Equita: attenzione alle azioni e ai settori italiani più esposti al conflitto in Medio Oriente

L’inasprimento del conflitto in Iran riaccende i timori dei mercati. In caso di escalation militare e di un conflitto prolungato in Medio Oriente, gli analisti di Equita Sim hanno individuato i settori e i titoli italiani potenzialmente più esposti, tra impatti diretti sull’area e ricadute indirette legate a energia, logistica e fiducia dei consumatori.

Costruzioni e materiali sotto osservazione

Nel comparto construction e materiali, l’esposizione geografica non è marginale per alcuni gruppi. Per Webuild l’area rappresenta circa il 12% del backlog, quasi interamente concentrato in Arabia Saudita. Per Trevi l’incidenza è attorno al 15%, distribuita tra Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman.

Più che a un impatto diretto, per altri operatori il rischio è legato all’aumento dei costi energetici e logistici. Per Buzzi l’energia pesa per il 13% dei ricavi e la logistica per il 12%, con una presenza locale negli Emirati attorno al 2% del fatturato. Per Cementir l’incidenza è rispettivamente del 16% e del 10%, ma senza presenza diretta nell’area. Zignago registra un peso di energia e logistica attorno al 15%.

Per Danieli, circa il 9% dei ricavi della divisione plant making è generato nell’area, mentre i costi energetici incidono per il 10% sulla divisione steel making. In uno scenario di tensioni prolungate, il tema chiave resterebbe dunque il rincaro dell’energia e l’eventuale rallentamento dei progetti infrastrutturali.

Consumer e lusso tra esposizione diretta e fiducia globale

Nel comparto consumer emergono esposizioni più marcate. Ferretti realizza nell’area il 29% dei ricavi, mentre per Sanlorenzo la quota è attorno al 9%. Technogym si colloca intorno al 10 per cento.

Per il lusso l’esposizione media è attorno al 5%, con differenze tra gruppi: Prada e Ferrari si attestano su valori a una cifra medio-singola, Brunello Cucinelli e Ferragamo su livelli medio-bassi a doppia cifra singola, Moncler su una cifra singola bassa. Più contenuta l’incidenza per De’ Longhi (5%), Safilo (2%) ed EssilorLuxottica (1%).

Oltre ai ricavi diretti, Equita invita a monitorare gli effetti indiretti sulla fiducia dei consumatori a livello globale. In caso di deterioramento del sentiment, potrebbero risentirne in particolare il lusso, il retail come OVS e i media come MFE. Il gaming, rappresentato da Lottomatica, appare invece tendenzialmente più resiliente. Campari non presenta esposizione diretta all’area e beneficia di consumi considerati difensivi.

Auto e industriali, rischio soprattutto psicologico

Per il settore auto l’esposizione diretta al Medio Oriente è limitata: i volumi globali nell’area rappresentano circa il 2%. Il rischio principale è dunque legato a un eventuale calo della fiducia dei consumatori più che a un’interruzione significativa delle vendite.

Anche per gli industriali non emergono esposizioni rilevanti. De Nora, Pirelli (con una quota a doppia cifra singola bassa), Interpump (1%) e Brembo presentano un coinvolgimento diretto modesto. Per Brembo l’impatto potrebbe essere indiretto, attraverso eventuali rallentamenti nel segmento del lusso, importante per alcuni clienti.

Trasporto aereo tra rotte chiuse e traffico ridotto

Più sensibile la situazione per il trasporto aereo. L’area del Medio Oriente rappresenta circa il 3-4% del traffico italiano ed europeo. A questo si aggiunge un ulteriore 3% legato all’Asia, per la quale il Medio Oriente costituisce un hub strategico e un’area di sorvolo attualmente chiusa in caso di escalation.

Eventuali restrizioni prolungate dello spazio aereo o deviazioni delle rotte comporterebbero maggiori costi operativi, tempi di volo più lunghi e possibili ripercussioni sulle tariffe.

Energia e logistica i fattori chiave

Nel complesso, più che un rischio sistemico immediato sui ricavi, lo scenario delineato da Equita evidenzia due variabili cruciali: l’andamento dei prezzi energetici e l’impatto sulla fiducia globale. Un conflitto prolungato potrebbe tradursi in pressioni sui margini per i settori energy intensive e in una maggiore volatilità per i comparti più ciclici e legati ai consumi discrezionali.

I mercati restano quindi in attesa di sviluppi, con un occhio ai fondamentali delle singole società e l’altro alle dinamiche geopolitiche che potrebbero ridefinire, ancora una volta, gli equilibri economici dell’area.