Secondo Alicia Garcia Herrero, Chief Economist Asia-Pacifico di Natixis CIB, le relazioni tra Unione europea e Cina stanno entrando in una fase di crescente conflittualità, destinata ad avere profonde conseguenze sul commercio internazionale, sull’industria europea e sugli equilibri geopolitici. “Le montagne russe delle relazioni tra UE e Cina stanno ora prendendo una direzione decisamente discendente”, osserva l’economista, sottolineando come il deterioramento dei rapporti sia ormai strutturale e non più legato a singole controversie diplomatiche.
Dal dialogo al de-risking
La svolta è maturata dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. “I vertici tra Bruxelles e Pechino mascherano un deterioramento strutturale che nessuna messa in scena diplomatica può più nascondere”, afferma Alicia Garcia Herrero.
L’avvio della strategia europea del “de-risking”, promossa nel 2023 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha segnato un cambio di passo. L’obiettivo non è interrompere i rapporti economici con la Cina, bensì ridurre le dipendenze considerate strategicamente pericolose.
Da allora Bruxelles ha rafforzato i controlli sugli investimenti esteri, limitato l’esportazione di tecnologie sensibili e introdotto nuovi strumenti di difesa commerciale, compresi i dazi sui veicoli elettrici cinesi.
Vertici sempre meno produttivi
Secondo Alicia Garcia Herrero, gli incontri tra le due parti hanno progressivamente perso efficacia. “La sostanza ha continuato a lasciare spazio al rituale diplomatico”, evidenzia, spiegando che ogni summit si conclude ormai con il semplice scambio delle rispettive rimostranze.
L’Unione europea denuncia la sovraccapacità produttiva cinese, i sussidi pubblici e la scarsa reciprocità nell’accesso ai mercati, mentre Pechino continua a difendere il proprio modello economico accusando l’Occidente di adottare doppi standard.
Bruxelles prepara nuove contromisure
Il Consiglio europeo del giugno 2026 rappresenta, secondo l’economista di Natixis CIB, un ulteriore passo verso una linea più rigorosa.
“La Commissione ha ricevuto un chiaro mandato politico per rafforzare le difese dell’Unione contro la sovraccapacità industriale cinese e le pratiche di concorrenza sleale”, osserva Alicia Garcia Herrero. A rafforzare questa posizione contribuisce anche il forte squilibrio commerciale, con un deficit dell’Unione europea nei confronti della Cina arrivato a circa 360 miliardi di euro l’anno.
Il G7 non offre una risposta comune
L’analisi evidenzia però come il sostegno internazionale resti insufficiente. “Il vertice del G7 non è riuscito a consolidare una posizione comune nei confronti della Cina”, sottolinea Herrero.
Il comunicato finale, infatti, richiama genericamente gli squilibri economici globali, ma evita di prevedere iniziative coordinate sul fronte della difesa commerciale o della resilienza delle catene di approvvigionamento.
Le divisioni europee restano un ostacolo
Un ulteriore elemento di debolezza è rappresentato dalle differenti sensibilità presenti all’interno dell’Unione europea.
“Ogni passo avanti continua a essere accompagnato da esitazioni, compromessi e ritardi”, osserva Herrero. Alcuni governi temono infatti possibili ritorsioni economiche da parte di Pechino, mentre altri ritengono ormai indispensabile rafforzare rapidamente gli strumenti di difesa del mercato europeo.
Serve una strategia per la competitività
Per Herrero, limitarsi alle misure difensive non sarà sufficiente. “Gli strumenti di difesa possono soltanto rallentare la conquista di quote di mercato europee da parte della Cina, ma non invertire questa tendenza”, afferma.
Secondo l’economista è necessario un vero piano di rilancio della competitività europea, fondato sulla semplificazione delle procedure autorizzative, su maggiori investimenti nelle tecnologie strategiche, sul rafforzamento delle competenze industriali e su una politica più incisiva a sostegno delle filiere produttive europee.
Uno scontro ormai strutturale
La conclusione dell’analisi lascia poco spazio all’ottimismo. “Le relazioni tra UE e Cina sono passate da una competizione gestita a uno scontro strutturale nei principali settori economici e tecnologici”, conclude Herrero. “La vera sfida non è più capire se i rapporti continueranno a deteriorarsi, ma verificare se l’Europa saprà mettere in campo, con sufficiente rapidità, gli strumenti difensivi e una politica di competitività capaci di affrontare questa nuova realtà”.
