita più lenta o di stagflazione”.
Intanto, i primi effetti si sono già visti sull’energia. “Dall’inizio del conflitto, i prezzi del greggio Brent sono balzati di oltre il 27%”.
Intelligenza artificiale tra timori e opportunità
Oltre alla geopolitica, emerge con forza il tema dell’intelligenza artificiale. “Dal nostro punto di vista, l’IA rappresenta una fonte di ansia per il mercato più persistente rispetto agli sviluppi in Medio Oriente”.
Tuttavia, l’analisi invita a ridimensionare i timori. “La narrativa catastrofista che ha colpito duramente diversi settori è forse un po’ troppo eccessiva. Come nei precedenti cicli tecnologici, non ci aspettiamo che l’IA trasformi tutti i settori allo stesso modo”.
L’impatto sul lavoro sarà graduale: “La domanda non è se, ma come e quando. Finora, l’adozione dell’IA è aumentata gradualmente anziché in modo esponenziale”.
I temi di investimento di lungo periodo
Guardando avanti, Tognoli individua alcune direttrici strategiche. “In un mondo di accresciuta incertezza, l’investimento tematico non è mai stato così importante”.
Tra i settori favoriti dall’IA figurano biotecnologie, infrastrutture energetiche e industriali, gestione idrica, trasporti e servizi finanziari. Parallelamente, cresce il peso della difesa.
“In un mondo costellato di punti di pressione geopolitica continuiamo a ritenere che l’aerospazio e la difesa saranno tra i maggiori destinatari di capitale d’investimento negli anni a venire”.
Un trend sostenuto anche da anni di sottoinvestimento. “Nel 2024, le spese globali per la difesa in percentuale al PIL mondiale sono state solo del 2,5%, al di sotto della media annuale a lungo termine del 3,4%. È quindi possibile ritenere che questo divario tenderà a ridursi negli anni a venire”.
